Ponte Morandi / Autostrade denuncia i cronisti per violazione del segreto istruttorio

Nessuna intimidazione, chiarisce la società: “Vogliamo verificare la veridicità dei virgolettati degli interrogatori”

Ponte Morandi / Autostrade denuncia i cronisti per violazione del segreto istruttorio

Autostrade dichiara guerra ai cronisti e denuncia una cinquantina di giornalisti per violazione del segreto istruttorio. Per la concessionaria, hanno divulgato informazioni riservate, fornite loro da magistrati o investigatori.

Le testate denunciate

Autostrade punta il dito su una lista di articoli scritti dal 14 agosto, giorno del crollo, fino all’inizio di dicembre. L’elenco dei pezzi e dei giornalisti è dettagliato.

Le testate di appartenenza sono il Fatto, La Stampa, Il Secolo XIX, Corriere della Sera, Repubblica, Espresso, Ansa.

Nessuna intimidazione ai giornalisti

La società, interpellata da Repubblica, sostiene che l’esposto non mira a denunciare giornali e giornalisti, né tantomeno a intimorirli: “Possono scrivere quello che vogliono”, dichiara Autostrade.

Obiettivo dell’iniziativa – che il quotidiano definisce “inedita” – è solo quello di avere conferma della veridicità dei virgolettati degli interrogatori degli indagati comparsi sulla stampa, “ai fini della tutela dei diritti degli indagati medesimi”.

Nell’esposto sono evidenziati in particolare spezzoni del verbale di Bruno Santoro, il dirigente del Mit che ha accusato di negligenza i suoi colleghi, sottolineando pesanti pecche del dicastero nei rapporti con la concessionaria.

Il Fatto: “Grazie ai giornalisti sono partite le indagini”

Il quotidiano di Travaglio fa notare che in realtà i cronisti non hanno rivelato segreti istruttori, ma hanno pubblicato carte e documenti che successivamente – forse proprio grazie all’attività di giornalismo investigativo – sono stati poi acquisiti agli atti dell’inchiesta.

È il caso degli studi sul Morandi compiuti due anni fa e del relativo dossier che indicava elementi di allarme sulla sicurezza: “Il Fatto parlò due giorni dopo il crollo e solo successivamente i pm vi concentrarono l’attenzione”, scrive il quotidiano.

Stesso discorso per lo studio sul ponte commissionato da Autostrade alla società ingegneristica Cesi nel 2015 e che conteneva diversi spunti problematici. A mezzanotte e otto minuti del 15 agosto un dirigente di Cesi – non autorizzato dai suoi superiori né dalla società – mandò a Enrico Valeri di Autostrade (non indagato) una mail che pareva riassumere lo studio e che assolveva completamente Autostrade per il disastro.

Quella stessa email, scoprì il Fatto, finì in poche ore sulle scrivanie dei vertici del ministero delle Infrastrutture. Soltanto dopo il materiale venne acquisito da Guardia di Finanza e pm che lo hanno ritenuto interessante per l’inchiesta.

Bucci invia la lista delle spese ad Autostrade

Partirà oggi o al massimo lunedì la lista delle spese da sostenere per la demolizione, l’acquisto delle case degli sfollati e dei macchinari delle aziende nella zona rossa, indirizzata ad Autostrade: 400 milioni più Iva, secondo le dichiarazioni di Bucci ieri in consiglio comunale.

Autostrade ha 30 giorni per rispondere ma, scrive Il Secolo, è possibile che, prima di questa scadenza, chieda un confronto con Bucci sui costi e sulle motivazioni che hanno spinto a scegliere una soluzione economicamente più onerosa e con tempi realizzativi più lunghi rispetto a quelli ipotizzati fin dal primo momento da Autostrade.

Un passo avanti verso la revoca della concessione

Il Secolo parla di un passo avanti nella procedura di revoca della concessione. Il Mit ha inviato una lettera ad Autostrade in cui chiede che tipo di sistemi di controllo usava sul viadotto crollato.

Lo racconta la stessa Aspi in una nota diffusa ieri: la società ha 120 giorni “per fornire spiegazioni e approfondimenti ulteriori rispetto al ponte, in ordine all’idoneità e adeguatezza dei sistemi di valutazione e monitoraggio adottati, alle condizioni delle opere d’arte in concessione, anche in ragione della normativa tecnica applicabile e alle misure precauzionali adottate sui lavori in corso”.

Il ministero ha inoltre richiesto all’azienda una propria valutazione su possibili cause del crollo richiamate nella lettera.

 

 

 

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