Lo stadio a Napoli / Da Bagnoli a Renzo Piano, le primi liti De Laurentiis-de Magistris

Vent’anni di promesse / La seconda puntata del viaggio napolista nell’oceano di parole dette e di progetti mai realizzati.

Lo stadio a Napoli / Da Bagnoli a Renzo Piano, le primi liti De Laurentiis-de Magistris
De Laurentiis e de Magistris

Seconda puntata

Dopo la prima puntata, pubblicata ieri, continua il viaggio in tre puntate del Napolista nell’odissea del nuovo stadio di Napoli. Ci eravamo lasciati con una città in fermento per la candidatura agli Europei 2012, all’inizio di quello (il 2007) che sarà un anno campale per la mancata nascita del nuovo impianto.

Ecco il nuovo stadio: 65.000 posti, forma ellittica e città della musica (2007-IV)

Dario Boldoni (ancora lui) dona al Comune un rendering fotografico e le specifiche del nuovo impianto: 65.000 posti tutti coperti, 2200 ospiti d’ onore. E poi i due piani dei servizi, livello zero e livello uno, che prevedono sale meeting per incontri stampa, catering, vendita di gadget, mentre a breve distanza dovrebbero sorgere la “città della musica”, un albergo e insediamenti abitativi. È il 2 febbraio 2007 e Il Comune presenta questo progetto alla Figc, De Laurentiis lancia una suggestione: “Ma perché non facciamo un grande stadio a Bagnoli? Pensateci: vista sul mare, l’impianto più bello del mondo, lo spazio c’è, nessun inquinamento. Pensiamoci”.

Boldoni, intanto, dalle colonne di Repubblica promette: “Niente mani sulla città”.

Il tema stadio si intreccia con i fatti di cronaca. A Catania viene ucciso l’agente di polizia Filippo Raciti durante gli scontri avvenuti in occasione del match con il Palermo. Mentre Napoli sogna il nuovo stadio, esiste un problema sicurezza del San Paolo. Il Prefetto ordina nuove misure di sicurezza al Comune e alla società, entrambi rassicurano “il progetto per l’installazione delle telecamere è quasi pronto“.

I dubbi dell’Uefa: Europei e nuovo stadio a rischio (2007-V) 

I fatti di Catania mettono l’Italia in cattiva luce agli occhi dell’Uefa. Filtra pessimismo sulla possibilità di assicurarsi lo svolgimento della manifestazione continentale e, di conseguenza, comincia a scricchiolare l’ambizioso progetto del Comune per la nuova struttura di Miano.

Iervolino ammette che se l’Italia non ospiterà gli Europei, l’intera operazione salterà visto che i trasferimenti dal Governo sono legati ad Euro 2012.

È una doccia fredda che riporta tutti con i piedi per terra. Il problema più urgente, ora, diventa l’agibilità del San Paolo. Mancano serpentine e tornelli e vi devono provvedere tempestivamente Comune e Società.

Il ministro dell’Interno Giuliano Amato usa il pugno duro: non si gioca in stadi non a norma. Il San Paolo non lo è e servono almeno due mesi per i lavori. Si rischia di giocare, nel frattempo, a porte chiuse.

De Laurentiis non ci sta e chiede, piuttosto, la sospensione dei campionati di A e B finché tutti gli impianti non vengano messi a norma.

Sul fronte nuovo stadio, intanto, la Figc alza l’asticella: Miano potrà ospitare gli europei solo se sarà stato approntato un anno prima. C’è bisogno che vi venga giocata un’intera stagione come periodo di prova. Suona come una bocciatura inevitabile, siamo ai primi di febbraio 2007 e non esiste nemmeno uno studio di fattibilità.

Giuliano Amato

Il Napoli gioca a porte chiuse, la polizia indaga sul mondo ultras (2007-VI)

Le richieste del Napoli non vengono esaudite, il Napoli è costretto a giocare a porte chiuse finché non riuscirà a rispettare le norme di sicurezza. Dopo l’omicidio Raciti, inoltre, Digos e magistratura cominciano ad interessarsi del mondo ultras. Ne emerge che il Napoli sta cercando di combattere da anni le frange violente del tifo organizzato. Un merito che non verrà riconosciuto abbastanza a De Laurentiis.

