Ronaldo e Bryant, quando il processo equivale a colpevolezza

Due campioni sotto i riflettori. Solo aprire un caso, indipendentemente dalle responsabilità, li rende colpevoli per l’opinione pubblica

Ronaldo e Bryant, quando il processo equivale a colpevolezza

Notti da dimenticare

Quelle notti in cui un divo dello sport mondiale rimpiange di aver trascorso. Se non altro perché è giudicato dal mondo intero solo per essere stato processato e non se trovato colpevole o meno. E, allo stesso modo rimpiange perché il suo conto in banca si assottiglia mese dopo mese per la perdita di sponsor e abbinamenti. Sono le notti vissute da Kobe Bryant, stella indiscussa del firmamento cestistico nel 2003 e da CR7 che vale quanto il magic Mamba nel calcio nel 2009.

La vicenda Bryant

A Kobe Bryant accadde a Eagle, in Colorado, nel Cordillera Lodge & Spa di Edwards un resort di lusso ispirato a un castello europeo e appollaiato sulla cresta di una montagna che si affaccia sulla valle di Vail e Beaver Creek, due delle località montane più famose del mondo. Javier Hernandez, alias Kobe Bryant in incognito, prenotò lì una notte in vista di una operazione al ginocchio all’insaputa dei Los Angeles Lakers. La receptionist K.F. aveva 19 anni nel 2003. Aspetta di conoscere il campione, lo accompagna in giro per il resort e, a questo punto le versioni divergono: rapporto consensuale vs stupro. Un anno di udienze che si concluse con il ritiro delle accuse da parte dei legali della ragazza che decisero di mandare avanti una causa civile. Le parti interessate chiusero la causa civile con un accordo monetario, e sulla vicenda calò definitivamente il sipario con una dichiarazione scritta in cui Kobe si scusa per l’accaduto con la ragazza, la sua famiglia, i tifosi e i cittadini del Colorado.

La vicenda Ronaldo

Sei anni dopo, Cristiano Ronaldo conosce la 25enne Kathryn Mayorga a Las Vegas. Lo scenario è quello di una discoteca. Mayorga denuncia lo stupro alla polizia, ma non fornisce né luogo né nome. Il 12 gennaio 2010 firma l’accordo di riservatezza preparato dai legali in cambio di 375 mila dollari. Nove anni dopo un’altra denuncia e un’intervista a Der Spiegel. Si riapre il caso. La polizia indagherà e chiede il dna del campione anche se l’avvocato ostenta tranquillità. “Ronaldo ha sempre sostenuto, come fa oggi, che quello che è successo a Las Vegas nel 2009 è stato di natura consensuale, quindi non sorprende che il Dna sia presente né che la polizia faccia questa richiesta standard come parte dell’indagine”.

Il processo è già colpevolezza

Guido Olimpio scrive oggi sul Corsera: “La richiesta della polizia di Las Vegas su Cristiano Ronaldo contiene due messaggi. Il primo è che il caso è aperto e gli investigatori, in apparenza, vogliono fare chiarezza”. “Il secondo aspetto è che il dossier rischia di accompagnare ancora la stella portoghese della Juventus. È come un’ombra che ogni tanto spunta all’orizzonte, poi evapora e si ripresenta”. Gli inquirenti devono accertare la verità, consapevoli consapevoli di un impatto mediatico che spesso ha pesato su vicende giudiziarie che hanno coinvolto noti personaggi.

Lo sponsor che scappa

In quel periodo Bryant perse alcuni dei suoi contratti, fra cui quello con la Nutella. Contemporaneamente il suo sponsor tecnico personale, la Adidas, non gli rinnovò l’accordo e Bryant dunque fu messo sotto contratto per 8 milioni di dollari da parte della Nike. Le aziende che sponsorizzano CR7 iniziano a monitorare la situazione. La Nike è preoccupata (anche se rimase al fianco di Tiger Woods). La EA Sports “monitora”. Save The Children si dice “demoralizzata”.

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