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La sconfitta della Polonia ci spiega come (non) giocheranno Milik e Zielinski nel Napoli

Le indicazioni che arrivano dalla Russia sul Napoli che verrà: Zielinski depotenziato in un centrocampo a due, Milik a suo agio nel ruolo di unica punta.

La sconfitta della Polonia ci spiega come (non) giocheranno Milik e Zielinski nel Napoli

In parallelo col mercato

Il Napoli del 21 giugno 2018 è una squadra con due nuovi acquisti e una cessione rispetto allo scorso anno. Parliamo di Verdi, Fabian Ruiz e Jorginho, ovvero il colpo ufficiale e le due operazioni solo da formalizzare. E ovviamente senza più Reina. Partendo da qui, ci sono già delle indicazioni chiare su come giocherà il Napoli della prossima stagione. Poi sono arrivate alcune integrazioni interessanti dalla Russia, spunti tattici che possono contribuire ad ampliare il discorso, da assorbire in parallelo a quanto avverrà ancora in sede di calciomercato. A quanto è già avvenuto, in sede di calciomercato. Cominciamo da Polonia-Senegal, dalla (clamorosa) sconfitta patita da Milik e Zielinski contro il loro compagno di squadra Koulibaly.

Si è trattato di un match significativo per il futuro del Napoli, perché ci ha raccontato quel che il Napoli non potrà essere. È un lavoro di sottrazione che parte dalla partita di Zielinski, assolutamente lontano dalla miglior condizione per poter esprimere il suo talento. Si tratta di una questione squisitamente tattica, da attribuire quindi alle scelte del ct polacco Nawalka. Che ha schierato un centrocampo a due elementi, depotenziando quasi completamente le migliori caratteristiche della mezzala del Napoli.

Zielinski a centrocampo

Da qui al futuro in azzurro, il passo è breve: è difficile immaginare che il Napoli abbia investito così tanto su Zielinski – l’ultimo rinnovo contrattuale è un vero e proprio colpo di mercato – senza pensare di creare un contesto adatto al suo gioco. Di conseguenza, il Napoli del futuro dovrebbe/dovrà essere una squadra con una disposizione numerica tra i reparti non troppo lontana da quella vista con Sarri. L’idea di 4-2-3-1 accostata ad Ancelotti non dovrebbe prescindere dall’utilizzo di Zielinski nella batteria dei trequartisti, piuttosto che nel doble pivote. Ce l’ha detto Polonia-Senegal, in maniera chiara: Piotr ha bisogno di un sostegno maggiore, deve sentirsi libero di muoversi senza pensare troppo alle consegne difensive, anche solo al semplice posizionamento statico. Farlo giocare così, in situazioni non emergenziali vorrebbe dire castrare letteralmente le sue migliori qualità.

Milik unica punta

L’altro punto che emerge da Polonia-Senegal riguarda Arek Milik. La scelta di schierarlo nella posizione di seconda punta in un 4-4-2 è ovviamente obbligata, per Nawalka. Il ct polacco non è uno stupido, ha semplicemente deciso di correre dei rischi per assecondare i calciatori più presenti nel suo organico. Ovvero, lo stesso Milik e soprattutto Robert Lewandowski. Due attaccanti “puri”, che richiedono l’attuazione di un sistema di gioco che crea scompensi notevoli negli altri settori (vedi sopra Zielinski). E che non è sembrato congeniale a Milik, legato al ruolo di punta unica, di riferimento offensivo, ricoperto nel Napoli e prima ancora nell’Ajax.

Difficile pensare ad un Napoli che possa scegliere uno schieramento diverso anche in attacco. È un riferimento a Milik e a Mertens, pur compatibili tra loro ma inconciliabili con la presenza degli altri calciatori nella rosa di Ancelotti. Ancora Zielinski, come detto sopra, ma soprattutto gli esterni offensivi Insigne, Verdi, Callejon, Younes, Ounas. Insomma, per dirla facile: la rosa del Napoli è costruita per giocare sugli esterni, soprattutto nel reparto avanzato. Noi abbiamo “esagerato” scendendo fino a Younes e Ounas, ma la direzione ci pare chiara anche solo facendo riferimento a Insigne, Verdi e Callejon. Lo stesso Mertens nasce come laterale d’attacco a piede invertito.

Certo, come detto sopra: Mertens e Milik sarebbero compatibili in un 4-4-2 spurio, o meglio in un 4-2-3-1 con Insigne e Verdi (Callejon) sulle fasce. Ma ritorneremmo al punto di partenza, con Zielinski escluso oppure al posto di Mertens o ancora al posto di Insigne o Verdi. Tante soluzioni, che però sembrano non prescindere dal ruolo di prima e unica punta da affidare a Milik. Abbiamo anche delle buone esperienze, in questo senso.

Il Napoli di oggi

Dal punto di vista offensivo, il Napoli è una squadra numericamente e tecnicamente completa. In questo momento, almeno. Il risultato delle considerazioni fatte in precedenza ci porta a pensare ad una nuova edizione (diversa, più fluida, meno schematica e meccanica) del 4-3-3, con un regista arretrato (Diawara), due mezzali di movimento (Zielinski e Fabian), due esterni a piede invertito (Insigne e Verdi) e una prima punta (Milik, con Mertens alternativa). Certo, potrebbe esserci l’idea stuzzicante di inserire Mertens a destra per creare un tridente inedito con Insigne e Milik, soprattutto alla luce dei rumors sulla cessione di Callejon.

In più, come soluzioni alternative: Younes, Verdi e ovviamente Rog, Allan e soprattutto Hamsik. In caso di addio del capitano, è più logico pensare ad una sostituzione per slot, con Fabian Ruiz nella batteria delle mezzali e un nuovo centromediano come co-titolare di Diawara – in questo senso, i nomi di Lobotka e Badelj sono perfettamente in linea. Insomma, il Napoli prende forma in maniera chiara, tra le indicazioni del Mondiale e la narrazione del calciomercato. Che ora “tocca” anche la figura di Milik, ma è francamente difficile pensare a una sua cessione senza un’adeguata sostituzione. Alla fine, cambierebbero solo i nomi, ma la sostanza di questa nostra analisi resterebbe la stessa.

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