Noi tifosi della Juventus, capri espiatori di questa Italia

La visione (a nostro avviso profondamente distorta) di un tifoso bianconero che si sente vittima – come quasi tutti gli juventini- di un ingiustificato accerchiamento

Noi tifosi della Juventus, capri espiatori di questa Italia

Perché?

Pubblichiamo il punto di vista, ovviamente parziale e che – va da sé – non condividiamo, di uno juventino che però pubblichiamo perché ben rappresenta il pensiero di tanti tifosi della Juventus. È una lettura che a nostro avviso ha un interesse antropologico.
Gli italiani passano per essere generalmente accomodanti, pragmatici, pacifici. Eppure in una cosa sono intransigenti, dogmatici, perfino violenti in una maniera che non si riscontra in alcuna altra cultura per una cosa così futile: essi sono antijuventini. Ma perché?
Perché la Juventus vince troppo? Ha vinto metà degli ultimi 20 campionati, il Bayern tre quarti eppure quasi tutti i tedeschi tifano Bayern nelle coppe europee.
Perché è troppo più ricca? La sproporzione di fatturato tra Real e Barcellona da un lato e le piccole società della Liga dall’altro è molto maggiore.
Perché la Juve ruba? Al confronto di quello che il Real combina in Europa qualche mancata espulsione o gol annullato è il nulla, eppure il Real è accolto dappertutto con tutto il rispetto dovuto a una grande squadra e grande società quale è.
Perché siamo un popolo di veri sportivi, che ci tengono veramente al rispetto delle regole in ogni situazione? Mah.

L’aiuto di sociologia e antropologia

Quindi le ragioni di questo odio vanno cercate in ambito extrasportivo, e per capire meglio ci faremo aiutare da sociologia e antropologia. L’Italia è culturalmente arcaica, provinciale e contadina anche se ormai quasi tutti viaggiano e vivono in città. Ma abbiamo un rapporto controverso con la modernità e il capitalismo, che per funzionare alla sua velocità massima richiede certezza delle regole e una certa freddezza nei rapporti personali necessaria per applicare la meritocrazia in profondità. Altre culture occidentali sono invece più consustanziali ai valori necessari della modernità (per motivi che non staremo a sviscerare qui). Il comunismo aveva dato la speranza di un mondo diverso, e perciò era un movimento vivo nel nostro paese, ma con la caduta del muro di Berlino quali alternative abbiamo? E allora abbiamo creato un simbolo di questi tempi su cui riversare la nostra frustrazione, frustrazione che è tanto maggiore quanto le cose vanno male. Questo simbolo è la Juventus, e l’odio nei suoi confronti è cresciuto con la crisi che ci attanaglia ormai da un decennio.

La Juve è perfetta per questo ruolo

La Juve è perfetta per questo ruolo: intrinsecamente legata alla famiglia capitalista per antonomasia che si è arricchita con il lavoro spersonalizzato degli operai (mentre Berlusconi ha fatto i soldi accarezzando i nostri sogni), società gestita come un’azienda senza cuore (si veda il benservito a Del Piero citato sempre dagli antijuventini), che vince ma non convince (eppure nessuno si lamentò quando nel 2006 la Nazionale vinse una finale giocando malissimo), che esibisce l’arroganza del denaro (ad esempio con lo scippo di Higuain al Napoli), che viola i valori del suo mondo piegando le regole a suo piacimento e perciò meritevole di scorno perfino all’interno del proprio sistema di riferimento (eppure c’insegnano a scuola che la pena riabilita il colpevole e lo reinserisce a pieno titolo nella società).
Essendo noi un paese cattolico, verrebbe da dire che odia il peccato ma ama il peccatore, eppure chiedete ai vostri conoscenti juventini e vi diranno che la tensione e l’aggressività nei loro confronti non fa che salire, altro che i bonari sfottò del secolo scorso. Il grande antropologo René Girard spiega questo col meccanismo del capro espiatorio: l’antagonismo e la violenza generati dal conflitto con la modernità e come spiegato sopra traslati in una dimensione simbolica e ludica e perciò inoffensiva, che quindi ci consente di vivere in una modernità che è ineludibile, hanno bisogno di uno sfogo concreto affinché il gruppo ritrovi la pace.
E quindi gli juventini, la cui unica colpa è stata quella di scegliere una squadra da bambini a seguito di amici o parenti o semplicemente perché ne avevano sentito parlare la domenica in tivù, sono stati tramutati in capri espiatori e caricati simbolicamente delle colpe attribuite all’oggetto del transfert da parte della moltitudine: “tifi Juve solo perché vince, come fai a tifare per dei ladri, hai tradito la tua città o la tua terra”, sono tutte accuse che nulla hanno a che vedere con lo sport e che esprimono semplicemente la frustrazione di chi parla verso un mondo che non accetta. Ma siccome è trasferita in una dimensione ludica questa aggressività diventa socialmente accettabile.
Il meccanismo del capro espiatorio è antichissimo e universale, di solito si dirige verso minoranze etniche o religiose e consente alla società di ritrovare unità nell’odio verso il diverso – a patto che questo meccanismo non venga svelato, perché riconoscere che la vittima è innocente equivarrebbe a riconoscere che stiamo semplicemente esprimendo un bisogno di violenza, cosa di cui ci vergogniamo. Per cui la vittima è caricata di colpe presunte ed indimostrabili prima di venire cacciata, proprio come accade con le partite della Juve, vivisezionate all’infinito alla ricerca dell’errore arbitrale decisivo – e da gol annullati per presunto fuorigioco siamo scivolati nel ridicolo di una mancata espulsione in una partita che la Juve stava comunque perdendo a 180” dalla fine ma non importa, la colpa rimane irredimibile.
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