Il capolavoro tattico di Ancelotti

Napoli-Liverpool, l’analisi tattica: la difesa a tre e mezzo in fase di impostazione, il calcio proattivo per affrontare i Reds.

Il capolavoro tattico di Ancelotti
Photo Carlo Hermann

Cosa vuol dire il Napoli liquido

Per chi ha seguito il Napoli di Ancelotti in tutte le partite di questa stagione, l’approccio tattico mostrato contro il Liverpool non può essere una sorpresa. È stato – ed è – una specie di viaggio verso una città lontana. Però di quelli programmati a puntino: sai cosa troverai alla fine, sai qual è il percorso che dovrai fare ma resterai sempre e comunque sbalordito. In questo caso, lo sbalordimento nasce dalla sorpresa di vedere qualcosa di diverso. Del resto, il Napoli dal modulo fluido non è mai esistito. Con Reja, Mazzarri, Benitez e Sarri i cambiamenti rispetto allo schieramento iniziale – di partita in partita, e all’interno della stessa partita – erano relegati a pura soluzione emergenziale. Oggi, invece, sono una regola non scritta, eppure costantemente applicata.

Ovviamente, non possiamo dimenticare come l’idea del modulo sia da ritenere complementare – quando non secondaria – rispetto ai principi di gioco. Il Napoli non è una squadra che cambia le sue filosofie di riferimento, piuttosto modifica lo sviluppo della propria manovra, soprattutto offensiva, di partita in partita. L’ha spiegato Ancelotti nel postpartita di ieri: «Abbiamo difeso come al solito, ma abbiamo cambiato qualcosina in fase di costruzione. In questo modo, volevamo evitare il loro pressing». È il discorso che abbiamo fatto prima: se il Napoli di Ancelotti era partito dal pivote singolo, un solo centrocampista davanti alla difesa, poi era passato al doble pivote (due mediani a protezione dei centrali), l’evoluzione non poteva portare che alla famosa difesa a “tre e mezzo”, con un terzino bloccato che funge da terzo centrale in fase di costruzione dietro ai due centrocampisti. Sotto, uno screen chiaro di questo concetto.

La difesa del Napoli imposta a tre, Allan ed Hamsik sono bloccati ad assicurare linee di passaggio. Sei uomini del Liverpool contrastano cinque giocatori del Napoli, Albiol apre verso Mario Rui in posizione molto larga.

Come detto, questa è la fase di prima costruzione del gioco. In fase difensiva, invece, il Napoli ha proseguito nell’applicare un 4-4-2 abbastanza scolastico, con distanze minime tra i reparti. Torniamo al punto precedente: la squadra di Ancelotti difende in maniera molto simile a quella di Sarri, i famosi principi di gioco sono rimasti più o meno inalterati in fase difensiva. C’è un pressing meno aggressivo e il baricentro può alzarsi o abbassarsi a seconda dell’avversario e dei momenti della partita. Ma l’orientamento principale resta sempre il pallone.

Per dirla semplice: in fase passiva, il Napoli si dispone in campo in base a dove si trova la palla. La chiusura degli spazi e/o la pressione sul portatore sono scelte da fare in base al momento. È il calcio di selezione di cui abbiamo scritto spesso, prima e dopo il ritiro di Dimaro: una sovrastruttura di riferimento, la responsabilizzazione del singolo (come libertà di scelta) all’interno del sistema. Sotto, uno screen di fase difensiva che esplica la posizione del Napoli in fase passiva e chiarisce i concetti di cui abbiamo parlato.

Il 4-4-2 puro del Napoli in fase di non possesso, fin dal primo rilancio di Alisson

Fermare il Liverpool, restando proattivi

Il capolavoro tattico di Ancelotti passa dalla scelta della difesa a tre e mezzo e dall’idea che sta dietro questo meccanismo – oltreché, ovviamente, dall’interpretazione dei calciatori. Nella testa di Ancelotti, il Liverpool andava fermato giocando il pallone, o meglio adattando un principio di gioco del Napoli (di nuovo) all’avversario. Quindi, la partenza in costruzione bassa nella propria metà campo doveva avere il maggior numero di linee possibili, così da bypassare il pressing avversario.

