Lopetegui / Quanta invidia per la Spagna che mette al primo posto il rispetto delle regole

Un messaggio che trasmette senso di appartenenza e amor proprio. L’Italia non sa gestire nemmeno lo sconcio dei cori razzisti di una squadra under 15

Lopetegui / Quanta invidia per la Spagna che mette al primo posto il rispetto delle regole
Il presidente della federcalcio spagnola Luis Rubiales

“Come si sta al mondo”

L’esonero di Lopetegui da parte della federazione spagnola è la notizia del giorno, se non del mese. A 48 ore dall’esordio ai Mondiali in Russia – venerdì sera la Spagna esordirà contro il Portogallo di Cristiano Ronaldo – la federcalcio ha mandato a casa il l’allenatore. E non per una questione tecnica. Bensì di forma. Ossia di sostanza. Anzi, di rispetto. Soltanto ieri, a tre giorni dal Mondiale, Lopetegui era stato ufficializzato in qualità di nuovo allenatore del Real Madrid. «Lo abbiamo saputo soltanto cinque minuti prima del comunicato ufficiale», ha spiegato il presidente Luis Rubiales (41 anni, ripetiamo: 41 anni) in una conferenza stampa che dovrebbe essere presa ad esempio per un corso universitario su “come si sta al mondo”.

Vincere è importante, ma esistono cose più importanti, come il modo di lavorare. Dobbiamo inviare un messaggio chiaro ai dipendenti della federazione spagnola, ci sono modi di fare che devi rispettare.

E Lopetegui, è ovvio, non li ha rispettati. Per cui è fuori dalla Nazionale. A due giorni dal Mondiale. Anche se gran parte della squadra, Sergio Ramos in testa, lo avrebbero voluto in panchina in Russia.

Il punto è quindi il rispetto delle regole. La federcalcio spagnola ha lanciato un messaggio inequivocabile: vengono prima le regole e poi le persone. Non esistono dipendenti di serie A e di serie B.

Il senso di appartenenza

Consentiteci, è un messaggio fortemente erotico. Che trasmette uno straordinario senso di appartenenza. Una carica di orgoglio e dignità. Una assoluta forma di rispetto per la Nazionale. Per la federcalcio. Quindi per il tuo Paese. Per la Spagna.

Una scelta coraggiosa. Perché se la Spagna dovesse naufragare ai Mondiali, le responsabilità saranno tutte in capo alla Federazione. E non va certamente sottovalutato l’implicito atto di accusa della federcalcio spagnola nei confronti del club più importante di Spagna: il Real Madrid. È conseguente l’altro messaggio: il Madrid di Florentino Perez si è comportato in maniera scorretta, ha turbato l’equilibrio della Spagna. E noi federazione lo gridiamo a tutto il Paese.

L’Italietta che non sa nemmeno gestire una squadra Under 15

Viene da piangere pensando alla nostra Italietta. Dove – stando soltanto a un episodio della ultime 24 ore, non serve andare tanto a ritroso nel tempo – non abbiamo avuto il coraggio di punire in maniera esemplare una squadra di quindicenni protagonisti di video razzisti e di scherno all’indirizzo degli avversari appena battuti. La vicenda del video dei ragazzini della Juventus under 15 è finita come al solito in caciara: con un corso educativo, formativo, per questi ragazzini cui qualche agè della federcalcio spiegherà il rispetto dell’avversario e l’uso corretto dei social. Nemmeno il presidente del Coni ha avuto il coraggio di indicare la strada, si è limitato a un generico “episodio gravissimo” stando bene attento a precisare che il Coni “non ha poteri per intervenire”. Ed evitiamo di ricordare Tavecchio, Opti Pobà, le quattro lesbiche e tutto l’armamentario dell’orrore che ben conosciamo.

Da noi il concetto di punizione esemplare non esiste. La punizione che ti fa comprendere che c’è un confine da non superare. Figurarsi. Non è un caso se la Spagna non ci fa vedere il pallone dal 2008 e se in tutti gli sport ci danno tre piste ormai da tempo. Lo sport è disciplina. È educazione. È rispetto: di sé, dell’avversario e delle regole. Valori che da noi non hanno più alcun significato. Possiamo solo provare invidia per un sistema che in Italia non avremo mai.

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