Quanto è dura dirsi addio: il momento giusto di Iniesta, Buffon, Sarri

Il saluto di Iniesta al Barcellona è giunto al momento giusto, parola di Don Andres. Quanto sia difficile intuirlo ce lo ricordano Buffon e Totti. Lo capiremo anche a Napoli?

Quanto è dura dirsi addio: il momento giusto di Iniesta, Buffon, Sarri

La finale di Copa del Rey

Iniesta ha detto addio al Barcellona, quel ragazzino dopo 22 anni è cresciuto ed è pronto a lasciare la famiglia. Per nuovi orizzonti, per lasciare col ricordo migliore. Nella finale di Copa del Rey a Madrid, la scorsa settimana, Iniesta ha sciorinato forse l’ultimo saggio europeo con una finta sensuale. Una carezza impercettibile che sposta più in là quel pallone, solo da sfiorare una seconda volta, in porta. Anche il portiere del Siviglia, Soria, ai più romantici è parso inchinarsi. Inchinarsi come solo un portiere sa, al passo d’addio.

Per un bicchiere di vino

Iniesta lascia prima che l’ombra di una carriera al tramonto lo offuschi. Prima che gli occhi lucidi diventino lacrime. Per lui e per chi lo ha osannato dagli spalti. Come già vissuto con un altro simbolo di quell’utopia studiata sui banchi della Masia, divenuta una realtà, spalle di giganti da cui guardare un altro tipo di calcio. Come Xavi, più di Xavi.

«Questa società mi ha accolto a 12 anni e mi ha dato tutto, perciò merita il meglio da me, come ho sempre fatto sinora. Dato che nel prossimo futuro non potrò più dare il massimo, a livello fisico o mentale, allora ho deciso di chiudere ancora al meglio della condizione, con la possibilità di vincere dei titoli». Quel prossimo futuro sarà con tutta probabilità in Cina, sorseggiando vino, per sviluppare l’altra sua passione. Una cantina nella sua Fuentealbilla, 180 ettari in cui ricaricarsi ogni estate, produrrà due milioni di bottiglie per la sua nuova destinazione. Cerebro e vino in fondo vanno di pari passo.

Quando dirsi addio

Alle nostre latitudini non c’è questione più problematica che dirsi addio. Di capire quando è arrivato quel momento doloroso quanto necessario. Buffon ad esempio, che lascia la Nazionale con la delusione del playoff mondiale perso, in lacrime per quel fallimento dalle ripercussioni finanche sociali (cit.). Fermo tornare sui suoi passi e riprendersi la porta degli azzurri nell’interregno Di Biagio. Prolungando la malinconia. Al pari di Chiellini che ai microfoni del post-gara lasciò intendere come fosse giunto il momento di passare il testimone, ma poi chi fa da chioccia ai nuovi, si chiesero gli influencers.

Riavvolgiamo il nastro e torniamo all’addio dell’anno (scorso), il giro olimpico di Totti che ha resistito contro tutto e tutti fino a pochi mesi fa, tenendo intrappolati la squadra di vita e i tifosi a lui devoti. Perché è duro l’onere della corona.

Ci sarà vita dopo Sarri

Anche Napoli non sarà immune agli occhi gonfi quando – prima o dopo – Maurizio Sarri, l’allenatore della squadra capace di riaccendere i sogni di gloria, lascerà il suo di regno. Addii diversi, certo, ma pur sempre addii. Quel giorno avremo contezza di quanto anche quest’ambiente sarà in grado di guardare oltre, sporgendosi dalle spalle di un grande della panchina. Lo comprenderemo come sempre alle prime difficoltà, al racconto che se ne darà. Consci che il pallone è un flusso ininterrotto di mitopoiesi, che è meglio aver amato e perso che non aver amato mai. E che l’amore è questione di cerebro. Sapersi dire addio, al momento giusto, per non intaccare il dolce passato.

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