La burocrazia continua a muoversi lentamente per la costruzione del nuovo stadio a Miano, mentre De Laurentiis cerca di riportare l’attenzione sulle condizioni del San Paolo.

Iervolino annuncia di aver trovato i finanziatori per il project financing che dovrebbe partire a breve, poi con un rigurgito di concretezza mista a scaramanzia ammette: “Voglio prima avere il gatto nel sacco“.

Addio allo stadio di Miano, non ci sono i terreni. Poi Acerra, e di nuovo Miano (2007-VII)

Dopo mesi di rassicurazioni e voli pindarici sulla Cittadella che sarebbe dovuta sorgere, arriva la notizia ferale: il ministero della Difesa non concede l’area delle caserme del quartiere di Miano. È il primo marzo 2007. Al Comune non sanno che pesci prendere e, mentre Iervolino esterna la sua rabbia per le promesse non mantenute da Roma, spunta l’autocandidatura di Acerra: il sindaco  Espedito Marletta si dice pronto a costruire un impianto da 65.000 posti in un battibaleno. De Laurentiis invece rilancia: nuova vita al San Paolo. L’Italia intanto, come da tradizione, si concentra sul Festival di Sanremo e Mimmo Carratelli coglie l’occasione per mettere in musica la farsa del nuovo stadio.

Passa qualche giorno e arriva l’ennesimo colpo di scena: i terreni di Miano tornano disponibili! Riparte dunque l’iter per lo stadio di Miano, L’unico che non si fa trascinare dai sogni è De Laurentiis, concentrato sull’ordine pubblico e (di nuovo) fermamente contrario al nuovo stadio, definito una “cattedrale nel deserto. Intanto in città si discute di urbanistica.

La cronaca, però, irrompe di nuovo. Un duplice omicidio avvenuto proprio nei pressi dell’area dove dovrebbe sorgere il nuovo impianto fa dichiarare alla sindaca: “così si scoraggiano gli investitori“. I costruttori napoletani, infatti, fanno marcia indietro sulla possibilità di partecipare al project financing.

La Figc fa retromarcia su Miano, per Euro 2012 si punta sul San Paolo. Anzi no (2007-VIII)

Sono giorni febbrili, l’Italia è alle prese con la questione ordine pubblico, la Figc teme che l’Uefa possa far svolgere altrove gli Europei e non si fida, evidentemente, della progettualità del Comune di Napoli. Così il 2 aprile 2007, nella lista degli impianti approntata da Pancalli, a sorpresa non c’è il futuro stadio di Miano, ma c’è il San Paolo (che però per il momento non è agibile). Da Palazzo San Giacomo partono le telefonate. Tempo due giorni e la FIGC cancella anche il San Paolo dal sito, al suo posto un non meglio identificato “impianto di nuova costruzione“. Mancano due settimane all’assegnazione degli Europei, le perplessità non si contano.

Niente Europei per l’Italia, sfuma il nuovo stadio. Servono i soldi per il San Paolo (2007-IX)

Arriva il 18 aprile, Michel Platini, dopo aver augurato la pronta guarigione a Diego Armando Maradona che non sta bene, apre la busta: gli Europei 2012 si giocheranno in Polonia e Ucraina. L’Italia non ce l’ha fatta e questo vuol dire l’addio definitivo al sogno della cittadella di Miano. Resta in piedi (a stento) il San Paolo. Al Comune brancolano nel buio, si comincia a discutere (di nuovo) di ristrutturare lo stadio di Fuorigrotta. Ora servono 40 milioni che, neanche a dirlo, non ci sono. De Laurentiis torna al centro della questione: sembra essere l’unico a poter fare qualcosa. Nell’area nord di Napoli, illusa per oltre un anno da un progetto mastodontico, ora fanno i conti con le discariche.

Pancalli non è più alla Figc e si occupa della task force per la sicurezza negli stadi. Come consulente sceglie Dario Boldoni. I due tornano in qualche modo ad occuparsi del San Paolo.

