La verità è che la Croazia è più forte e ha più talento dell’Argentina

La squadra di Dalic può vantare calciatori di altissimo livello, Modric e Rakitic su tutti. La vittoria contro l’Argentina, Messi a parte, non può essere una sorpresa.

La verità è che la Croazia è più forte e ha più talento dell’Argentina

Una squadra di talento

Argentina-Croazia 0-3 è una partita che si può scomporre secondo mille chiavi differenti. C’è il discorso semplice e semplicistico sulla figura e sullo scarso impatto di Messi, ci sono le difficoltà tecnico-tattiche dell’Argentina di Sampaoli. E poi c’è la Croazia, ovvero una squadra che ha vinto per 3-0 e in maniera meritata. Certo, la partita si è incanalata a partire da episodi particolari, e si è decisa solo nel finale. In mezzo, però, abbiamo visto giocare due squadre di calcio. Una era ricca di talento, e perfettamente organizzata in base alle caratteristiche della sua rosa. L’altra, invece, era aggrappata alla forza dei singoli e schierata in maniera poco chiara, priva di un’idea di riferimento che non fosse “far arrivare il pallone a Messi”.

Che poi, basta una lettura dei 22 titolari di ieri sera per rendersi conto di quanto la Croazia potesse essere più forte, semplicemente più forte, dell’Argentina. Dalla parte dei vatreni, undici calciatori con grande esperienza internazionale, tutti titolari o quasi in club di primo piano: Subasic, il portiere del Monaco; Vrsaljko, dell’Atlético Madrid; Vida, difensore centrale del Besiktas; Rebic, ex Fiorentina oggi all’Eintracht Francoforte. Degli altri (Lovren, Strinic, Modric, Rakitic, Brozovic, Perisic e Mandzukic) sappiamo praticamente tutto. E non c’è bisogno di confrontarli con i vari Caballero, Mercado, Tagliafico, (questo) Mascherano, Meza, Acuna, Enzo Perez, Salvio.

I migliori

Sì, incredibile ma vero: a livello di pura qualità, la Croazia di ieri sera era abbastanza avanti all’Argentina. Non è una cosa assurda nella storia del calcio slavo, ma di certo siamo di fronte ad una generazione davvero importante. La squadra del ct Dalic ha qualità notevoli, e ha un’autostrada abbastanza pianeggiante verso i quarti di finale. Si incrocerà con la seconda del gruppo Francia-Danimarca-Australia-Peru, presumibilmente i danesi. E sarà bello verificare quali siano i margini per aspirare a qualcosa di più.

È una questione di forza, e riconoscibilità. Ieri sera, la Croazia è scesa in campo schierando le mezzali migliori delle due migliori squadre del mondo: Modric e Rakitic; uno dei centrocampisti titolari e l’esterno di riferimento dell’Inter; il centravanti che “comanda”, anche da esterno adattato, le gerarchie offensive della Juventus. Poche, pochissime squadre possono vantare un valore assoluto di questo tipo, di questa portata. Pensare alla sconfitta dell’Argentina, di questa Argentina come a un clamoroso ribaltone, vuol dire mancare della giusta contestualizzazione. In questo momento, solo Messi può riequilibrare un po’ il confronto diretto. Ma può non bastare, esattamente com’è successo ieri sera.

Siamo di fronte a una diapositiva del calcio glocalizzato: tutti i migliori club del mondo pescano il talento laddove ce n’è in abbondanza, la Croazia piazza sette-otto undicesimi della sua nazionale in squadre che disputano regolarmente la Champions League, l’Argentina non riesce a regolarizzare il processo di costruzione e valorizzazione dei giocatori, frenata dalla crisi istituzionale e dalle lotte intestine.

Una (nuova) generazione d’oro

E allora la Croazia vince, anzi stravince, grazie ad una squadra che va in campo rispettando sé stessa e le proprie caratteristiche. Difesa fisica, centrocampo raffinato anche se un po’ squilibrato (Modric-Brozovic-Rakitic, ieri, nella cerniera a tre), attacco senza grosse punte tecniche, ma ricco di spirito agonistico.

Certo, ora ci sarà da fare i conti con il prosieguo del torneo. E con i limiti storici del calcio slavo, quasi sempre destinato a bloccarsi sul più bello. Ma questo successo contro l’Argentina, tecnicamente ineccepibile e anzi da considerare “normale”, è già significativo. Siamo di fronte alla prima generazione in grado di avvicinare i “mostri” del 1998, sarà interessante verificare se sarà possibile andare anche oltre la splendida semifinale di vent’anni fa. Dipenderà anche dagli incroci del tabellone, ma di certo siamo di fronte a una squadra che è qualcosa di più di una outsider.

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  1. esattamente.

  2. Faccio gli AUGURI ad higuain

  3. Sono d’accordo. Non basta avere messi in squadra e chiamarsi Argentina per vincere un mondiale. Soprattutto quando schieri tagliafico e meza (chiavica) contro modric e raktic

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