Ho visto il Manchester City perdere in casa, nel suo stadio-salotto

Manchester City-Lione, vissuta dal vivo: l’approccio sbagliato degli uomini di Guardiola, il coraggio dei francesi. E un pubblico spento rispetto alle attese.

Ho visto il Manchester City perdere in casa, nel suo stadio-salotto

A casa del Manchester City

La strada che ho fatto per arrivare al City of Manchester Stadium non è proprio bellissima, nel senso che si lascia dietro la parte migliore della città ed esplora quartieri residenziali, in alcuni punti un po’ isolati, segue il percorso del MetroLink e poi arriva in un’area gigantesca in estensione, completamente dedicata allo sport. La percezione è quella della parabola, si parte dall’alto, si scende verso il basso e poi si risale velocemente. Lo stadio non è enorme, ma ben organizzato e molto accogliente, c’è un megastore che accoglie i tifosi prima della partita e vende le sciarpe ufficiali della partita, da una parte i colori del Manchester City e dall’altra quella della squadra ospite. In questo caso, ieri sera, il Lione.

Ecco, sembrava una partita scontata, già scritta. In realtà, il girone sembrava già scritto. Il City insieme al club francese, più Shakhtar e Hoffenheim. Tutto facile per Guardiola, ieri sera squalificato dopo le polemiche scoppiate l’anno scorso durante il match contro il Liverpool. Invece, è andata diversamente. Il successo dei francesi in casa dei sedicenti marziani di Pep è un monito per tutti, per le grandi e per le piccole squadre, descrive perfettamente la Champions, una competizione che spesso va oltre i valori del campo ed esplora la psiche di giocatori, tifosi, allenatori. Anche di noi che proviamo a raccontarlo, il calcio.

Oltre la tattica

Molto spesso, i miei colleghi di redazione non concordano sulla mia visione “troppo tecnica e tattica” del calcio. Per me, ingenuo e idealista che non sono altro, tutto finisce per ridursi a scelte e valori e situazioni che fanno riferimento solo ed esclusivamente al campo. Come se non ci fosse anche – se non sopratutto – la mente delle persone a influenzare il risultato di una partita, quindi di una stagione.

Bene, Manchester City-Lione mi ha spiegato che ho torto, che il calcio non può essere considerato alla stregua della scienza, che ci sono variabili che sfuggono a un’analisi realistica (nel senso di valutativa e fattuale) della situazione. Ieri sera, per esempio, una squadra decisamente più scarsa ne ha battuto una decisamente più forte. L’ha fatto con pienissimo merito, soprattutto in riferimento al primo tempo, che è più o meno slegato dalla componente emotiva del gioco e vive su dinamiche preparate in allenamento, studiate dai tecnici, interiorizzate (teoricamente) dai calciatori.

Ecco, le dinamiche mentali del City di ieri mi sono parse tutte sbagliate. Il famoso “approccio alla partita” è stato pessimo, proprio dal punto di vista psicologico: squadra lenta, ritmi bassi, possesso palla statico e praticamente inoffensivo. Certo, Guardiola e Arteta (allenatore per una notte) hanno dovuto rinunciare a De Bruyne e hanno voluto rinunciare ad Aguero e Sané, ma non può essere questo il punto se metti in campo Bernardo Silva, David Silva, Gabriel Jesus, Sterling. Non che tu non possa perdere, è solo che è una cosa difficile. Che, però, succede quando tu giochi male e il tuo avversario gioca bene, seppure inferiore dal punto di vista tecnico e tattico.

Il coraggio del Lione

Prima ho scritto: un monito per le grandi e per le piccole squadre. Sì, perché se da una parte il City ha offerto una prestazione negativa, emblematica rispetto alla sottovalutazione di un impegno sempre difficile come un match di Champions League, dall’altra c’è la partita del Lione. Da registrare e riproporre come una sorta di manuale, di vademecum per affrontare avversari più forti, per attraversare una tempesta e uscirne indenni – anche se poi in realtà il City non è mai andato oltre una pioggerellina sottile, quella tipica delle città inglesi.

La squadra di Bruno Genesio ha tenuto la difesa alta per gran parte della partita, e Memphis Depay – un attaccante atipico – sempre in posizione avanzata, in modo da tenere bassi i centrali avversari. Depay ha giocato una partita esemplare, ha interpretato perfettamente il suo ruolo, ha colpito un palo nella ripresa (quando il risultato era sullo 0-2) proprio mettendo in pratica le indicazioni del suo allenatore, ripartenza veloce dell’OL e palla lunga nello spazio per il suo taglio, tutto bellissimo, tutto perfetto. Tutto preparato, studiato.

Fekir e Cornet (gli autori dei due gol dei francesi) lavoravano ai lati dell’ex United, tanto fisico e tanta qualità tutte le volte che il Lione riusciva a recuperare il pallone. L’idea di base era quella di giocare, quando possibile. Il Lione l’ha messa in pratica con grande coraggio, e ha vinto la partita. Certo, anche il Manchester City l’ha persa – come scritto sopra -, ma vincere certe partite è una sorta di allineamento degli astri: è un’eventualità difficile, ma può avvenire. Anzi, avviene con ciclicità.

Il tifo

L’esperienza di uno stadio inglese è meno impattante di quanto ci si aspetti. Certo, il City of Manchester non è Anfield, la tifoseria dei Citizens non è famosa per il suo “calore”, o perché il suo stadio sia nel gruppo degli inferni (calcistici) in terra. Però, la sensazione è quella di un impianto-salotto, che non critica e non fischia (nessun apprezzamento negativo durante e dopo il match), ma nemmeno può cambiare l’inerzia della serata grazie al suo supporto. Anzi, a volte i cori scanditi dallo spicchio di stadio riservato ai sostenitori dell’OL risuonavano più forte dei (pochi, sparuti) canti dei padroni di casa.

A fine partita, i 400 tifosi francesi arrivati al City of Manchester sono rimasti nella loro gradinata, a cantare. Un’immagine emblematica. Erano sorvegliati da un numero impressionante di steward, il fatto che fossero stati trattenuti dentro lo stadio apparteneva al protocollo di sicurezza, era evidente. Solo che a loro sembrava davvero andar bene, ed è praticamente inevitabile dopo una partita così, dopo una vittoria così inattesa, eppure così meritata.

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