Renzo Piano

De Laurentiis: per il nuovo stadio affiderei il progetto a Renzo Piano (2007-X)

C’è voluto qualche mese per smaltire la scoppola presa dall’Italia e da Napoli, ma alla fine del nuovo stadio si torna a parlare. Lo fa nel dicembre 2007 il presidente del Napoli, rilanciando alla grande: diamo il progetto a Renzo Piano! Dal Comune non ci stanno a farsi superare in fantasia e dice di puntare ancora sulla cittadella di Miano. Si tratta, però, delle ultime scaramucce di un anno pazzo, in cui si è discusso e fatto finta di costruire. La squadra intanto è tornata in Serie A, arrivano Hamsik, Lavezzi, Gargano e Zalayeta. C’è una distanza siderale tra i risultati sul campo e la progettualità della città. Si torna alla dura realtà e si scopre che chi voleva costruire una cittadella dello sport da 400.000 metri quadrati, in realtà, non riesce nemmeno a mettere dei paletti a Port’Alba. Al governo è tornato Berlusconi (stavolta durerà poco anche lui) e di impianti sportivi, nei mesi successivi, si parlerà solo sporadicamente.

Cala il silenzio sul nuovo stadio (2008-2010)

Mentre gli azzurri continuano la loro crescita e tornano in Europa dopo una vita, la questione stadio esce completamente dal dibattito pubblico. Se ne fa accenno solo a margine di altri avvenimenti, come quando De Laurentiis licenzia Pierpaolo Marino e lo accusa, tra l’altro, di non essersi mai interessato al nuovo impianto. O come quando l’Italia sembra interessarsi ad ospitare gli Europei 2016, ma si nota subito che oramai non ci crede più nessuno.

L’ipotesi sul tavolo, in questo periodo, è quella di ammodernare il San Paolo, ridurne la capienza (50.000 posti) e renderlo più comodo. Ci vorrebbero soldi che (80 milioni) tanto per cambiare non ci sono) e comunque è una soluzione che desta molte perplessità. Ad un certo punto Iervolino e Ponticelli ci riprovano e nel mezzo dell’organizzazione del Forum Universale delle Culture (un’altra iniziativa che fallirà miseramente) annunciano di aver trovato 150 milioni per il nuovo stadio. Siamo nell’aprile 2010 e la notizia non viene presa sul serio quasi da nessuno. Ogni tanto si riaffaccia l’idea di spostare lo stadio a Napoli est oppure a Bagnoli. A Napoli sono arrivati Mazzarri e Cavani, in città gli architetti continuano a discutere di urbanistica.

Arriva De Magistris: nuovo stadio entro fine mandato, 70.000 posti a Ponticelli (2011)

Le elezioni comunali del 2011 segnano l’ascesa di Luigi de Magistris, ex magistrato a capo del c.d. movimento arancione. Dopo una campagna elettorale all’insegna dei motti rivoluzionari, il nuovo sindaco si insedia e annuncia (tra l’altro) la costruzione di un nuovo stadio (video) entro la fine del suo mandato (2016). La novità è l’intesa con De Laurentiis, dopo i contrasti che hanno segnato l’era Iervolino. Comune e società cominciano a parlarsi e la cosa preoccupa quelli di Italia Nostra che chiedono di mettere il vincolo della sovrintendenza sul San Paolo e sull’area di piazzale Tecchio. Naturalmente nella questione intervengono gli architetti.

Il Napoli nel frattempo ha giocato la Champions League e si appresta a mettere un trofeo in bacheca dopo oltre 20 anni (la Coppa Italia) e tra De Laurentiis e De Magistris cominciano i primi scricchiolii. Il Comune pensa ad uno stadio da 70.000 posti a Ponticelli, Il Napoli lo vorrebbe più piccolo. De Magistris, come altri prima di lui, pensa in grande: perché limitarsi al nuovo stadio? recuperiamo anche l’Albricci. L’imprenditore Lettieri, che nel frattempo si è candidato a Sindaco ed ha perso, non ci sta: solo annunci. Non per gli architetti, che continuano a discutere del nuovo stadio come di una eventualità concreta.

