Addio posto fisso: con Ancelotti ogni giocatore interpreta più ruoli

Come Ancelotti ha espanso la rosa del Napoli: posizioni nuove e diverse per gli stessi giocatori, di partita in partita e all’interno dello stesso match.

Addio posto fisso: con Ancelotti ogni giocatore interpreta più ruoli
Hamsik e Zielinski (Carlo Hermann/Kontrolab)

Oltre il turn over

Abbiamo già scritto dell’ampliamento verticale della rosa del Napoli, per Ancelotti non esistono più calciatori intoccabili, in tutte le posizioni. Sette partite stagionali, due soli calciatori con altrettante presenze dall’inizio: Koulibaly e Insigne. Oltre i due alfieri, altri 18 titolari in sette formazioni tutte diverse, nella forma e nell’elenco dei nomi. Insomma, una vera e propria rivoluzione nella gestione dell’organico e delle gerarchie.

C’è anche un altro aspetto interessante nella compilazione delle formazioni, il cosiddetto ampliamento orizzontale. Un concetto più sottile, che fa riferimento alla fluidità tattica predicata dal tecnico: i giocatori del Napoli possono disimpegnarsi in due o più ruoli diversi, di partita in partita e all’interno dei 90′. Riavvolgere il nastro di questo inizio di stagione vuol dire trovare metamorfosi inattese nella posizione di calciatori che sembravano destinati a non modificare mai il loro approccio tattico. Si pensi primariamente a Insigne, spostato dal “suo” centrosinistra e diventato seconda punta da 5 gol in 6 partite di campionato. Lorenzo oggi agisce sul centrodestra, in realtà ha piena libertà di muoversi lungo tutto il fronte offensivo, interpreta il ruolo con assoluta libertà, ma di certo non è confinato né tantomeno va ad autoconfinarsi nella sua storica comfort zone sulla sinistra dell’area d’attacco.

Quello di Insigne è stato il cambiamento più impattante, anche a livello statistico. Ma pure Zielinski ha vissuto già diverse vite: mezzala contro Lazio e Milan, poi trequartista centrale e centrocampista centrale (in un 4-2-3-1) nel finale contro i rossoneri, ora è un mezzo esterno sinistro in un centrocampo a quattro. Il suo (nuovo) compito è quello di accentrarsi dalla fascia e creare linee di passaggio alle spalle di due attaccanti. Stesso discorso per Mertens, trequartista centrale contro il Milan, prima punta contro Fiorentina e Torino.

Callejon ed altri centrocampisti

José Maria Callejon rientra in questo discorso per “pochi metri”. Continua ad essere utilizzato come esterno destro, ma ha arretrato leggermente la sua posizione, è diventato un laterale di centrocampo a quattro con il compito primario di garantire ampiezza in avanti ed equilibrio in difesa. Uno slot del 4-4-2 che ieri è andato però a Fabian Ruiz, quindi è stato caratterizzato da un’interpretazione completamente diversa: lo spagnolo, centrale di centrocampo contro la Stella Rossa, ha controbilanciato il gioco di Zielinski, associandosi ai centrocampisti e gestendo il possesso con qualità e a piede invertito. L’ex Betis è l’esempio perfetto di questo ampliamento orizzontale: due partite da titolare, due slot diversi. E un rendimento comunque positivo, da singolo e all’interno del sistema di gioco.

Dall’altra parte, nel match contro il Torino, abbiamo visto Simone Verdi. Che, a Genova, invece, era stato schierato a destra, al posto di Callejon. Partita negativa, sostituzione dopo 45′. Ma il senso di questo pezzo è raccontare l’intercambiabilità degli stessi calciatori rispetto a posizioni diverse, a loro volta intercambiabili. Tutto era iniziato con l’intuizione-Hamsik, da mezzala a regista. Oggi, invece, Marek assolve il compito del regista in un centrocampo a due. Una condizione ancora diversa, nuova, sperimentata ieri sera anche da Amadou Diawara. Accanto a loro, si sono alternati Allan e Rog come mediani dinamici. Il croato, contro la Lazio, era invece entrato al posto di Zielinski e si era schierato a sinistra, esterno di contenimento in un 4-4-2 temporaneo per difendere la rimonta completata da Milik e Insigne.

Difensori

Anche in difesa ci sono stati degli spostamenti, seppur meno appariscenti. Con i giocatori della terza linea, è più difficile mixare attribuzioni e competenze, anche se Ancelotti ha deciso di sorprendere un po’ tutti fin dai primi giorni di ritiro, con la scolarizzazione di Luperto come esterno. A Dimaro fu praticamente necessario, il Napoli non aveva laterali difensivi a sinistra e allora si decise di provare a tornare indietro nel tempo, ai suoi esordi giovanili Luperto aveva già giocato come terzino, l’impatto del lavoro è stato buono se non ottimo, il Napoli oggi ha un’alternativa valida a Mario Rui in attesa di Ghoulam.

A Torino, Luperto è stato sostituito da Maksimovic, non dal portoghese. Il serbo ha giocato gli ultimi minuti da terzino destro. Contestualmente, Hysaj è scalato a sinistra, come avvenuto già qualche volta nel corso degli ultimi tre anni.

Insomma, Ancelotti sta lavorando su un terreno ampio, esteso, ha coinvolto tutti nel turn over (solo Ounas, lungodegenti a parte, non ha ancora giocato una partita dall’inizio) e sta cercando di dare a tutti i giocatori diverse collocazioni all’interno del sistema. Certo, ci sono calciatori che per caratteristiche non possono essere “spostati”: si pensi a Milik (che pure è passato da essere unica punta ad un reparto a due, ruolo ricoperto in nazionale accanto a Lewandowski), a Mario Rui, allo stesso Callejon, a Koulibaly o Albiol. Laddove vede uno spiraglio di fluidità, però, Ancelotti non rinuncia a sperimentare. A cercare nuove strade. Finora, la rivoluzione sta funzionando.

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