Con lo schema a tre difensori e due centrocampisti, il Napoli ha sempre avuto cinque uomini nei primi istanti di fase attiva. In più, lo sfogo a sinistra su Mario Rui (sempre molto largo) costringeva il Liverpool a muovere un giocatore nella sua zona. Spesso si trattava del terzino Alexander-Arnold; a volte toccava all’intermedio di destra. Sfruttando questa linea di passaggio, il Napoli ha creato diverse volte situazioni di scompenso ai Reds. Sotto, uno screen che chiarisce questo meccanismo.

La disposizione 3-2 in fase di costruzione, e la linea di passaggio su Mario Rui. Il Liverpol alza la pressione, il Napoli è in parità numerica e posizionale, così Alexander-Arnold è costretto a lasciare sguarnita la fascia. Mario Rui sfrutterà il corridoio e troverà Fabian Ruiz sulla sinistra, creando una situazione di quattro contro quattro.

In pratica, il Napoli si è adattato al Liverpool senza snaturarsi. È l’essenza dell’approccio liquido di cui vi parliamo da tempo: la difesa a tre in alcuni segmenti della partita è solo una parte delle infinite possibilità del menu di Ancelotti. Maksimovic, nel ruolo ibrido di terzino/centrale (o terzino di scivolamento) caro a Barzagli, è stato assolutamente perfetto in fase passiva (4 eventi difensivi) come in fase attiva (89 palloni giocati, 89% di precisione nei passaggi, seconda quota nel Napoli dopo Allan).

Il serbo è rimasto bloccato nella sua posizione (come si evince dalla sua heatmap e dal campetto posizionale del Napoli, sotto), ma ha rispettato le attribuzioni che gli sono state assegnate. Che prevedevano un lavoro da terzino di contenimento, e la partecipazione ad un gioco che è rimasto proattivo. Spieghiamo meglio questo concetto: il Napoli non si è limitato a bloccare il Liverpool, ma è stato pensato ed è riuscito anche ad attaccare la squadra di Klopp nei suoi punti deboli.

Il 4-4-2 “asimmetrico” e Maksimovic (a destra la sua heatmap) terzino bloccat

La grande vittoria di Ancelotti è proprio qui. Al termine del match, gli indicatori statistici (quelli che, per dire, “misuravano” le buone prestazioni del Napoli di Sarri) dicono che il Napoli ha (stra)vinto tutte le partite nella partita. Possesso palla (57%-43%), tiri tentati (14-4), addirittura contrasti aerei (9-8). Al netto di una serata di certo non brillate del Liverpool, la partita del Napoli va considerata per quel che è: un’assoluta dimostrazione di forza.

Il nuovo Napoli ha un’identità composita: in alcuni punti è fissa, in altri è variabile. Si sta concretizzando l’auspicio che Davide Ancelotti, nel nome del padre, aveva preannunciato al Napolista durante il ritiro a Dimaro: «Vogliamo un Napoli completo». La direzione intrapresa è proprio quella, e passa da un continuo aggiornamento tattico, volto appunto a completare le conoscenze e le possibilità di questa squadra piuttosto che a potenziare un sistema meccanizzato (l’approccio di Sarri, detto in maniera banale).

Il Napoli completo

È una strada ambiziosa che passa da una sperimentazione progressiva. Anche ieri ha conosciuto nuove strade: oltre al modulo fluido, abbiamo visto Hamsik e Fabian Ruiz giocare insieme, con lo spagnolo in posizione di mezzo esterno che ricreava i triangoli con il laterale difensivo; abbiamo visto di nuovo Verdi nella stessa posizione di Torino, con un approccio più rapido rispetto al gioco ragionato di Fabian; abbiamo visto Zielinski nel ruolo di centrocampista davanti alla difesa, nel finale, quando Ancelotti ha schierato tutti insieme Callejon, Verdi, Mertens, Insigne e lo stesso Zielinski. C’è stato anche Hamsik, al posto di Piotr, per una squadra iperoffensiva impensabile fino a qualche settimana fa.

E poi abbiamo visto intensità e concentrazione assoluta per 90 minuti, esattamente quello che era mancato contro la Juventus sabato scorso. Da questo punto di vista, la notizia più incoraggiante della serata sta in questa dichiarazione di Ancelotti: «Speriamo che questa vittoria ci dia la consapevolezza di poter essere più liberi quando giochiamo». Da qui passano le ambizioni del Napoli, per questa stagione e per quelle che verranno. Le promesse e le premesse sono davvero buone.

 

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