Allo Juventus Stadium il trasporto pubblico non esiste. Si finisce in taxi con il nemico

Ogni anno la stessa odissea a fine partita. Una lezione anche per noi che ci lamentiamo della situazione trasporti al San Paolo

Allo Juventus Stadium il trasporto pubblico non esiste. Si finisce in taxi con il nemico

Noi che ci lamentiamo dei trasporti all’uscita del San Paolo

Giustamente i tifosi del Napoli si lamentano per i trasporti pubblici all’uscita dallo stadio San Paolo in occasioni delle partite serali. Anche se, ad esempio, per Napoli-Parma la Regione ha garantito corse supplementari per assicurare il rientro a casa dei tifosi.

A Torino, evidentemente, devono ancora arrivarci. Non lo abbiamo scoperto ieri sera. Lo constatiamo da cinque anni. Però ogni volta speriamo che qualcosa sia cambiato. Invano. Lo Juventus Stadium – ora Allianz Stadium – è alla Continassa, quasi fuori Torino. All’andata, ancora ancora è possibile è raggiungere l’impianto. Si prende la metropolitana, si scende a Bernini. E da lì l’autobus numero 9 vi porterà allo stadio che espone il numero sbagliato di scudetti. La metro non arriva alla Continassa.

Il tentativo di abbordare il taxi

È al ritorno che si apre il baratro. Da sempre. Una delle possibili soluzioni è provare ad abbordare un taxi. Non è operazione semplice. Occorre uno studio approfondito. La soluzione più efficace è il gioco di squadra: piazzarne un paio agli angoli strategici e riuscire a bloccare una vettura, dopodiché chiamare gli altri. È inutile chiamare il radiotaxi, c’è gente che è in attesa dal 2-0 con gol di Caceres e Pogba.

È altrettanto inutile chiedere alla polizia municipali. Agenti molto garbati allagano le braccia e alla fine ti dicono che loro saranno in servizio ancora un un’oretta altrimenti quasi quasi ti accompagnerebbero loro. Non sanno nulla dei trasporti pubblici.

La solidarietà

Resta, ovviamente la fermata dell’autobus. Ovviamente gremita. Arriviamo e una coppia ci informa: “È appena passato, zeppo di persone. Bisogna aspettare almeno mezz’ora”. Bene. Tutt’intorno il nulla. Ambulanti che vendono strani gadget in bianco e nero, volti sorridenti. Riprende la caccia al taxi. E in tempo di guerra succede di tutto. Persino che tre juventini con accento meridionale riescano a fermarne uno. E tu, d’istinto, chiedi: “c’è un posto?”. Si va. In auto, si comincia con un paio di considerazioni sullo strapotere juventino. Poi uno dei tre avvisa nel loro codice che c’è un avversario. Cala il silenzio. Si rispetta la tregua dovuta alla stessa condizione di precarietà. Pronunciano persino un paio di timide considerazioni positive sul Napoli. Lentamente abbandoniamo il deserto e torniamo in città. All’arrivo, vorrebbero persino darti l’euro di resto dei cinque per la corsa. Tu chiamala, se vuoi, solidarietà da assenza di trasporto pubblico. Ma noi, ovviamente, decliniamo l’offerta. E per solidarietà tratteniamo la battuta che abbiamo sulla lingua.

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