Il nuovo Liverpool di Klopp, solo 5 reti subite ad Anfield

Dieci partite nel loro tempio, otto vittorie per i Reds. Klopp ha varato il Doble Pivote dopo la sconfitta di Parigi, per domani attende notizie da Mané.

Il nuovo Liverpool di Klopp, solo 5 reti subite ad Anfield

Uno stadio (quasi) inviolabile

Al di là del fattore emotivo e puramente psicologico, per cui il Napoli dovrà andare ad Anfield con assoluta consapevolezza delle proprie qualità, è importante tracciare i confini dell’impresa che servirà ad Ancelotti e i suoi uomini per passare il turno. Sì, si tratta di impresa. E basta leggere i numeri per rendersene conto: il Liverpool ha vinto 8 delle 10 partite in casa disputate quest’anno. Le uniche due da cui non è uscito vincitore sono state quelle contro il Chelsea di Sarri (1-2 in League Cup) e quella contro il Manchester City di Guardiola (0-0 in Premier). Per il resto, en plein di successi e appena tre match (su otto) conclusi con un solo gol di vantaggio. Giusto l’ultimo, il derby della Mersey contro l’Everton; poi Liverpool-Psg e Liverpool-Brighton, in pieno agosto.

Il resto sono vittorie schiaccianti, raccontate in maniera eloquente anche dalle statistiche grezze: 22 gol fatti, 5 subiti. Un ruolino di marcia mostruoso, che in realtà è un’estensione coerente di quanto successo nella scorsa stagione: nessuna sconfitta interna nelle 19 partite di Premier, così come in Champions League. Ad Anfield sono caduti il Manchester City e la Roma, vittime eccellenti. Addirittura, l’ultima sconfitta interna di Klopp prima di quella contro il Chelsea risale al 27 gennaio 2018 (FA Cup, contro il West Bromwich). In pratica, il tempio dei Reds è stato violato due volte negli ultimi due anni. Mai in  Premier o in coppe europee. In campionato, l’ultimo ribaltone interno è datato aprile 2017, Liverpool-Crystal Palace 1-2. Per dire: gol di Coutinho per i Reds, e Salah giocava ancora nella Roma…

La forza dei numeri

Il Liverpool sembra un’entità fissa e immutabile, scolpita nel marmo e col marmo delle idee di Klopp. Invece, come spiegato anche da Ancelotti nella conferenza stampa post Napoli-Frosinone, è una squadra in evoluzione. È un processo di cambiamento rispetto allo scorso anno ma anche all’interno di dinamiche già padroneggiate, come se il manager tedesco avesse dedotto che il suo calcio avesse bisogno di una rinfrescata in alcuni punti per poter essere ancora efficace.

Intanto, è aumentata la tendenza al possesso palla. Se nel nostro immaginario, influenzato dal racconto mediatico, il Liverpool è una squadra che gioca soprattutto in transizione – ovvero si esalta nel momento in cui riconquista il possesso e ha ampi spazi da attaccare in verticale -, ora i Reds hanno sviluppato una buona qualità nel puro attacco posizionale: quarta quota in Premier per possesso medio (56,6%), dietro Man City, Chelsea e Arsenal; una cifra percentuale non troppo distante in Europa (54,6%), il che vuol dire che questo atteggiamento viene traslato anche a partite importanti. E poi una buonissima solidità difensiva, che si esprime nella cifra di tiri concessi per match: la seconda di tutta la Premier League (8.3), la quarta di tutta la Champions (9.8). Il Napoli, in quest’ultima particolare graduatoria, è terzo dietro Atletico Madrid e Bayern Monaco. E non a caso Ancelotti è in testa al girone, da imbattuto.

Com’è cambiato il Liverpool

Come detto sopra, il Liverpool sta anche cambiando qualcosa dal punto di vista puramente tattico. Nelle ultime partite, Klopp ha rispolverato il doppio centrocampista davanti alla difesa, una soluzione diversa rispetto al 4-3-3 utilizzato in maniera continuativa nelle ultime due stagioni. Pur con tutte le differenze del caso, si tratta della stessa scelta operata da Carlo Ancelotti al Napoli. Il Liverpool l’ha declinata in modi diversi, ad esempio contro Everton e Burnley il modulo era fluido, dal 4-2-3-1 al 4-4-2 puro, con Keita-Henderson o Fabinho-Wijnaldum davanti alla difesa a quattro. Nell’ultimo match contro il Bournemouth, Klopp è tornato a schierare tre centrocampisti puri, solo che Keita si è allargato molto sulla sinistra, lasciando il centro del campo alla coppia Wijnaldum-Fabinho. Sotto, la heatmap dell’ex centrocampista del Lipsia che in qualche modo chiarisce e certifica questa soluzione.

Il Liverpool ha acquisito maggior sicurezza con questo nuovo assetto: un solo gol subito nelle ultime tre partite, in casa del Burnley. Klopp ha varato la mini-trasformazione dopo la sconfitta a Parigi, contro l’Everton ad ANfield ha aggiunto Shaqiri al tridente classico Salah-Firmino-Mané, ma ha tenuto due uomini fissi davanti alla difesa. Dopotutto, anche il suo Borussia Dortmund giocava con il doble pivote, è uno schieramento che il tecnico tedesco conosce bene.

Per domani sera, quindi, bisognerà capire se ci sarà conferma di questa nuova formula tattica. Il Liverpool deve vincere, in attesa di conoscere le condizioni di Mané (ancora in dubbio dopo il forfait di Burnley e i 25 minuti in campo contro il Bournemouth) Klopp dovrà fare i conti con l’assenza di Joe Gomez rimasto vittima di una frattura alla gamba. Toccherà ad Alexander-Arnold e Lovren in difesa, accanto a Van Dijk e Robertson. Il resto, come detto, è ancora tutto in bilico, tutto in evoluzione. Solo che Ancelotti lo sa già, lo sapeva già. Questa, se vogliamo, è una piccola grande garanzia.

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