Napoli, la stagione del patto scudetto e la stanchezza del ciclo-Sarri

Un finale difficile, per tanti motivi, anche interni. Resta un risultato enorme, ma anche la consapevolezza che ripetere un’annata così sarà molto difficile.

Napoli, la stagione del patto scudetto e la stanchezza del ciclo-Sarri
Sarri a Pescara (foto Ciambelli)

L’anno buono

Il Napoli ha chiuso questo campionato vestendo i panni del gladiatore che infligge il colpo mortale al suo orgoglioso avversario. Non poteva andare diversamente, nel Colosseo del calcio italiano gli azzurri non potevano permettersi di salvare l’amico-nemico crotonese. L’imperatore aveva già il pollice verso. Si sarebbe parlato di “scandalo al San Paolo”, dimenticando i veri scandali che in questa stagione si sono visti sui campi di Serie A e Serie B.  

Ennesima vittoria quindi, e Napoli che (ancora una volta) straccia tutti i suoi record. E anche quelli altrui.  Ma l’amarezza rimane. Leitmotiv, purtroppo, di tutti gli ultimi finali di campionato.  Questo sembrava davvero l’anno buono. E per noi de “Il Napolista” era così già da molto tempo. 

Infatti, esattamente un anno fa, alla fine della scorsa stagione, su queste pagine, rispondevamo all’amarezza del secondo posto mancato, e di chi avrebbe preferito non affrontare i preliminari di Champions, scrivendo: 

 E forse c’è qualcosa di buono anche nel fatto di affrontare i playoff di Champions League di agosto. L’anticipo di preparazione e la necessità di essere in forma prima dell’inizio del campionato si potrebbe tradurre in una partenza al fulmicotone.

Sarà compito dello staff tecnico lavorare per raggiungere la forma migliore e mantenerla a lungo, sperando che un abbrivio positivo possa pesare positivamente nella testa dei calciatori, che oggi come oggi sono sicuro non vedano l’ora di iniziare una nuova stagione.

Il patto scudetto

Il patto scudetto, suggellato un mese dopo, confermò la nostra sensazione. La voglia matta di riprovarci era palpabile. E anticipammo chi, come al solito, si preparava ad attaccare il Napoli per una sessione di mercato che già si preannunciava senza particolari colpi, aggiungendo: 

La necessità di essere pronto obbligherà il Napoli a cambiare il meno possibile. Ad iniziare da Pepe Reina, il primo che dovrà essere pronto perché da lui bisognerà ripartire, in attesa che il suo futuro sostituto si adatti agli schemi. Colui che nel Napoli è il primo giocatore di movimento sarà fondamentale nei meccanismi del Napoli di inizio stagione. Questo Napoli meno si tocca e meglio è.

 Si trattava di un’idea di calcio che spesso in passato aveva funzionato, ovvero confermare a tutti i costi una squadra con un suo gioco, una sua identità e che mostrava ampi margini di miglioramento.  

Era chiaro che la presenza di nuovi calciatori, dalla fama e dalla personalità ingombrante, poteva essere di disturbo sia al gruppo che allo stesso Sarri. Allenatore che in questi anni aveva dimostrato di lavorare molto sui dettagli e, per questo motivo, di non amare le rose troppo ampie. Allenatore che, di fatto, non chiese al presidente rinforzi di grido, ma il massimo sforzo per trattenere tutti i suoi giocatori.  

Il turn over 

Da parte nostra abbiamo avuto fiducia nel Napoli e nella sua strategia e non lo abbiamo nascosto. Molto più di chi metteva il Napoli indietro nei pronostici, dopo Juventus e Roma, e addirittura dopo le due milanesi. 

Dalle stesse pagine lanciammo però anche un piccolo allarme: 

Noi tifosi del Napoli ricordiamo benissimo quanto pesò positivamente sull’inizio della Serie A 1987-88 la preparazione anticipata per la partita contro il Real Madrid. Infatti, grazie a quello sprint, il Napoli vinse 9 partite tra le prime 12 di campionato.

