La Svizzera: più tempo per l’esame degli stralli del Morandi

I familiari delle vittime: “Se chi ha sbagliato non paga per le proprie responsabilità, vuol dire che non esiste più una comunità”.

La Svizzera: più tempo per l’esame degli stralli del Morandi

Rischia di slittare la data finale del primo incidente probatorio sul ponte Morandi, previsto per la metà di dicembre: oggi, Il Secolo XIX ipotizza che si arrivi a metà gennaio.

Gli accertamenti sui reperti

Il motivo sarebbe che dalla Svizzera, dove sono stati portati i diciassette reperti chiave del Morandi, potrebbero chiedere un’ulteriore proroga.

Tra i reperti inviati all’Empa di Zurigo, lo ricordiamo, ci sono i due stralli catalogati con i numeri 132 e 134 che si sono staccati dalle antenne la mattina del 14 agosto, portando al collasso del ponte.

Il loro esame è fondamentale per valutare lo stato di corrosione e di degrado del ponte che, secondo l’accusa, sarebbe da mettere in strettissima correlazione con la manutenzione carente che Autostrade ha effettuato in questi ultimi anni sul viadotto.

La Procura non intende perdere tempo

“La possibilità che slitti la fine del primo incidente probatorio non significa necessariamente un ritardo dell’inizio del secondo – scrive Il Secolo XIX – che avrà come nodo, non la corrosione ma proprio le cause del cedimento. La Procura sta valutando, infatti, di chiedere nelle prossime settimane il secondo incidente senza attendere l’esito del primo”.

Intanto, si attendono gli interrogatori dei due superdirigenti di Autostrade: nelle prossime ore dovrebbe essere sentito il direttore generale Paolo Berti e il 23 novembre l’amministratore delegato Giovanni Castellucci.

Troppi scatoloni: traslochi a rischio

Sempre il quotidiano genovese scrive oggi che il secondo turno di recupero dei beni dalle case degli sfollati, che continua a slittare a causa dell’allerta meteo e che sarebbe previsto per domani, rischia di subire uno stop perché non c’è più spazio per conservare gli scatoloni nel deposito Bic.

Sono ancora 59 le famiglie che, dopo il primo turno di recupero, non hanno ancora portato via gli scatoloni contenenti i loro beni.

Gli accordi prevedevano un periodo di “stallo” di 10 giorni “ma, in una sessantina di casi, gli scatoloni non sono ancora stati portati via”, sia perché alcuni sfollati non hanno ancora preso possesso del nuovo appartamento, sia per le difficoltà causate dai molti giorni di allerta meteo.

“Chi non ritirerà le proprie cose non potrà partecipare al secondo turno”, ha spiegato il presidente del comitato sfollati, Franco Ravera.

L’equivoco sulle 50 scatole ciascuno

C’è anche un altro problema, relativo alle 50 scatole fornite gratuitamente dal Comune per il trasloco: “solo nelle ultime ore – scrive Il Secolo XIX – i residenti hanno realizzato che dovranno servire anche per il secondo e, se ci sarà, il terzo giro di rientri”.

L’incontro per la nuova via Porro

Domani mattina gli sfollati si incontreranno al Teatro Albatros per valutare la possibilità di costruire una nuova via Porro. Alle 17 l’incontro “Dopo il Morandi, come stiamo in Valpolcevera”, al Dopolavoro ferroviario di via Roggerone.

“Non vogliamo vendetta, ma giustizia”

Su Il Fatto Quotidiano le dichiarazioni di Egle Possetti che nel crollo del Morandi ha perso la sorella Claudia, i due nipoti e il cognato: “Non auguro a nessuno, nemmeno ai responsabili del crollo del ponte, di soffrire quello che stiamo soffrendo noi. Noi non vogliamo vendetta. Ma giustizia sì”.

Il quotidiano diretto da Travaglio riporta il racconto di ciò che sta passando: “Va a giorni. Ci sono momenti che mi pare di farcela, poi d’improvviso, magari mentre sto lavorando, mi prende il pensiero e sento una fitta fortissima. Nei giorni scorsi era il compleanno di mia sorella e di mia nipote. E poi è arrivato il momento di svuotare la loro casa…”.

“Se chi ha sbagliato non paga, non esiste più una comunità”

Egle Possetti racconta di aver smesso di guardare i telegiornali perché ogni immagine del ponte le riaccendeva il dolore. “Ho sempre creduto in uno stato democratico – dice – ma se chi ha sbagliato non paga per le proprie responsabilità, non esiste più una comunità. Non c’è più la giustizia e non ci sono regole. Ripeto: servono pene esemplari anche perché una tragedia come questa non capiti più e chi deve vigilare lo faccia. Non ho desiderio di vendetta e il desiderio di vedere puniti i colpevoli non può diventare lo scopo della nostra vita. Nessuno ci restituirà le persone che abbiamo amato, è un dolore troppo grande. Non lo auguro a nessuno”.

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