Adani: «Ancelotti ha restituito libertà al Napoli e a Insigne»

L’intervista al Corriere dello Sport: «Il Napoli mi eccita, come tutte le squadre che propongono calcio. Ero un difensore centrale notevolissimo».

Adani: «Ancelotti ha restituito libertà al Napoli e a Insigne»

L’intervista al Corriere dello Sport

Daniele Adani ha rilasciato una lunga intervista a Giancarlo Dotto per il Corriere dello Sport. In cui ci fa sapere che ogni giorno beve sei-sette lattine di Coca Zero.

Queste le sue dichiarazioni più significative, a cominciare dal Napoli di Ancelotti: «Il nuovo allenatore è stato bravo a riconoscere il buono che c’era, ma soprattutto a lasciare ai calciatori un po’ di libertà, cosa che non avevano da anni. Mi riferisco soprattutto a Insigne. Il Napoli appartiene a quelle squadre italiane che mi eccitano, perché propongono qualcosa a livello di gioco. De Zerbi e il Sassuolo, Pioli e la Fiorentina, il Milan di Gattuso quando è al completo. Anche il calcio di Andreazzoli mi eccitava molto, esonerarlo è stato un poasso indietro per il nostro movimento.

Su Allegri: «È un fuoriclasse nel sapere dove e quando mettere i giocatori. Non come, approfondire questo aspetto non è la sua passione. Magari non lo è adesso. Devo dire anche che forse non ama particolarmente il confronto ma io rispetto lo stress di uno condannato a vincere».

I maestri di Adani: «Sedici anni o ventidue, non importa, non permettevo a nessuno di farmi fare una cosa in cui non credevo. Fosse un’interpretazione del ruolo o una situazione tattica. Fosse l’allenatore della primavera del Modena, Lucescu, Trapattoni, Mancini o Zaccheroni. Sono cresciuto a furia di scontrarmi con i miei allenatori. Ero ossessionato dal voler capire. Però più di tutti sono stato impressionato da Lucescu. Prima di ogni altro, mi ha insegnato che il difensore deve essere protagonista. Agire e non solo reagire. Il difensore che agisce costringe l’attaccante a fare una cosa in più. Lo fai pensare, lo fai correre. Gli fai fare più fatica. Gli togli certezze. Il famoso elastico di Franco Baresi nasce molto prima di Sacchi. Le cose che insegna Guardiola oggi, le insegnava Lucescu vent’anni fa. Difendersi nella metà campo dell’avversario, era un concetto chiaro per lui».

Icardi centravanti a-tipico

Adani racconta Icardi: «Oggi, il centravanti dell’Inter è atipico. Nel senso che quello che era tipico una volta oggi è atipico. Icardi è l’attaccante anomalo, per questo fa montagne di gol e tutti lo elogiano anche se poi gioca da solo e non becca palla. Oggi l’attaccante tipico è quello che gioca con la squadra. Sai perché viene valutato sempre bene? Non gli si chiede altro che fare gol. Perché solo quello sa fare. Le cose in più le chiedi a Higuain, Lewandowski, Luis Suarez. Se fanno un gol e non toccano palla gli dai la sufficienza ma non li esalti. Loro ti offrono troppo calcio. Sono loro per me quelli giusti».

De Rossi calciatore pensante: «Daniele prima di tutti. Per distacco. C’è lui e poi ci sono i calciatori. Non riesce ad essere banale nemmeno se s’impegna. Se ne frega delle conseguenze. La sua capacità d’amare non conosce compromessi. Non è ruffiano e non fa niente per cercarsi una vita facile. Un vero uomo d’onore».

Il miglior allenatore secondo Adani: «È un capofamiglia che sa farsi amare. Ascolta i ragazzi che hanno giocato con Mourinho. Ne parlano tutti benissimo. E sai perché? Mourinho è uno di quegli allenatori che ti porta a guardarti dentro, uno che riconosce e rispetta la tua storia».

L’allenatore più sovravvalutato: «Con tutto il rispetto per la sua storia, per ciò che rappresenta per la Turchia, dico Terim. L’ho avuto a Firenze, era improvvisazione pura, troppe poche conoscenze per essere credibile. La settimana di lavoro era fatto di torelli infiniti e snervanti e poco altro. Chiamiamola differente cultura.

Adani ha detto no a Mancini come allenatore in seconda per restare commentatore sportivo: «Scelsi di continuare a fare ciò che amavo, comunicare, raccontare il mio calcio. Essere preparati è il minimo, se fai questo lavoro. Se non sei preparato non devi andare in onda. Non devi scrivere. Non cominci neanche a parlare. Poi devi essere empatico. Trasmettere quello che provi. Mostrarti nudo, come ho fatto spesso io in diretta».

Di sé stesso dice: «Un fenomeno come commentatore e scarso come giocatore, si sente dire in giro. In realtà sono stato un difensore centrale notevolissimo che meritava di fare un mondiale». E il riferimento è al 2002, con Trapattoni ct.

ilnapolista © riproduzione riservata