Per reggere i ritmi di una stagione che si annuncia dispendiosa, ci sarà bisogno di frequenti turnover. Proprio per evitare quei crolli fisici visti lo scorso anno.  Crolli fisici che furono il motivo principale del finale disastroso di una stagione a tutto gas, proprio quella del 1987-88 citata in alto, che doveva rivelarsi trionfale e che invece è rimasta nella storia del Napoli come quella con più rimpianti…”

Immaginavamo che la scelta di mantenere la stessa rosa avesse dei pro e dei contro. Maggiore compattezza di gruppo e squadra già pronta da un lato, ma il rischio di scoppiare dall’altro. Probabilmente un turnover più spinto avrebbe salvaguardato la forma fisica di qualche calciatore. O forse il vero problema è stato solo il doppio infortunio di Milik e Ghoulam 

Un risultato enorme

Ma 91 punti restano un risultato enorme, benché per due gironi consecutivi il Napoli avesse dimostrato di poter fare persino qualcosa in più. Sembrava proprio che il motore del Napoli fosse tarato per fare 48 punti a girone. E non a caso proprio i 96 punti sarebbero bastati (forse) per lo scudetto. 

Il piccolo cedimento nel finale di campionato (ampiamente giustificato dai troppi fattori esterni come abbiamo scritto qui), ha privato il Napoli di un titolo meritatissimo. Probabilmente gli azzurri non erano pronti mentalmente per mantenere quei ritmi e reagire alle troppe vicissitudini e controversie.  Si tratta pur sempre di calciatori che, come il loro allenatore, non avevano mai lottato per traguardi simili. 

Sappiamo benissimo che oggi la voglia di ripartire subito per una nuova sfida non è la stessa dello scorso fine campionato. Non c’è smobilitazione, ma si intravede stanchezza e consapevolezza di avere dato più del massimo. Forse i calciatori hanno solo bisogno di un po’ di riposo, quantomeno mentale. Hanno bisogno di dimenticare in fretta gli episodi che hanno deciso questa stagione. 

La situazione-Sarri

La spinta propulsiva di Sarri si è forse esaurita, è difficile immaginarlo ancora così teso e motivato a pretendere la massima concentrazione allo stesso gruppo per un altro anno. 

Tra l’altro, troppe frasi dette negli ultimi giorni dal mister toscano suonano incomprensibili. Un allenatore che ha sempre lavorato con pochi calciatori e che non pratica il turnover, che invece oggi fa intendere che avrebbe preferito una rosa più ampia. Un allenatore che dice di non interessarsi di mercato e che invece ha avuto in rosa ben cinque suoi ex calciatori dell’Empoli. E che a gennaio chiese apertamente l’arrivo del sesto (Verdi).  

Allenatore che ora fa addirittura paragoni tra il mercato del Napoli e quello di squadre molto più ricche e blasonate. Un allenatore straordinario che ha migliorato questo Napoli tantissimo, ma che ha ricevuto in dote ottimi giocatori e dei meccanismi offensivi che già prima del suo arrivo funzionavano benino. Tanto che Sarri tre anni fa decise quasi subito di abbandonare il suo sistema di gioco preferito, per crearne uno più adatto ai calciatori a sua disposizione. 

Come scritto da Massimiliano Gallo, il Napoli non finirà con un eventuale cambio di allenatore. Purtroppo le (inutili) polemiche di questi giorni non aiutano. La querelle tra il presidente e l’allenatore sta avvelenando un momento che sarebbe dovuto essere di soddisfazione e di gioia.  

E che alimenta la rabbia assurda di coloro non riescono proprio a riconoscere nella Società Calcio Napoli alcun merito. Nonostante la sua costante presenza ai vertici del calcio italiano.  

 

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