Il Milan è il Chelsea italiano, solo che non ha un proprietario: ora il fondo Elliott è pronto a subentrare

Domani c’è il raduno della squadra di Gattuso, ma non si sa chi possegga il Milan: Mister Li è destinato a lasciare, i Singer gestiranno la transizione.

Il Milan è il Chelsea italiano, solo che non ha un proprietario: ora il fondo Elliott è pronto a subentrare

Mister Li esce di scena?

L’articolo pubblicato dalla Gazzetta questa mattina è impietoso, semplicemente. Il Milan è il Chelsea italiano, solo con una grande differenza: il club inglese ha una proprietà solida, ma ha un allenatore che vorrebbe esonerare e un altro che aspetta di essere assunto. Quindi, è come se non ne avesse neanche uno. A Milanello, domani, si radunerà invece una squadra intera, non ancora toccata dal e col mercato, con un allenatore fresco di rinnovo contrattuale. Ma senza presidente, o meglio, che non sa chi sia il proprietario.

Una situazione surreale, considerando che un anno fa la nuova stagione cominciava tra l’entusiasmo dei tifosi per il calciomercato. Le scene di oggi e di domani sono e saranno decisamente diverse. Perché l’incertezza regna sovrana, come spiega la rosea: «Il finale della prossima puntata deve ancora essere scritto ma Li è ormai irrimediabilmente sullo sfondo. Potrebbe infine recitare
un ruolo come intermediario tra Commisso ed Elliott ma nemmeno questo è scontato. Le ultime mosse di Yonghong, il cambio di advisor e legali e il tentativo dei giorni scorsi di riallacciare con il patron Cosmos, dimostravano la volontà di non sparire; il mancato rimborso del denaro all’hedge fund è stato per questo accolto come un colpo di teatro. La sfida potrebbe essere una corsa contro il tempo: presentarsi domani da Singer con un nuovo acquirente».

La posizione di Elliott

Sì, perché nel frattempo il fondo Elliott sembra pronto a subentrare. O meglio: a far fruttare il suo investimento, il prestito elargito e non rimborsato da Li Yonghong. «A inizio settimana – si legge sulla Gazzetta – il fondo  può decidere di stringere definitivamente (e legalmente) la presa. Anche i Singer (Paul e il figlio Gordon, grande appassionato di soccer…) sono di fronte a un bivio-vendita. Possono incamminarsi verso la riscossione del debito comprensivo degli interessi e cedere subito il club, all’interlocutore con cui si potrà presentare Yonghong o a un altro interessato: in questo modo anche la famiglia Ricketts e Stephen Ross sarebbero pronti a rimettersi in carreggiata. Oppure avviarsi verso un’asta internazionale che premi il miglior offerente. Nel frattempo gestirebbe il club, da solo oppure con altri soci. Cambiando subito il management oppure no».

In pratica, il club sta per cambiare proprietà. Di nuovo, ancora, senza conoscere l’identità dell’acquirente. Anche i potenziali compratori contattati da Mister Li (Rocco Commisso in primis, più un mister X est-europeo o asiatico) non potrebbero far altro che rilevare le azioni del club dall’imprenditore cinese. Che, in un anno, non ha mai dissolto i dubbi sulla sua consistenza economica e progettuale. E ora sembra destinato a dover lasciare il Milan. Ci sarebbe un’ultima strada, come spiega la Gazzetta: «Una azione legale, che potrebbe essere lunga e senza sfondo. Condurrebbe
Li alla causa con Elliott per sospendere (momentaneamente) la procedura di escussione». Ma, francamente: è possibile pensare che alla fine qualcuno possa dar ragione a mister Li?

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