Quando comincia il calendario difficile della Juventus?

Falli da dietro / Il Napoli scopre Ounas, i bianconeri non si fermano, la Roma e la Lazio imparano che le partite finiscono quando l’arbitro fischia.

Quando comincia il calendario difficile della Juventus?

Falli da dietro – Commento alla 15esima giornata

Quando comincia il calendario difficile?

Nel Derby d’Italia il dominio Suninter dura un’ora.

E in quell’ora spreca un paio di volte un vantaggio tutto sommato anche meritato.
Con un palo del Gagliardo piccolo e con il poco tempismo di Politano su un erroraccio sotto porta di Matuidi.

Tutto il resto è Juve.

Può permettersi anche un Toy Boy che non becca una palla, e che si allena sulle punizioni a centrare gli stinchi avversari.

La gara la risolve il solito generosissimo Manzo croato e le solite cappelle del Parapet sui cambi.

Quello di Borja per Politano lo dovrà motivare per bene.
E dovrà pure essere convincente, perché la tifoseria comincia a essere un po’ stufa di questo “mister zero tituli” presuntuoso e inconcludente.

Intanto gli ergastolani proseguono la marcia trionfale.
Indifferenti al tanto atteso (dagli avversari) “dicembre terribile”.

Napoli-Frosinone

Non resta che divertirsi alla fantasia dell’Agnolotto nell’inventarsi sorprese.

Contro le caciotte ciociare arriva finalmente il momento di Alex Meret e quello attesissimo di Faustino, l’algerino d’Alvernia.

Rientra dopo 400 giorni di calvario ed è un gran rientro.
Sfiora due volte il gol e firma due assist decisivi nella disinvolta quaterna azzurra.

Quando poi Mareshark gli infila di persona la fascia prima di uscire, trattengo a fatica la lacrimuccia.

La sorpresa più imprevista è però l’altro algerino, ma di Lorena, Adamo Ounas.

Lo avevo appena definito incautamente e frettolosamente una “simpatica pippa”, in una diretta televisiva dove ero ospite, incassando anche l’ilarità e l’ assenso dei presenti, in verità.

E lui che fa?
È il ventesimo minuto di gioco e lui fa una giocata pazzesca.

Ubriacando letteralmente i difensori frusinati.

Doppio colpo di tacco. Il pallone accarezzato con la suola e chiusura con tunnel da applausi all’avversario.

Tutti in piedi allo stadio. Tutti in piedi in studio.
Ed io col fazzoletto al naso a nascondere maldestramente l’imbarazzo e il rosso alle guance.

Ma la punizione per me non è finita. Perchè il giovanotto mi ha puntato e vuol farmela pagare.

Metterà anche il sigillo al risultato con una bomba fenomenale da fuori area.
Migliore in campo. La simpatica pippa è l’eroe del giorno. Così imparo.

I gol all’ultimo minuto

Le partite finiscono quando l’arbitro fischia.
Imparino questo le romane accomunate dal veleno della beffa all’ultimo istante.

I Sangue-oro la combinano proprio grossa e rimediano una figuraccia ben più cospicua della mia.

In vantaggio di due gol e con i sardi ridotti a nove riescono a farsi raggiungere da un gol proprio allo scadere del nuorese Marco Sau.

Eusebio da Pescara, dinanzi al disastro di Fazio e Manolas, ha un impeto di disperazione nevrotica che sfocia in una sarcastica amarissima risata.
Suggellando così la sua distanza dallo spogliatoio.
E un addio pressochè inevitabile.

Il disastro Fazio-Manolas è commentato in diretta TV anche da Adriano Panatta.
“Quelli giocavano in nove e non puoi distrarti e prendere un gol così. Erano cinque difensori dietro, la palla è passata in mezzo ed è arrivato ‘sto sorcio nero che ha segnato”.

La battuta, che pure era il colpo che rese indimenticabile l’Ascenzietto sui campi in terra rossa, scatena l’indignazione dell’orgoglio sardo.

E allora l’ex campione prova a fare il simpatico. Tenta la seconda palla, in una altrettanto infelice e maldestra rettifica.

«Volevo dire: sbucato da dietro come un topolino in maniera molto repentina e agile».
Il più scarso degli eroi di Made in Sud ne avrebbe inventata una migliore.

Sorpassi e controsorpassi all’Olimpico: 100′ di gol ed emozioni.

Alla fine mette tutti d’accordo il geniale tocco di mezzo tacco di Riccardo Saponara, talento frenato dalla sfortuna, per il più incredibile dei gol.

Pazzo di gioia si sfila la maglia e corre in curva ad abbracciare i tifosi.

E questi, nell’ eccitazione incontenibile, lo baciano, lo sbatacchiano e alla fine, nel parapiglia generale, gli calano pantaloncini e sottostante mutanda.

Finchè una mano chiaramente femminile non si stampa su quei procaci muscoli glutei.

Debole è la carne del tifo.

Gigi Radice

Se n’è andato Gigi Radice. Hombre vertical, schietto, e fiero delle sue idee di sinistra.

Vinse col Toro uno scudetto storico mischiando con sapienza le innovazioni olandesi con la efficacia del gioco all’italiana.

Ricordo una sua frase che mi rimase scolpita nel cuore e che nessuno ha ricordato in questi giorni.

“Il minuto più bello della vita è quello che impiego nei 50 metri dall’uscita dello spogliatoio alla panchina”.

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