Calcio e tv, la Serie A spezzatino: c’è il rischio overdose, torneremo nei bar?

Sta per iniziare un campionato diviso su più giorni, per massimizzare gli introiti tv. Storia di una trasformazione (col rischio regressione).

Calcio e tv, la Serie A spezzatino: c’è il rischio overdose, torneremo nei bar?

Avete presente la vostra fiction preferita? Un appuntamento fisso: stesso giorno, stessa ora, stesso canale. Vi piace tanto e, cascasse il mondo, non ne perdereste una puntata. Immaginate ora che, visto il successo, i produttori decidano di produrre nuove puntate per la nuova stagione, sempre di più… e di mandarle in onda non più una volta a settimana ma quasi tutti i giorni, ogni volta ad un orario diverso e magari su canali diversi, costringendovi ad inseguire letteralmente le varie puntate per non perdere il filo della trama.

Se succedesse con le fiction gli spettatori calerebbero a picco e il produttore sarebbe licenziato in tronco, insieme ai dirigenti televisivi. Ecco… più o meno è quello che sta succedendo col calcio in tv. Con quali risultati lo vedremo presto. 

Il calcio di una volta

Il sabato era il giorno delle formazioni: il layout più diffuso era l’elenco in colonna; ma sui giornali sportivi, per le partite importanti, si osava lo schemino tattico, coi nomi schierati in campo come su una scacchiera, come soldati al fronte.

Noi ragazzi provavamo a immaginare le trame offensive che si sarebbero sviluppate l’indomani.  E ci pensavamo per tutto il pomeriggio. E poi l’indomani, nella vasca da bagno, poi a messa, in un lento crescendo che, passando per la limonata o i primi caffè presi al bar, ci conduceva al sugo che ‘peppiava’, alla tovaglia linda, al pane tagliato a fette, alla sigla del Tg1.

Il pranzo della domenica

Il primo filava via tranquillo. Al secondo già ci si agitava. Alla frutta eravamo in pieno delirio. Quando il calcio non era in tv, ognuno aveva il proprio luogo sacro.  Mio padre preferiva la radiosveglia in camera da letto. Io avevo la radio nello studio. Oppure mi rifugiavo in macchina.

Ma le domeniche migliori erano quando eravamo a pranzo da nonno, che aveva il bar e alle 14.30 già riapriva. Bisognava mangiare in fretta, che arrivavano i fedeli devoti della funzione settimanale. Caffè e schedina vuota, pronti a segnare l’evoluzione dei risultati. Col batticuore ogni volta che si sentiva il brusio di sottofondo, il salire dell’esultanza e qualcuno interrompeva il collegamento: «Scusa Ameri…». Se era forte era gol in casa, se era più debole gol in trasferta.

E puntuale arrivava la domanda: : «Chi ha segnato?». Per i risultati ognuno aveva il suo stile. Nonno Ciccio usava la parte arancione per il punteggio e quella bianca per il segno. C’era il Totocalcio e la vera discriminante, per lui, era quella: 1-X-2. Io no. La parte destra la usavo per i gol: ogni riquadro una modifica del punteggio. E se in una partita ce n’erano più di 4 proseguivo in un’altra schedina, legandola alla precedente con un pezzo di nastro adesivo. Per Napoli-Pescara 8-2 me ne servirono tre. Giornata memorabile. Alle 17.30 tutto era chiaro: risultati e classifica. Ci si preparava per Novantesimo Minuto. Poi Domenica Sprint e quella sua sigla particolarissima: Viva el goleador. Infine, la Domenica Sportiva, fra la veglia e il sonno. E l’indomani cominciava una nuova settimana di attesa.

Gli anni Novanta

Venne “Quelli che il Calcio” e si poteva cominciare a spiare negli stadi in diretta. Poi l’evento della prima partita trasmessa in diretta: era il 29 agosto del 1993. A breve saranno 25 anni. Il posticipo serale di serie A, l’anticipo del sabato di serie B poi tutte le altre alla stessa ora. Di tanto in tanto qualche cambio d’orario. Ma la ritualità non ne venne minata. E si andò avanti così per qualche anno. Le partite in tv erano ancora un evento, spesso vissuto in gruppo, al bar, come negli anni ’60 si vedeva “Rischiatutto”.

Il calcio in pay-tv

I problemi cominciarono quando, per aumentare l’offerta e non perdere potenziali telespettatori, si cominciò a “spezzettare” il turno di campionato sfalsando gli orari, sempre di più, fino a questi ultimi anni in cui, in pratica, finita una partita si fa giusto in tempo ad andare in bagno che ne comincia un’altra. Sabato alle 15, sabato pomeriggio, sabato sera, domenica a pranzo, domenica alle 15, domenica pomeriggio, domenica sera, lunedì sera. Uno spezzatino, appunto. Al di là della regolarità del campionato, ad essere seriamente a rischio è l’equilibrio psicofisico dei “tele-tifosi”.

