Ponte Morandi. Slitta la perizia dei consulenti del gip e quindi l’incidente probatorio

Senza il parere dei tre super-consulenti non si può definire la procedura di demolizione che salvaguarda le prove

Ponte Morandi. Slitta la perizia dei consulenti del gip e quindi l’incidente probatorio

È scontro tra il commissario Bucci e i magistrati che indagano sul crollo del ponte Morandi. Il sindaco preme per iniziare a demolire ciò che resta del viadotto il 15 dicembre. Il Tribunale vuole aspettare la relazione dei tre periti incaricati dal gip Angela Nutini.

Il dissequestro dipende dalla demolizione

L’edizione nazionale di Repubblica racconta che è pressante, da parte del Comune, la richiesta alla Procura di autorizzare il dissequestro di ciò che resta del Ponte Morandi: se non si dissequestra non si può procedere con la demolizione e se non si inizia a demolire slitta anche la data per l’inizio della ricostruzione.

Il procuratore capo Francesco Cozzi, tuttavia, spiega che non dipende dalla Procura dissequestrare, ma dal piano di demolizione che deve preparare il commissario.

Il nodo dell’incidente probatorio

Il piano di Bucci non dovrà andare in conflitto con le prescrizioni che sono chiamati a fornire i tre periti nominati dal gip Angela Nutini: Giampaolo Rosati del Politecnico di Milano, Massimo Losa dell’Università di Pisa e Bernhard Elsener dell’Università di Zurigo. Sarà la loro relazione, discussa in sede di incidente probatorio, a rispondere a un interrogativo importante (uno dei tre a cui sono chiamati a rispondere: gli altri quesiti a cui i periti dovranno rispondere sono: la descrizione dello stato dei luoghi dopo il crollo e le condizioni di manutenzione del viadotto prima del 14 agosto) ovvero quali sono le modalità di demolizione che consentano di conservare le prove.

Le perizie dei tre super consulenti avrebbero dovuto essere prodotte entro il 5 dicembre, per poi essere discusse in aula, durante, appunto, l’incidente probatorio del 17 dicembre.

I periti, però, hanno già fatto sapere che non riusciranno a rispettare la data: sono troppi di documenti da esaminare e anche da Zurigo, dove è in corso l’analisi dei reperti del ponte, compreso il più importante, il numero 132, chiedono altro tempo: “Purtroppo i reagenti chimici hanno bisogno di tempi tecnici che non coincidono con quelli di demolizione – spiegano a Palazzo di Giustizia, come riporta Repubblica – ci hanno detto che servono almeno 30 giorni per avere una risposta”. I risultati di Zurigo sono fondamentali per la perizia dei consulenti.

Il 17, quindi, il gip non potrà far altro che chiedere ai tre periti una previsione sulla data di consegna delle relazioni, e poi fissare una nuova data per l’udienza.

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