Se metti Barzagli per difendere l’1-0, tu Allegri meriti di perdere

La Juventus ha buttato alle ortiche il match di Champions col Manchester United per un vecchio tic del calcio italiano.

Se metti Barzagli per difendere l’1-0, tu Allegri meriti di perdere
Photo Matteo Ciambelli

Cosa è successo a Torino

I tifosi della Juventus e tutti gli analisti/appassionati di calcio (i due ruoli spesso coincidono, a volte tendono a sovrapporsi) devono essere usciti frustrati dal match dello Stadium contro il Manchester United. Per un motivo semplice, eppure è ciò che rende bellissimo il calcio: il risultato finale non rispecchia per niente quanto visto sul campo. È stata la partita in cui si è concretizzata una delle massime più suggestive di Zdenek Zeman: «Il risultato è casuale, la prestazione no».

Ovviamente il tecnico boemo esagera, perché in realtà anche il risultato non è quasi mai casuale. Di certo la squadra di Mourinho è stata molto fortunata ieri sera: la Juventus ha dominato la partita sotto tutti gli aspetti, i bianconeri hanno semplicemente giocato meglio degli avversari. Questione di sensazioni, ma anche di numeri: 23 conclusioni tentate contro 9, giusto per dare un tratto di realtà e realismo alla cosa. Proprio per questo motivo, però, c’è qualcosa che ha reso meno casuale la sconfitta della Juventus, un momento che ha cambiato la trama nell’unica maniera in  cui la squadra di Allegri avrebbe potuto mettere in discussione la sua supremazia in campo. Al minuto numero 82, il tecnico bianconero ha tolto De Sciglio e ha inserito Barzagli.

Un messaggio

Il tecnico della Juventus avrà avuto mille motivi tecnici, gerarchici, persino ideologici per effettuare questa sostituzione. Alla base di tutto, però, c’è un segnale tattico dato alla squadra: passaggio alla difesa a tre, ranghi serrati, Barzagli-Bonucci-Chiellini, centrocampo a cinque, attacco a due punte. La coperta di Linus di Max nei momenti di difficoltà, la vecchia suggestione della solidità per proteggere il vantaggio.

Ecco, il punto è proprio questo: l’idea di difendersi bassi. E di invitare, inevitabilmente, il Manchester United nella propria metà campo. Certo poi magari vinci la partita in questo modo e da tecnico che ha sbagliato diventi automaticamente tecnico pragmatico. Solo che però Allegri è l’allenatore della Juventus, ha tutto il diritto di essere orgoglioso della prestazione della sua squadra, però ha responsabilità precise rispetto alle sue scelte. Per cui l’ingresso di Barzagli, in quel momento, è un segnale alla squadra. Ha orientato, anzi ha cambiato il modo di occupare il campo di altri dieci uomini. Dopo quella sostituzione, la Juventus ha subito due reti. Non a caso, o forse sì. Ma il punto è molto semplice: se Allegri ha vinto – e l’ha fatto – molte partite grazie a letture avanzate della partita, grazie a intuizioni perfette sui calciatori da sostituire/far entrare, questa volta ha perso.

E ha perso soprattutto in mentalità, perché delle 9 conclusioni tentate dal Manchester United verso la porta di Szçzesny, 3 sono arrivate dopo l’ingresso di Barzagli. Più l’autogol di Alex Sandro. Come dire: la produzione offensiva della squadra di Mourinho era stata nulla, la Juventus ha saputo risvegliare una squadra che era morta e sepolta.

Un modo di pensare

In molti si sono esaltati per la risposta (sacrosanta, anche se in stile “grezzo”) di Mourinho rispetto alle provocazioni dello Stadium. Anzi, diciamola meglio: José ha risposto con una provocazione agli insulti dello Stadium. Nel frattempo, chi scrive ha riflettuto su quello che è successo in campo, su quello che succede in campo. E ha trovato conforto in molti amici (reali e virtuali) juventini che in qualche modo hanno condiviso quest’idea per cui Allegri ha sbagliato a interpretare il finale di partita. Ha sbagliato a leggerla, si è uniformato a un modo di pensare italiano per cui l’1-0 va protetto in un certo modo.

È un modo di pensare che appartiene allo stesso Mourinho, certo. Solo che è rischioso, come detto prima: si fa presto a passare da allenatore in errore ad allenatore pragmatico, ma anche il passaggio inverso può essere altrettanto veloce. Il punto è che la Juventus è pensata e costruita per essere un’altra cosa. È diventata un’altra cosa, è un’altra squadra rispetto al passato, pratica un gioco decisamente più offensivo, efficace, il calcio non è un esercizio estetico, piuttosto vuol dire mettere i giocatori più forti nelle migliori condizioni per esprimersi. Rispetto al passato, la sensazione è che la squadra bianconera stia lavorando ad un sistema diverso, meno speculativo. La presenza di Ronaldo, da questo punto di vista, si è rivelata importante per un cambio di passo, per uno sbilanciamento più percettibile verso la tecnica.

Proprio per questo, l’inserimento di un terzo difensore a protezione del vantaggio minimo ha riportato la Juventus indietro di molti anni. Ha sacrificato ad una mentalità (di nuovo) speculativa un finale di partita passato – evidentemente – in sofferenza. Volutamente in sofferenza. Magari sarebbe capitato lo stesso mantenendo lo stesso schieramento, solo che non possiamo saperlo. Fino al minuto numero 82, però, lo United era stato praticamente innocuo. E questo è un dato di fatto, esattamente come il risultato finale – anche se alla fine incide pochissimo sulla stagione della Juventus.

Conclusioni

Chi frequenta Il Napolista, conosce l’ideologia calcistica del sottoscritto. Preferisco un approccio diverso al calcio, non estetico o necessariamente offensivo, quantomeno non speculativo. È il gioco di Sarri come quello di Klopp, di De Zerbi come dello stesso Ancelotti. Per dire: il tecnico del Napoli, 24 ore prima di Allegri, ha inserito Ounas al posto dell’infortunato Mertens e ha continuato a difendersi alto contro il Psg. In una partita che, a differenza di quella della Juventus, non poteva permettersi di perdere. È una differenza sottile, eppure enorme.

Allegri è e resta uno dei migliori allenatori italiani. Per intelligenza e comprensione del gioco, ha pochissimi rivali. Lo penso davvero, anche se preferisco guardare altri tipi di squadre. Proprio per questo, lo rimprovero (stavolta, e l’ho fatto anche altre volte): ha costruito un sistema funzionale ed efficace, sa gestire e sfruttare la rosa a disposizione. Solo che ha sacrificato sé stesso nel nome di una mentalità che non gli appartiene. Che non rende giustizia alla sua bravura. Contro Mourinho, poi. Difficile prendere una fregatura maggiore, più suggestiva.

ilnapolista © riproduzione riservata