Il Napoli e il peso dell’infortunio di Ghoulam: senza di lui, media gol dimezzata

Un’analisi numerica sui tre segmenti della stagione del Napoli: con Ghoulam, una squadra fortissima in attacco, poi diventata (più) equilibrata e vincente con Mario Rui. Prima del crollo finale.

Il Napoli e il peso dell’infortunio di Ghoulam: senza di lui, media gol dimezzata

Perdere qualità e variabilità offensiva

In diverse occasioni, abbiamo scritto di come il passaggio obbligato dal “Napoli di Ghoulam” al “Napoli di Mario Rui” abbia portato il Napoli a modificare sé stesso. Non necessariamente in negativo, ma di certo le diverse caratteristiche fisiche e tecniche dei due laterali sinistri nell’organico di Sarri hanno condizionato il sistema e gli sviluppi di gioco. È una condizione inevitabile, quando il tuo modello tattico è così schematico, legato ai parametri dei singoli.

Il “Napoli di Mario Rui” ha vinto dieci partite in fila, ha prodotto uno sforzo enorme per tenere la testa della classifica. Ci è riuscito, poi è scoppiato. Certo, le contingenze non hanno aiutato (eufemismo), la squadra avrebbe con ogni probabilità rallentato anche con Ghoulam. Ma la lettura dei numeri può essere interessante.

La media gol

E allora, partiamo da un dato. Con Ghoulam in campo, ovvero nelle prime undici giornate di campionato, il Napoli ha segnato 32 gol. Esattamente 2.90 a partita, diciamo pure 3 meno uno. Certo, parliamo di una squadra tonica dal punto di vista fisico e mentale, e del miglior Ghoulam mai visto. Proprio per questo, però, parliamo anche di un gioco in grado di attingere all’ampio menu tecnico/tattico del terzino algerino, soprattutto per quanto riguarda la fase offensiva. Con la sua fisicità, Ghoulam era un’arma fondamentale nella costruzione e nella rifinitura dell’azione offensiva. Differentemente da Mario Rui, bravissimo nel palleggio ma meno nell’intuizione rispetto alla giocata decisiva. Non a caso, il portoghese mette insieme un passaggio chiave per match (in media), mentre Ghoulam arrivava a 2.5. Un solo assist decisivo per il portoghese, 3 per l’algerino. Con una differenza di partite di uno a due.

Nelle 25 partite successive all’incidente di Ghoulam, il Napoli ha visto letteralmente crollare la propria media gol: da 2.90, la squadra di Sarri è scesa a 1.68. Certo, i risultati negativi dell’ultimo periodo hanno contribuito ad abbassare la quota, ma è anche una questione di attribuzioni: senza le varianti offerte da Ghoulam, il Napoli ha dovuto chiedere molto ai suoi uomini offensivi. Mertens, Insigne, Callejon. Ovvero, i calciatori più in difficoltà in un finale di stagione decisamente negativo.

Il primo e il secondo Mario Rui

Come scritto sopra, le 25 partite del “Napoli di Mario Rui” vanno divise in due parti, in due segmenti dagli esiti molto differenti. E anche i numeri evidenziano questo stacco: nelle prime quindici partite, 27 gol segnati e media di 1.8 gol per match. In mezzo, i dieci successi consecutivi che hanno permesso al Napoli di mantenere il primo posto nonostante l’andamento infernale della Juventus. Nelle ultime dieci, da Napoli-Roma in poi, con il crollo determinante nel rendimento (16 punti totali), appena 13 reti realizzate. A questo punto, fare la media è estremamente facile, le divisioni per dieci, cento e mille si studiano in terza elementare: 1.3 ogni 90 minuti.

Il Napoli ha quindi via via depotenziato la sua efficacia offensiva, ovviamente non è un discorso che fa riferimento al solo Mario Rui ma coinvolge molti aspetti della gestione tecnica: eccessivo utilizzo di un numero ristretto di calciatori, inevitabile usura di alcuni elementi, perdita di brillantezza mentale. Certo, la mancanza di Ghoulam è stata una concausa “acceleratrice” rispetto alle dinamiche di prosciugamento in zona gol. Fin quando il Napoli è “esistito” e ha saputo mantenere un buon standard di rendimento, il gioco degli equilibri Ghoulam/Mario Rui era stato indolore sulla bilancia dei punti in classifica. Quando la situazione è peggiorata, la mancanza di variabilità offensiva ha aumentato il suo peso sui risultati.

La questione delle alternative

In un pezzo pubblicato all’indomani di Napoli-Lazio, scrivevamo: «Mario Rui è meno appariscente dal punto di vista fisico, sicuramente offre un set di possibilità offensive più limitato rispetto a Ghoulam, è un laterale difensivo puro e non un esterno convertito (magistralmente) in terzino come l’algerino. Allo stesso tempo, però, offre un palleggio più ordinato, tocca molti palloni (addirittura 116, ieri sera), con una precisione altissima (89%), avere lui al posto di Ghoulam è come giocare con il bilancino: togli qualcosa da una parte, l’aggiungi dall’altra. Il Napoli con il portoghese è una squadra diversa rispetto a quella con Ghoulam, ma i risultati sono rimasti ottimi».

Ecco, quando qualcuno parlerà di qualità delle alternative, è bene capire che valore assoluto e caratteristiche dei calciatori sono cose diverse. Non per forza parallele. Il Napoli ha pagato non tanto lo scarto di qualità (percettibile, ma non così enorme) tra Ghoulam e la sua alternativa, quanto le differenze strutturali indotte da questo cambiamento obbligato. Da una trasformazione coatta che ha cambiato i piani di inizio stagione. E che ha influenzato anche l’aspetto delle eventuali rotazioni rispetto al modo di giocare (si pensi al caso Milik). Oltre, ovviamente, al crollo fisico e/o mentale delle ultime dieci partite.

Un calo non si può ridurre all’assenza di Ghoulam. Oppure alla differenza con Mario Rui. Però anche questo fa parte del gioco, e in questo caso il gioco è stata la ruota della fortuna. Da questo punto di vista, al di là della discussione inutile sugli alibi (data anche la stagione positiva di Mario Rui), non si può dire che il Napoli sia stato baciato dalla buona sorte.

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