Autostrade: “Marigliani avrebbe potuto fermare il traffico”. Ma il Direttore del Tronco genovese si difende

“Nessuno diede mai un allarme urgente tale da bloccare il traffico”. E intanto emerge che al Provveditorato non furono consegnati tutti i documenti utili

Autostrade: “Marigliani avrebbe potuto fermare il traffico”. Ma il Direttore del Tronco genovese si difende

Lo abbiamo scritto ieri: erano tanti gli elementi che lasciavano intendere le criticità del Ponte Morandi, ma la priorità, per tutti, era quella di non chiudere il viadotto al traffico.

Il Provveditorato alle Opere Pubbliche della Liguria, scrive La Stampa, dovendo rinforzare la commissione chiamata a valutare l’imminente intervento ai tiranti (approvato il 1° febbraio scorso, ndr), scelse come membro esterno Mario Servetto, ingegnere esperto in flussi di transito, a riprova della preoccupazione relativa alla circolazione.

Autostrade: non spettava a noi stabilire l’urgenza dei lavori

Sull’argomento e in particolare sulla valutazione dell’urgenza dei lavori di rinforzo ai piloni 9 e 10 del viadotto Polcevera, interviene Autostrade, che, sul suo sito web, risponde ai giornali che ieri hanno riportato il coinvolgimento del cda societario nella discussione del progetto di retrofitting (in particolare al Corriere della Sera).

Scrive Autostrade: “È corretto affermare che il progetto di retrofitting sia stato approvato dal Consiglio d’Amministrazione della società. È invece necessario chiarire che non è compito né facoltà del Consiglio d’Amministrazione fare una valutazione tecnica dei progetti né stabilire l’urgenza o la somma urgenza (ai sensi del Decreto Legislativo n.50 del 2016)”.

Una valutazione simile, chiarisce la società, spetta ai “responsabili tecnici qualificati come Committenti, che in tali casi non necessitano di autorizzazione da parte del Consiglio d’Amministrazione e per la fattispecie di urgenza e di somma urgenza non hanno alcun limite di spesa”. Un rinvio di responsabilità allo Stato, dunque.

Sulla circolazione, la società scarica la responsabilità su Stefano Marigliani

Non solo: la società chiama in causa il Direttore del Tronco genovese, Stefano Marigliani, scrivendo che è lui che “ha facoltà e obbligo di assumere in piena autonomia i provvedimenti sulla circolazione conseguenti ad eventuali situazioni di urgenza o somma urgenza”.

Marigliani viene chiamato in causa e in maniera non troppo implicita gli viene scaricata addosso la responsabilità della mancata decisione. Lui, di rimando, fa sapere – lo riporta il Corriere – “È vero, io posso intervenire sulla circolazione del traffico in situazioni di urgenza. Ma sul Ponte Morandi non c’è mai stata una situazione di urgenza, mai un campanello d’allarme, mai una segnalazione di pericolo dai tecnici della Spea, che si occupano per noi della sorveglianza, né da altri, come chi ha fatto il progetto di retrofitting”. E continua: “Se ci fosse stato, mi sarei sicuramente attivato: si poteva sospendere la circolazione, oppure limitare i carichi pesanti, dipende sempre dalla gravità del difetto segnalato. Interventi di somma urgenza ne facciamo 6-7 l’anno”.

Al provveditorato non furono consegnati tutti i documenti utili

Dai giornali oggi emerge anche che al Provveditorato non fu mai consegnato il progetto originale di Morandi del 1967, nonostante l’organo ligure avesse chiesto ad Autostrade “un diagramma che valutasse la capacità portante nel tempo del ponte”. Ciò vuol dire, scrive La Repubblica, che “le valutazioni dei cinque tecnici del Comitato furono quindi espresse senza la possibilità di confrontare gli interventi programmati con i dati e i disegni originari”.

Il concorso nelle spese: un punto da chiarire

Un altro punto da chiarire, secondo gli inquirenti, è la ripartizione dei costi del progetto di rinforzo delle pile 9 e 10. Nel verbale del Provveditorato dello scorso febbraio, nonostante l’elenco delle problematiche inerenti al Ponte, il Comitato tecnico autorizzava il progetto definendolo, come scritto ieri nella nostra rassegna, un “intervento locale” ai sensi del decreto ministeriale del 14 gennaio 2008, e sottolineava che fosse “pertanto da considerarsi come elemento migliorativo”.

La questione non è da poco, poiché potrebbe comportare una partecipazione alla spesa da parte dello Stato, a differenza delle manutenzioni ordinarie, tutte a carico del concessionario. Lo spiega La Repubblica, che chiarisce pure che “la classificazione dei lavori era comunque un compito che spettava al Ministero, in particolare alla Direzione di Vigilanza sulle Concessioni”.

La ricostruzione del Ponte

È previsto per venerdì prossimo un incontro tra il governatore ligure Giovanni Toti, l’ad di Autostrade, Giovanni Castellucci, il numero uno di Fincantieri, Giuseppe Bono e l’architetto Renzo Piano.

 

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