Il Napoli di Sarri spiegato con Pat Garrett & Billy the Kid

Il Napoli avrebbe dovuto far finta di contare fino a dieci ed ammazzare un avversario che si sapeva si sarebbe girato all’ottavo passo. E invece ha lasciato che tutto scorresse

Il Napoli di Sarri spiegato con Pat Garrett & Billy the Kid

Non trovavo le parole

Forse non è stato un caso per me che ieri sera trasmettessero il film di Sam Peckinpah “Pat Garrett e Billy The Kid” .
Era da ieri che cercavo di trovare le parole per scrivere qualcosa sul Napoli, e sulla “storiaccia brutta” legata a questo finale di campionato. Le immagini, la musica ed il senso profondo di questo film mi hanno dato la risposta. Più volte nella giornata, avevo provato a mettere su carta qualcosa, ma avevo sempre spento il pc e ci avevo rinunciato. Non riuscivo a trovare il senso per raccontare qualcosa che potesse restituire la drammaticità di quanto accaduto.
Ho letto varie cose on line, c’è chi si è rifatto all’epica dei Samurai piuttosto che alla eroicità delle tragedie greche, io invece credo che proprio questa storia raccontata come sempre magistralmente da Peckinpah mi abbia aiutato a comprendere quanto accaduto in questi quindici giorni e forse in tutto questo campionato. Questo film restituisce senza schermi la drammaticità della ineluttabilità delle cose, nella sua estrema crudezza. Come sempre il regista di Fresno riesce a trasferire nelle sue storie una poetica netta, nitida e senza eroismi melensi. In molti dei suoi film, il tema della violenza viene fuori per quella che è.

La violenza

La tematica principale dei film di Sam Peckinpah è quella della violenza, affrontata come mai prima di allora nel cinema statunitense. Peckinpah ha spianato la strada a tutto il cinema americano degli anni settanta, quello della Nuova Hollywood, e ha ispirato registi come Martin Scorsese, Katrhyn Bigelow, Quentin Tarantino e John Woo. Una dichiarazione del regista chiarisce: “Quando la gente impreca contro il mio modo di trattare la violenza, in pratica dice: «Non mostratemela, non voglio sapere, e prendetemi un’altra birra dal frigorifero…». Credo che sia sbagliato, e pericoloso, rifiutare di riconoscere la natura animale dell’uomo”.

Cosa c’entra col Napoli

Direte voi ma che c’entra tutto ciò con il Napoli, il calcio ed il campionato di serie A, c’entra, c’entra….Questa dichiarazione del regista californiano sulla violenza e tutta la storia raccontata nel film mi riportano alla vicenda calcistica appena passata. In questo week end è andata di scena la violenza quella semplice ed immediata, quella della prepotenza del potere e del sistema, che in quanto tale, non ha più nemmeno bisogno di incuterla, te la fa passare come cosa normale, e poi quella dell’ignoranza e della stupidità dei tifosi fiorentini.

L’ineluttabilità di una situazione che lentamente monta e che tu sai che andrà sicuramente a finire come ti immagini, è presente in moltissime sequenze del film di Peckinpah. Tutti i duelli cruciali della pellicola iniziano così e tu lo sai, ma puntualmente, ogni volta che li guardi, resti bloccato, quasi sospeso, sperando che non accada una cosa ovvia, certa ed ineluttabile.
Poi va in scena la violenza ovvia, gli spari i corpi che cadono pesanti, il sangue che sgorga. Accade all’inizio, quando la banda di Billy, decima dei cacciatori di taglie, oppure nell’epico scontro nel ranch di “Pa” e “Ma”, oppure quando Billy duella in maniera non corretta con Alamosa Bill, fino allo scontro nel saloon fra Pat Garret ed i sodali di Billy, oppure alla fine, quando lo sceriffo amico, lo ammazza.

Vincere giocando pulito e sporco

Soprattutto questa ultima scena che vedete in alto, mi ha fatto pensare alla partita di domenica pomeriggio, Billy rappresenta in contemporanea, trasfigurando la sua figura, la possibilità di vincere giocando pulito e sporco. Forse il Napoli avrebbe dovuto fare così, far finta di contare fino a dieci ed ammazzare un avversario che si sapeva si sarebbe girato all’ottavo passo. Invece la squadra di Sarri, per troppo amore, ha lasciato che fosse, ha lasciato che tutto scorresse, come Billy nella scena finale, quando viene tradito da una notte d’amore con la sua donna. Anche in quel caso Peckinpah, smitizza i duelli del western imperante e li riporta alla realtà di un solo colpo che centra in pieno petto un Billy appagato da una notte d’amore consumata in anticipo, come i festeggiamenti fatti dopo la vittoria allo Stadium di Torino, e distratto da questo nel suo istinto di killer.

Esistono moltissimi finali

Resta comunque presente la violenza, sia in quel film, che nel campionato di calcio oppure nella nostra vita politica, la ineluttabile violenza di un sistema che si perpetua, si auto-ricostruisce e che diventa immagine di se stesso. La lotta di chi finge o prova la rivoluzione, la tenta, ma poi viene puntualmente spazzato via dalla legge del più forte, del più furbo del più scaltro e senza scrupoli.

Il finale…? Beh nel film del regista californiano esistono moltissimi finali, sin dall’inizio, e già qui si possono cogliere gli insegnamenti colti da Quentin Tarantino. Potremmo, decidere di essere “Pa”, che si inginocchia sul greto del fiume, con una palla nella pancia ed una in una spalla, sullo sfondo di un poetico tramonto, con le note di “Knocking On Heavens Door”, oppure possiamo decidere di essere Billy, che saluta il suo amico Alamosa, chiudendogli gli occhi, oppure possiamo decidere di essere Pat Garret, che dopo aver tirato il colpo decisivo al suo caro amico Kid, decide di ammazzare figurativamente se stesso colpendo la sua immagine riflessa in uno specchio.
Il finale, lo lascio scegliere a voi, io preferisco quello di chi si allontana sul cavallo con in sottofondo questo brano…io sono dalla parte di The Kid, sempre e sempre lo sarò, sarò sempre quello che bussa alle porte del Paradiso, sperando che qualcuno lo ascolti, donandogli il sogno della Rivoluzione.
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  1. Alberto De Rosa 9 maggio 2018, 15:19

    Complimenti. Pur essendo appassionato di cinema non ho visto il film (il genere western non mi appassiona) ma dopo il suo articolo lo farò di corsa. Mi piace molto quello che ha scritto circa la supence dei duelli sebbene il finale sia scontato (o meglio già noto). Rappresenta bene l’idea (almeno quella del sottoscritto) con cui ho vissuto la stagione del Napoli. Sapevo molto bene quale era il finale ciò nonostante mi sono appassionato ed ho seguito la squadra fino alla fine. Spesso viviamo illudendoci di non dovere fare, prima o poi, i conti con la drammatica realtà delle vita.

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