«Allegri ha ragione, c’è troppa tattica nelle scuole calcio»

Intervista a Mario Masi, allenatore giovanile del Volla, che collabora col Valencia: «Tanti mister lavorano per sé e non per i bimbi. Ma Allegri ha torto sul vincere a ogni costo»

«Allegri ha ragione, c’è troppa tattica nelle scuole calcio»
Photo Matteo Ciambelli

Alla base della piramide

Massimiliano Allegri conduce da tempo una battaglia contro un certo tipo di calcio, raccontato e preparato sui campi di allenamento. L’allenatore della Juventus l’ha definita «meccanizzazione dei giovani», ovvero una preparazione tattica che già dalle scuole calcio tiene poco conto dell’inventiva individuale, dell’aspetto puramente tecnico, che ingabbia i più piccoli ed elimina l’aspetto giocoso del calcio. Da qui, sempre secondo Allegri, discenderebbe un’attenzione eccessiva all’aspetto tattico da parte del nostro movimento, un atteggiamento che finirebbe per depotenziare il talento dei calciatori. E che causerebbe la crisi di talento del nostro calcio.

Una lettura che Allegri ripropone da mesi, più o meno nel disinteresse generale. Abbiamo voluto parlarne con chi occupa il primo slot della filiera. Abbiamo intervistato Mario Masi, allenatore e responsabile dello Sporting Volla, realtà giovanile di grande tradizione alle porte di Napoli, che da mesi porta avanti una collaborazione con le giovanili del Valencia. Masi lavora con tutte le fasce d’età fino ai 12/13 anni, in pratica è la base della piramide calcistica, conosce l’argomento.

La sua esperienza in materia gli fa prendere una posizione netta, chiara, non totalmente conforme con il pensiero di Allegri ma forse ancora più severa nei confronti della categoria cui appartiene: «Credo che Allegri dica alcune cose giuste, e su alcuni campi della provincia di Napoli vedo esattamente la proiezione del suo pensiero. Spesso ci sono allenatori che lavorano esclusivamente per sé stessi, per mettersi in mostra, cercano di riprodurre con dei bambini gli schemi del grande calcio solo per farsi apprezzare, per farsi dire “ma come gioca bene questa squadra”».

«In questo modo – prosegue Mario -, non si progredisce. I ragazzi non migliorano, perché sono costretti a seguire direttive che non dovrebbero neanche conoscere. Se tu vuoi proporre un certo possesso palla, vuoi vedere certi movimenti, devi fare un lavoro di tipo meccanico che individua ruoli precisi, non sfumati. Quando invece, i bambini fino a 14 anni, dovrebbero alternarsi in tutte le posizioni». Musica per le orecchie dell’allenatore della Juventus.

Cosa intende Allegri

Allegri ne fa una questione di identità, secondo il tecnico bianconero le scuole calcio italiane stanno copiando modelli che non appartengono alla nostra cultura. Mario Masi, da questo punto di vista, inizia ad essere leggermente in disaccordo con Allegri. «Il punto non è copiare inteso come male assoluto. Io credo che Allegri voglia intendere diversamente, secondo lui non si deve copiare male. L’approccio spagnolo, per esempio, è di tipo sistemico. Allo Sporting Volla abbiamo un accordo di partnership con il Valencia e lavoriamo in sinergia con dei tecnici iberici, quindi sappiamo di cosa parliamo: il lavoro tattico avviene in contemporanea a quello tecnico, noi cerchiamo di proporre e far svolgere esercizi sempre finalizzati al gioco di squadra. In questo modo, certi meccanismi saranno riprodotti naturalmente, spontaneamente, durante le partitelle».

Il senso delle parole di Mario è chiaro: la tendenza a lavorare molto sulla tattica, o su certe tattiche, in allenamento finisce per far perdere contatto con la realtà formativa. Che può prevedere esercizi dedicati anche a un aspetto più strategico, ma non deve mai prescindere da un miglioramento dei fondamentali. «Quando alleni dei ragazzini – continua il tecnico dello Sporting Volla -, devi farli crescere. Come calciatori e come uomini, in vista di un possibile futuro nel professionismo. E non può esserci lavoro tattico utile a questo percorso se i calciatori del domani non imparano a coordinarsi rispetto alla palla. A trattarla in un certo modo».

«Da questo punto di vista, Allegri dice cose assolutamente condivisibili. Ma abbiamo la dimostrazione che si può lavorare su tutti gli aspetti con un metodo integrato, per cui la tecnica fa da base allo sviluppo della sensibilità tattica. Anzi, agevola anche questo tipo di crescita. I risultati e l’estetica delle squadre della Liga e delle selezioni nazionali spagnole sono lì a dimostrarlo».

Una scuola culturale

L’ultimo passaggio della nostra intervista riguarda il concetto di «giocare per vincere» espresso da Allegri in occasione della premiazione per la Panchina d’oro. Secondo il tecnico non si tratta di «ricercare la vittoria fin dalle giovanili, piuttosto di avere uno spirito diverso, di superare sé stessi». Su questa affermazione, Mario è in disaccordo: «Il concetto di scuola calcio, secondo me, deve essere più inclusivo. La selezione deve arrivare più avanti, all’inizio tutti devono avere la possibilità di giocare sempre, di confrontarsi per capire quanto e in cosa possono migliorare. Non a caso i campionati per i più piccoli sono regolati da classifiche fair play, ci sono punti in più per chi fa giocare tutti, per chi inserisce aspiranti calciatori donna in squadra, per chi fa più rotazioni all’interno di una stessa partita».

«Il fine non è la vittoria, piuttosto far capire a tutti quali sono i reali margini di crescita. Non dimentichiamo che i bambini possono avere uno sviluppo più precoce oppure più ritardato. Applicare un criterio restrittivo fin da piccoli potrebbe portare a disperdere un talento. Noi non abbiamo il compito di dire sì o no ai ragazzini che vogliono giocare a calcio, piuttosto dobbiamo creare le migliori condizioni perché tutti si rendano conto delle proprie possibilità. E perché le sfruttino al meglio. Questo, per me, è superare sé stessi».

 

Le foto sono tratte dalla pagina Facebook dell’ASD Sporting Volla
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