La maturità di Lorenzo Insigne, che festeggia i 27 anni da capitano dell’Italia

Una storica prima volta, per il Napoli e per Lorenzo: come l’ultima stagione ha cambiato la prospettiva di Insigne-calciatore e Insigne-leader.

La maturità di Lorenzo Insigne, che festeggia i 27 anni da capitano dell’Italia

Crescita

Era, è e sarà un giorno speciale, per Lorenzo Insigne. I 27 anni da festeggiare con la Nazionale, anzi con la fascia da capitano dell’Italia. Per spiegare la portata del momento: mai, nessun calciatore del Napoli era stato scelto come capitano della Nazionale durante il suo periodo di militanza in azzurro. È capitato ex-post con Zoff e Cannavaro, ma Insigne è una prima volta assoluta.

Ci sarebbe poi un altro indizio, quello appena intercettato dal Cies: Insigne è il 23esimo calciatore più costoso del mondo secondo l’algoritmo dell’osservatorio, vale 104 milioni di euro. È il primo calciatore italiano, terzo della Serie A dopo Dybala e Higuain. Certo, magari queste classifiche si basano su parametri singolari (per esempio Cristiano Ronaldo è 24esimo), ma si tratta comunque di una certificazione rispetto ad uno status che migliora  di anno in anno. 

E che è cresciuto anche in questa stagione, nonostante il puro score sia stato meno brillante dal punto di vista realizzativo (14 gol segnati in tutte le competizioni, solo 8 in campionato). Questa è un’altra forza del nuovo Insigne, un segno tangibile della sua maturità: al di là del numero dei gol, è un calciatore che riesce sempre ad essere decisivo. Per numero di assist, di pallloni giocati (14 passaggi decisivi e media superiore ai 60 appoggi per match); per la qualità che garantisce alla manovra.

Differenze

Probabilmente, è questo l’aspetto più importante della maturità di Insigne: ha imparato a far convivere l’anormalità del suo talento con la normalità di una o più partite senza gol. È un discorso di continuità raggiunta, ma anche di diverso approccio al gioco. Insigne è riuscito a costruirsi una comfort zone di qualità da cui fa sgorgare sempre e comunque qualcosa di buono e di utile per la squadra. Certo, il Napoli di Sarri è (stato) un sistema costruito anche intorno a lui, alle sue caratteristiche; e Lorenzo ha saputo esaltarsi al suo interno, compiendo progressi importanti. Ma è anche una questione di personalità ormai definita, di rapporti di forza: Insigne sa che può risultare determinante da un momento all’altro, ha capito che il suo talento può essere luccicante e continuo anche sotto pressione. Persino quando la pressione è auto-indotta da una partita negativa, da un periodo no.

Certo, qualcosa del vecchio Insigne è rimasto, nel gioco e nella testa. Spesso è ripetitivo, quasi compulsivo, nella ricerca della (classica) giocata personale, il famoso tiroaggiro – o anche solo nell’ossessione della conclusione. E poi c’è quel rapporto un po’ così col pubblico, che fa fatica a perdonargli prestazioni sottotono. E allora finisce che Lorenzo non riesca a non rispondere, come durante Napoli-Chievo. Ecco, quella partita è una rappresentazione plastica della maturità calcistica di Insigne. 89 minuti negativi ma solo nelle giocate finali, perché in mezzo c’è la qualità che serve nella costruzione della manovra. Poi l’assist-gioiello per Milik, che cambia la storia, e fa esplodere la rabbia per la contestazione. Tutto dimenticato subito dopo, perché anche disinnescare le faide fa parte del nuovo leaderismo di Insigne.

Oggi e domani

Sarà interessante capire come si svilupperà il rapporto tra Insigne ed Ancelotti, dal punto di vista tattico ed emotivo. Lorenzo è ormai un esterno completo e quindi moderno, solo che il nuovo tecnico potrebbe pensare a qualcosa di meno sacrificante per esaltare il suo gioco. Inoltre, c’è il discorso del possibile “vuoto carismatico” nel nuovo Napoli. Con Reina a Milano ed Hamsik in bilico, la candidatura di Insigne come nuovo riferimento della squadra e dello spogliatoio è inevitabile. Stasera, a Torino, si gioca Italia-Olanda. Da questo punto di vista, è un banco di prova che avrà un certo peso. Anche perché si temono fischi da parte dello Juventus Stadium, dopo la battuta sulle finali perse dai bianconeri, il 22 aprile scorso. Un esame in più, un modo diverso per festeggiare i 27 anni.

 

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