Mi fa strano guardare San Siro da un’altra distanza

Come i telecronisti inglesi, nemmeno io ho capito perché è stato espulso Ancelotti. Essere tifosi del Napoli non cambia, sia da lontano sia da vicino

Mi fa strano guardare San Siro da un’altra distanza

I telecronisti inglesi

L’ho guardata, parliamoci chiaro, con telecronaca in inglese, per la quale vi basti sapere che, alcuni minuti dopo il fischio finale, nessuno dei due commentatori aveva ancora capito perché fosse stato espulso Ancelotti, nemmeno io naturalmente, forse nemmeno l’arbitro.

Ho sentimenti molto contrastanti rispetto alla partita di ieri sera. Da un lato l’impressione di un buon Napoli (non il migliore della stagione) che avrebbe potuto vincere in qualsiasi momento; dall’altro un Milan che se avesse avuto un po’ più di coraggio avrebbe potuto fare sua la partita. Questi sono stati pensieri che ho avuto durante la partita e anche dopo, ci penso anche stamattina. Ragionando a freddo devo dire che il Napoli non mi è piaciuto fino in fondo. Non ha vinto perché mi è sembrato poco convinto, non ha perso perché gli avversari più di quello che hanno fatto non avrebbero potuto fare. Mi sono annoiato? Non esattamente.

Il miglior Zielinski, il peggior Fabian

Si è parlato dell’idea di Ancelotti di giocare a centrocampo senza incontristi, la ritengo una buona idea per alcune partite. Ma se scegli di giocare così devi attaccare parecchio, devi fare almeno un paio di gol. Ancelotti questo lo sa e credo che questo si aspettasse, la squadra ha un po’ deluso. Più che deludenti i tre attaccanti. Evanescente più che mai Insigne, quasi un fantasma Mertens, irrilevante Milik (che ha sprecato pure un’occasione d’oro). Ieri sera abbiamo pure visto il peggior Fábian della stagione, ha fatto un sacco di errori – di pensiero soprattutto – azzeccando solo i passaggi elementari. Avrebbe dovuto illuminare e non ha illuminato, pur avendo avuto quasi sempre ampio spazio di manovra. Zielinski ha disputato la miglior partita in stagione, si vede che gli piace giocare contro il Milan. Miglior partita in stagione fino al limite dell’area, però. È stato quello che ha tirato di più, quasi sempre male, l’ultimo tiro soprattutto era quasi un rigore in movimento.

Per vincere bisogna segnare, ne sbagliamo troppi.

Arrivati agli ultimi venti metri nessuno dei calciatori del Napoli sapeva cosa fare. O meglio non ha mai preso la decisione giusta, che si trattasse di passaggio, dribbling o tiro. Non credo sia giusto dire che i calciatori non abbiano risposto ad Ancelotti perché abituati a svolgere il compitino. Primo perché l’eventuale compitino è acqua passata, secondo perché anche ieri sera – come sempre – c’era uno spartito assegnato dall’allenatore, semplicemente è stato suonato male. Credo che Ancelotti si sia incazzato sia durante l’intervallo, sia dopo il fischio finale. Circa le sue scelte di ieri sera, visto come stava andando il secondo tempo, avrei inserito Verdi prima e al posto di Insigne, ma forse non sarebbe cambiato nulla.

Nemmeno una presa in giro

Ieri sera non ci sono stati scambi di messaggi con amici milanisti, nessuno ha potuto sfottere l’altro. La partita non è valsa nemmeno una presa in giro.

Da quando non vivo più a Milano il Napoli è sceso a San Siro già due volte, due partite così così. Mi fa strano guardare quello stadio a cui ho voluto bene da un’altra distanza. Non è più lo stadio della mia città, è tornato ad essere un luogo bello in cui andare per vedere una partita; è memoria di tante partite guardate, di un’altra vita. Passano gli anni, si cambiano case, città, modi di vivere, una sola cosa resta immutata la passione per il calcio. Cambia d’intensità, a volte ci avviciniamo altre ci allontaniamo – niente allontana di più di uno 0 a 0 – poi ritorniamo, appena vediamo un cross fatto bene, appena se ne presenta l’occasione. Così come non cambia l’essere tifosi del Napoli, da lontano, da vicino, in qualunque serie si giochi, che si vinca, che si perda, che – dio mio – si pareggi.

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