Balotelli e lo ius soli, la diversità di Mario rimasto quasi solo a fare opposizione a Salvini

Squarcia come al solito il piattume del bla bla calcistico: «Da bimbo ero discriminato per il colore della pelle, c’è ancora tanto razzismo». Salvini gli risponde con scarso senso della punteggiatura

Balotelli e lo ius soli, la diversità di Mario rimasto quasi solo a fare opposizione a Salvini

Poche righe sui giornali politici

Sorprendentemente, le dichiarazioni di ieri di Mario Balotelli sullo Ius soli hanno avuto più spazio sui quotidiani sportivi che non su quelli “politici”. Né Repubblica né Corriere della Sera hanno dedicato più di poche righe alle dichiarazioni dell’attaccante della Nazionale. Parole cui ha ovviamente risposto il neoministro dell’Interno Matteo Salvini, con un uso quantomeno disinvolto della punteggiatura.

Balotelli, e chi se non lui, ha squarciato il velo del nulla che ogni giorno – ormai H24 – siamo costretti a sorbirci dalle dichiarazioni dei protagonisti del calcio. È rarissimo imbattersi in qualcuno che lanci nel dibattito una riflessione che possa destare un minimo di interesse.

Balotelli ci ha tenuto precisare, lo ha fatto ieri prima delle sue dichiarazioni, che non era sua intenzione “fare politica”. Ma ovviamente Mario ha fatto politica, del resto tutto è politica. E figuriamoci un tema così importante come quello dello ius soli. Balotelli ha colpito perché ha raccontato la sua esperienza personale.

Balotelli

“C’è ancora tanto razzismo e paura delle diversità”

«Sono nato in Italia, cresciuto in Italia, mai stato in Africa. Da bimbo era pesante sentirsi discriminato per il colore della pelle. Io non capivo, i miei genitori sì. Ah, i miei genitori: senza di loro non sarei nessuno oggi. C’è ancora tanto razzismo ma soprattutto ignoranza e paura della diversità. Non mi sono mai abbattuto, però. Mi ripetevo: “Se ce l’hanno sempre con me, vuol dire che sono importante…”». Altrove, forse, si sarebbe alimentato un dibattito che andasse ben oltre i recinti calcistici. Balotelli non parla di pallone. Parla di vita. Della sua, e di tanti altri che vivono la condizione che ha subito lui.

Ha raccontato quanto gli abbia fatto male non poter indossare la maglia della Nazionale prima dei 18 anni, quanto gli si sia pesato non potersi sentire italiano, non poter rappresentare il proprio Paese.

Il momento che mi ha fatto più male senza la maglia azzurra è stato quando ero più giovane e non ho potuto giocare nelle Nazionali giovanili, visto che ho avuto la cittadinanza italiana solo a 18 anni.

SuperMario è un simbolo

Balotelli, piaccia o meno, è un simbolo. È un calciatore italiano che ha avuto la copertina di Time, non vorremmo sbagliarci ma forse è il solo. Ha giocato tanto all’estero. È molto seguito sui social, e li sa usare. È famoso anche per le sue bizze, in campo e fuori, ma ha una storia che parla e che non ha bisogno di essere raccontata. Commosse l’Italia intera, e non solo, la foto di quell’abbraccio con sua madre al termine della semifinale degli Europei tra Italia e Germania, partita che lui risolse con una doppietta straordinaria.

Balotelli sembra essere cambiato, lo ripete anche lui: “Essendo famoso, ho il dovere, nel privato, di dare l’esempio ai miei figli. Tante cose che facevo a 18- 19 anni ora non le faccio più…”. Qualche giorno fa ha saputo rispondere allo striscione razzista e ignorante apparso sugli spalti durante Italia-Arabia Saudita: “il mio capitano è di sangue italiano”. Ha risposto su Instagram: “Siamo nel 2018 ragazzi basta. Svegliatevi! Per favore!”. Ma non sono soltanto i ragazzi a doversi svegliare. Quello striscione è rappresentativo di un’Italia oggi maggioranza, bisogna prenderne atto. E comunque lo ius soli in Italia non c’è mai stato.

È lui l’interlocutore di Salvini

È paradossalmente il principale interlocutore (oseremmo dire quasi l’unico) di Matteo Salvini che ieri su Twitter ha risposto così alle dichiarazioni di Balotelli: “Caro Mario, lo “ius soli” non è la priorità mia, né degli italiani. Buon lavoro, e divertiti, dietro al pallone”. Come a dire: sta’ al tuo posto e gioca a calcio perché quello puoi fare. Triste, possiamo dire anche ignobile. Come del resto lo è l’uso della punteggiatura.


Salvini è ormai l’alfiere dell’italianità a modo nostro, possiamo dire tranquillamente del razzismo italico. Di gran lunga il miglior politico italiano in circolazione come capacità di attrarre consenso e capire la cosiddetta pancia del paese. Anche se la pancia è sgradevole.

La polemica sulla fascia di capitano in Nazionale

Salvini si è distinto già la scorsa settimana per un’altra polemica a distanza con Balotelli e la Nazionale per la scelta di Mancini di dargli i galloni di capitano. Balotelli commentò così: «Diventare capitano non mi cambierebbe la vita, ma sarebbe un segnale per tutti gli immigrati». 

Salvini rispose provando a mettere in mezzo anche il passato certamente non tranquillo dell’attaccante: «Il capitano deve essere rappresentativo e deve giocare bene a pallone, non deve essere bianco, giallo o verde. Spero che il c.t. della Nazionale scelga il capitano non per motivi sociologici, filosofici e antropologici. Il capitano deve fare spogliatoio, essere umile e giocare bene. Magari Balotelli stupirà, ma negli anni passati non mi è sembrata una persona umile che mette d’accordo tutti…».

Sembra quasi che a fare opposizione su certi temi sia rimasto soltanto Mario Balotelli. E non è certo una prospettiva che mette di buon umore.

ilnapolista © riproduzione riservata