Il Comune fa sul serio: tre ipotesi per il nuovo stadio e bando (2012)

De Magistris non ci sta a passare per quello che non mantiene la parola, così incontra varie volte De Laurentiis, mentre il Comune vaglia tre ipotesi per il nuovo impianto. Due riguardano Ponticelli, una quella di rifare il San Paolo. Viene annunciato un bando per raccogliere le manifestazioni di interesse dei privati. Neanche il tempo di partire, e l’iniziativa del Comune raccoglie critiche, perplessità legislative e, soprattutto, lo scetticismo degli investitori. Non manca chi sottolinea che, mentre si discute del libro dei sogni sul nuovo stadio, gli impianti sportivi in città praticamente non esistono più, dal Collana all’Albricci, dalla Scandone al Mario Argento allo Sferisterio. Tra de Magistris e De Laurentiis si passa dalle scaramucce ai veri e propri litigi. La posizione dei due è lontana: Il Sindaco vuole lo stadio a Ponticelli, Il Presidente non vuole muoversi dal San Paolo, magari restaurato, magari con l’aiuto dei cinesi!

La querelle tra i due ha addirittura uno strascico giudiziario: De Laurentiis accusa pubblicamente (qui lo scoop del Napolista) il sindaco di voler fare un favore all’imprenditrice Faraone Mennella, in Procura lo prendono sul serio e indagano il vicesindaco Sodano e l’imprenditrice stessa. La vicenda si concluderà con l’archiviazione nel 2014. (2 – continua)

ilnapolista © riproduzione riservata
  1. Forse tra cinque anni avremo un centro sportivo e tra otto una sede. Investimenti per 30 M€ totali.

    Per lo stadio ce ne vorranno 13.

    Saremo i decimi o quindicesimi in Italia.

    Purtroppo la gestione della società è il primo problema del Napoli

    • Tottenham o Chelsea ti aspettano.

      • In Italia un centro sportivo ce l’hanno j*, Lazio, Inter, Milan, Roma, …

        Non mettiamo prosciutto sugli occhi

        • tranne la J tutte squadre che ci sono sotto. Dimmi che cambia tra comprarsi dei campi a prenderli in affitto.

          • Ti ricordo che sono squadre che oggi sono sotto di noi. Un centro sportivo all’altezza è una risorsa unica per i settori giovanili (nel centro di Vinovo c’è anche un liceo!) e per creare quella solidità societaria che serve per avere una mentalità vincente.

            Quali tra le squadre di prima fascia europea non hanno un centro sportivo?

            Spero tu non sia tanto affezionato alla tua opinione da non cambiarla.

          • In base a quali teorie si vince avendo un centro sportivo di proprietà piuttosto che in affitto? Il Pallone è sempre quello, contano quanto sono forti i giocatori, come gioca bene una squadra quando unisce le individualità a idee di gioco, episodi, capacità tecniche, fortuna.

          • Facciamo il gioco contrario. Trova tutti una squadra nei principali campionati europei che abbia vinto competizioni importanti senza alcuna struttura di proprietà.

          • Dimostrami scientificamente che se uno si allena su un campo in affitto gioca meno bene di uno che si allena su un campo di proprietà. Rivoltare la frittata anche no grazie.

          • Infatti non è questo il punto. Il sillogismo è: se una squadra ha un centro sportivo, investimento tutto sommato moderato, circa 20m€ (Costo di Vinovo), allora è in grado di programmare su scala pluriennale, allora ha una organizzazione societaria seria, allora trasmette questa immagine anche ai giocatori che ne potrebbero aver bisogno in momenti particolari e fortemente tesi della stagione. Sembra un paradosso ma non lo è. Quando si parla di mentalità vincente si aprono temi complessi di cui manco io sono esperto

    • Raffaele Sannino 5 giugno 2018, 22:26

      Molto meglio il catania calcio,che possiede Torre del Grifo.Quella sì,che è una società ben gestita.Lodi ed elogi a Pulvirenti.

      • Domenico Sapio 6 giugno 2018, 1:16

        Non si era detto che de Laurentiis non faceva affari con la camorra…..?

        Pulvirenti come ci è riuscito ?………senza la mafia ? …..sicuro ?

      • gioca in Champions il Catania ?, in che serie milita ?

      • giancarlo percuoco 6 giugno 2018, 18:39

        papponista!

      • Giacomo Molea 6 giugno 2018, 20:02

        hahaha ti conosco Raffaele, staie pazziann, si si onore a Pulvirenti, agli arresti domiciliari

  2. Raffaele Sannino 5 giugno 2018, 17:20

    Leggendo queste righe ,non sai se ridere o piangere.Alla fine ,le lacrime mi sono scese davvero:per le troppe risate causate dall’esilarante pezzo di Carratelli.Mitico e insuperabile maestro.

Comments are closed.