Ma è la legge del mercato – si dice – così girano più soldi e le squadre sono più ricche. Le tv devono rientrare delle spese per i diritti televisivi e hanno bisogno di spremere il limone per benino (che poi il limone siamo noi). Spremuto dal punto di vista economico ma anche nel tempo passato davanti alla tv. Con questa programmazione, il tifoso medio rischia di trascorrere davanti allo schermo tutto il weekend, passando, come in ogni abuso, dal piacere alla dipendenza.

Tifosi disorientati

«Quando gioca il Napoli?»: sarà l’età, ma da un po’ di anni rispondere alla tradizionale domanda del nonno è sempre più difficile. E lo sarà sempre di più anche per il più sveglio dei nipotini: o si studia per bene il palinsesto televisivo oppure deve rivolgersi allo smartphone per dare una risposta. Al di là delle domande dei nonni, l’orientamento dei tifosi viene sempre più messo alla prova, fra orari sempre diversi, anticipi, posticipi, turni infrasettimanali e chi più ne ha più ne metta.

Per evitare di perdersi in questo mare magnum, fino alla scorsa stagione, perlomeno c’erano le stesse tv, responsabili (con  la Lega) di questo spezzatino, a ricordare di volta in volta gli appuntamenti televisivi della squadra del cuore. Da quest’anno perderemo anche questo. Sì, perché le piattaforme televisive che trasmettono la serie A sono due: DAZN e Sky.

Nessuna delle due ha la possibilità di offrire il pacchetto completo. Chi vuole vedere tutto deve abbonarsi a entrambe le piattaforme. E ovviamente nessuna delle due si sognerà di avvisare che c’è una partita se a trasmetterla è la concorrente. Per non parlare del fatto che la nuova piattaforma trasmette solo in streaming, con implicazioni non da poco per gli utenti meno tecnologici. Anche per questo, ma non solo per questo, il modo in cui è stato spezzettato e venduto ogni turno di campionato è cervellotico e snatura il senso stesso del campionato.

Scelte di mercato

Il prodotto “campionato” non esiste più. Esiste il singolo evento. Un po’ come succede in America per il football americano o per il basket, in cui si gioca a ripetizione in giro per il paese, in preparazione dell’evento finale. I play off. E probabilmente fra qualche anno ci arriveremo anche per i campionati nazionali, dopo averlo introdotto nelle serie minori. Ma è scomparso anche il prodotto “squadra del cuore”.

Fino a qualche anno fa, lo spettatore che era soprattutto tifoso poteva scegliere di pagare un “ticket stagionale” per vedere tutte le partite della propria squadra, rinunciando a tutte le altre. Una formula che, appunto, riconosceva l’esistenza del tifoso a cui interessa la propria squadra e non necessariamente il “prodotto calcio” nel suo complesso. Ma come ogni cosa intelligente è durata poco: non era remunerativa per le tv, che invece hanno bisogno di piazzare tutto il pacchetto, seppur diviso a pezzi.

Il paradosso della B

Ormai, nemmeno la serie B sfugge a questo meccanismo. Quello che fino a qualche anno fa era definito il calcio di provincia, con i suoi riti e una passione per definizione più autentica e meno artificiale, sta diventando, almeno dal punto di vista televisivo, una serie A2. Con un paradosso. Lo spostamento dalla domenica al sabato era stato deciso anni fa proprio per sottrarre la serie B all’ombra della serie A. Per darle una sua visibilità mediatica rispetto agli anni in cui si diceva “le altre di B”, per indicare le partite che nemmeno entravano in schedina.

Una strategia che sembrava funzionare, considerando il successo delle trasmissioni dedicate (non solo sui canali a pagamento) e dei personaggi televisivi che seguono prevalentemente la cadetteria (basti citare Diletta Leotta). Sembra andare tutto bene… e invece… cosa fanno quei geniacci della Lega? Spezzettano il campionato di serie B esattamente come quello di serie A, provocando la sovrapposizione pressoché totale dei due campionati: a parte il venerdì e il lunedì, quasi ogni volta che si gioca una partita di serie B ce ne sarà almeno una di serie A.

L’epilogo

Ogni abuso si trasforma da piacere in dipendenza, dicevamo. E quella dal calcio in tv lo è diventata senz’altro. Se il calcio è stato definitio l’oppio dei popoli, il calcio in tv è probabilmente l’eroina dei popoli, visto che il suo impatto è molto più forte. Ma crea anche più assuefazione. Obiettivo del pusher è questo: non soddisfare mai del tutto, fare in modo che il tossico abbia sempre bisogno della sua dose, sempre di più. Però bisogna stare attenti a non esagerare.

Spero di sbagliarmi, da tifoso e da addetto ai lavori, ma la sensazione è che siamo molto vicini al limite dell’overdose. E se il tossico collassa chi la compra la dose? La sensazione è che ci sarà una regressione: un po’ per la crisi economica, un po’ per la confusione e il disorientamento, un po’ per gli aspetti tecnici, secondo me si tornerà a vedere la partita al bar come qualche anno fa, forse addirittura si tornerà allo stadio. O, perché no, davanti ad una radio gracchiante, a emozionarsi per un brusio in sottofondo: «Chi ha segnato?».

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