Caro Napoli, approfitta del no di Verdi: prendi Deulofeu

Motivazioni tecniche, tattiche, di riconoscibilità internazionale. E la suggestione di un futuro non troppo lontano, con Deulofeu, Milik e Insigne.

Caro Napoli, approfitta del no di Verdi: prendi Deulofeu

Una differenza: comprendere e condividere

Mettiamo subito le carte in tavola, velocemente: non mi sono messo le mani tra i capelli, non ho gridato allo scandalo per il no di Simone Verdi al Napoli. Mi è dispiaciuto, questo sì. Ma non tanto perché il Napoli non avrà Verdi, quanto perché tutte le indicazioni convergevano su un calciatore e questo calciatore ha detto no. Secondo la narrazione comune, Sarri aveva indicato (chiesto) Verdi e il Napoli l’aveva preso. È già successo tante altre volte, non credo nella favola di un tecnico che non fa il mercato, e nemmeno lo influenza. Sarebbe stato un matrimonio calcisticamente perfetto, la grande squadra che passa in vetrina e compra di forza il calciatore che desidera.

Invece, niente. Però, ripeto: non mi metto le mani tra i capelli. Perché io non ero d’accordo con la scelta di prendere Simone Verdi, non condividevo questa posizione così ferma su di lui. Qui mi preme fare un altro distinguo: comprendo perfettamente i desideri e i bisogni tattici di Sarri, e che Sarri avrebbe soddisfatto con Verdi. Per il tecnico del Napoli, Simone Verdi era (è) un calciatore più pronto, che offre anche una serie più ampie di alternative tattiche. Alcune sono qui, il Napolista ne ha scritto quando l’affare sembrava fatto. Verdi avrebbe potuto sostituire tutti e tre i componenti del tridente, in ogni caso avrebbe rappresentato un calciatore di rottura rispetto a certe situazioni tattiche necessariamente ridondanti.

Comprendo e comprendevo tutto questo, ma non condividevo. È una differenza sottile, ma sostanziale. Perché, per me, il Napoli ha sempre dovuto prendere Gerard Deulofeu. A maggior ragione deve farlo ora. Senza ripensamenti. Provo a spiegarvi la mia visione.

Riconoscibilità internazionale

Gerard Deulofeu, rispetto a Verdi, occupa un posto decisamente più importante, più rilevante, in un’ipotetica mappa del talento calcistico. Ha una riconoscibilità internazionale, ha un pedigree da grande campione disatteso dagli eventi. Nel senso che doveva essere la risposta catalana, pienamente autoctona, a Lionel Messi. Si è rivelato non all’altezza di questo compito, ma resta in ogni caso il capocannoniere di tutti i tempi dell’Under 21 spagnola. E quest’anno, prima che Valverde rivoluzionasse il Barça, il suo compito era giocarsi il posto da titolare con Dembélé. Nel Barcellona. Accanto a Messi, a Suarez, a Iniesta.

Parliamo di un nome di alto livello. Di un titolare fisso per una squadra che lotta per l’Europa in Premier League (l’Everton). Parliamo di un calciatore con una valutazione assoluta poco lontana, almeno secondo gli analisti internazionali, rispetto a quello di Callejon, Mertens, Insigne. Potenzialmente, anche migliore di loro. E che ha giocato (bene) pure in Italia, per quel solito, infinito e a volte infondato discorso sulla difficoltà della Serie A. Ne parliamo sotto.

Tattica

Ogni volta che ho letto di un Deulofeu non adatto al sistema di Sarri, mi è venuto quasi da ridere. In questa definizione c’è un fondo di verità solo se si pensa secondo il compartimento stagno del ruolo in campo: Deulofeu giocherebbe al posto di Callejon, perché Insigne è intoccabile? E allora deve giocare come Callejon. Da questo punto di vista sì, Deulofeu non c’entra niente con il Napoli. Ma un calciatore cresciuto alla scuola tecnica e tattica del Barcellona può essere lontano dal gioco di possesso e posizione del Napoli?

La dote migliore di Deulofeu è la progressione palla al piede in senso associativo, cioè che conduce alla creazione di linee di passaggio partendo dal concetto di densità nella zona di possesso. Per capirci meglio: Deulofeu prende e porta e tiene palla, sì, ma lo fa per creare superiorità numerica. Per dare respiro, per aprire la manovra sul lato debole.

Deulofeu al Milan

Lo dicono queste immagini appena sopra, che ricordano i suoi sei mesi al Milan. Lo dicono i dati di questa esperienza: 17 partite, 4 gol e 3 assist. Pochini, forse sì. Ma anche 40 (!) occasioni create tramite passaggi chiave. Deulofeu è un ingranaggio nel sistema e nel sistema, e porterebbe anche sulla fascia destra d’attacco qualità nella conduzione del pallone, letture avanzate in rifinitura, passaggi intelligenti. Non avrà la completezza di Callejon, non possiederà la qualità di regia offensiva di Insigne. Ma rappresenta un’alternativa. Come Verdi, ma diversa da Verdi. E diversa anche dai titolari, da tutti i titolari. Deulofeu si esprime meglio se può giocare a sinistra, per portare palla col piede forte. Eppure è un calciatore adattabile, un professionista, del resto chi cresce nella Masia pensa a imparare a giocare a calcio. Non importa, o quasi, in quale posizione. Sopra, molte azioni partono dalla fascia destra, Montella l’ha schierato spesso anche in quello slot, al posto di Suso durante il suo periodo ai box.

Futuro

Ultimo punto, poi chiudo: il futuro. Deulofeu ha 23 anni, e potrebbe essere acquistato come vice-Callejon. O anche come post-Callejon. José Maria va per i 31 anni, prima o poi potrebbe anche decidere di tornare in Spagna. E comunque non è eterno. L’idea che il Napoli possa creare una linea di successione interna – seppure con un calciatore differente – alla meravigliosa esperienza del suo numero 7, deve iniziare quantomeno a circolare. Deulofeu può essere un investimento in questo senso. Con Sarri, senza Sarri. Da qui al 2019, l’immagine di un tridente futuro composto da Deulofeu (1994), Milik (1994) e Insigne come chioccia (1991), può essere coltivata. Secondo me, funzionerebbe.

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