Il Napoli ha fatto all-in sul tavolo dello scudetto, siamo schiavi di questo gioco

Le speranze non devono e non possono svanire, ma potremmo provare a desiderare altro. Forse potremmo farlo, anche qui a Napoli.

Il Napoli ha fatto all-in sul tavolo dello scudetto, siamo schiavi di questo gioco

Desiderare altro

Toccata e fuga pasquale a Napoli. Giro su qualche canale locale, danno due film di Totò e una mediocre trasposizione cinematografica di Filumena Marturano. Chissà se un giorno ce ne stancheremo, decidendo anche solo per curiosità di sottrarre le chiavi della nostra immaginazione ai soliti senatori delle nostre fantasie. Peggy, l’insicura ragazza di provincia che provava la carriera metropolitana in Mad Men, rispose alla madre scettica che la metteva in guardia dalle sirene newyorkesi affermando che i cittadini di Manhattan fossero migliori di loro, “perché vogliono cose che non hanno visto”. Perché desiderano oltre. Desiderano più forte.

Non so se noi a Napoli desideriamo oltre, forse banalmente non possiamo permettercelo. Potremmo – forse dovremmo – provare a desiderare altro. Qualche potere immaginifico che ci sottragga alle nostre usuali catene. Abbiamo puntato tutto sulla competizione che abbiamo creduto fosse l’unica degna, il campionato. All-in sul tavolo centrale. Non per affermarci in esso, in quello spazio e nel tempo, ma perché di quel gioco siamo schiavi. A ciascuno la sua finale di Cardiff, a noi il pallino di poter stampare un giorno un biglietto da visita con su scritto “Campioni d’Italia”. Abbiamo puntato cento sulla ruota dello scudetto, e l’avversario in un colpo solo ha inaspettatamente puntato centocinquanta. Come ragionasse a risorse infinite. Il resto ce lo diranno le ultime otto di campionato, dove le speranze non sono ancora svanite e non devono svanire. La ruota deve ancora girare sul tavolo verde.

Mentre scrivo faccio zapping e su un altro canale parte un nuovo film. Stavolta c’è Peppino. Qualche ora fa ci ha lasciato il figlio. Magari, con la classe tipica della sua famiglia, intendeva donarci le chiavi per un desiderio nuovo.

 

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  1. Discorso generico e astratto. Guardiamo sempre i film sulla “napoletanità”, che le TV regionali trasmettono ripetutamente, ma forse i thriller americani o i programmi sui presunti chef, che infestano le TV mondiali, aprono orizzonti culturali superiori?
    E, poi, i desideri, o sono la continuazione di ciò che già si possiede, oppure nemmeno esistono o sono velleità attaccaticce e ingannevoli.
    Io, ad esempio, desidererei molto Sharon Stone ma so già che le faccio schifo. Quindi il mio è un patetico autoinganno.

  2. michele o pazzo 2 aprile 2018, 23:21

    Se la trasposizione cinematografica di filumena marturano è matrimonio all’italiana, mi sembra tutt’altro che mediocre. Comunque sia, una cosa è l’arte, altra cosa è lo sport, cosa dovrebbe desiderare il Napoli? L’el? È desiderare altro o parlare col senno di poi?

  3. siamo schiavi della scarsa ambizione societaria

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