Top e Flop degli ottavi Mondiali: Mbappé e Cavani dominano, Cristiano Ronaldo è il grande assente

Splendida prestazione di Cavani e del giovane fenomeno francese, con loro i migliori sono Schmeichel e Fellaini. Tra i flop, CR7, Cuadrado e Mascherano.

Top e Flop degli ottavi Mondiali: Mbappé e Cavani dominano, Cristiano Ronaldo è il grande assente

Top

Cavani (Uruguay) – Con una grande doppietta, manda in vacanza, prima del previsto un certo Cristiano Ronaldo. Un gran gol di testa, un altro delizioso di piede. Da aggiungere a tante altre giocate di qualità, anche in fase difensiva. Esce per un preoccupante guaio muscolare.

Mbappe (Francia) – Primo teenager a siglare una doppietta in un mondiale dopo Pelè nel 1958. Autentico fenomeno, spina nel fianco costante per la difesa argentina. Con la sua velocità devastante, mette in crisi il centrocampo da pensionati e la retroguardia di Sampaoli.

Fellaini (Belgio) – Il suo ingresso cambia radicalmente il volto alla partita contro il Giappone. Mette in difficoltà la retroguardia nipponica con muscoli e centimetri, poi segna il gol del momentaneo 2-2.

Schmeichel (Danimarca) – il portierone danese ipnotizza Modric al 116′, poi para due rigori nella lotteria finale. Non basta per vincere, e anche se non è mai bello accollare le responsabilità ai compagni stavolta è giusto dirlo: lui avrebbe meritato i quarti di finale.

Flop

Mascherano (Argentina) – Lento, prevedibile, scontato. Incapace di dettare i tempi di gioco dell’Argentina. È un ex giocatore, lontano parente di quello ammirato in passato, sia nel Barcellona che nella Seleccion.

Cristiano Ronaldo (Portogallo) – Chi lo ha visto? È il grande assente del Portogallo, non punge mai nel corso della partita, eclissato da Cavani. D’altronde è ben controllato e marcato quasi a tutto campo dai giocatori avversari.

Cuadrado (Colombia) – Si sposta da destra al centro, poi a sinistra, gioca con generosità ma non trova il modo di fare male. Lontano parente del giocatore ammirato nella Juventus. Quando ha la palla del pareggio la spreca malamente.

Jørgensen (Danimarca) – Entra alla metà del secondo tempo per dare una marcia in più all’attacco danese, finisce per accartocciarsi su se stesso e a calciare un rigore inguardabile, quello decisivo, rendendo vani i miracoli di Schmeichel.

ilnapolista © riproduzione riservata