Beyoncé, splendida Nefertiti al Coachella, ha spiegato al Sud come imporsi sul potere

Un’esibizione indimenticabile ha mostrato al mondo come ribaltare i rapporti di forza: Beyoncé ha trasformato il festival in #Beychella, e non solo sui social.

Beyoncé, splendida Nefertiti al Coachella, ha spiegato al Sud come imporsi sul potere

Un lemma del Sud, e del Black

Oltre ad essere scosso dai venti di guerra, il mondo intero è rimasto frastornato negli ultimi giorni dallo show di Beyoncé al Coachella Valley Festival. I giornali di tutto il pianeta hanno raccontato esterrefatti della performance senza precedenti della icona nera mondiale che ha tenuto, prima donna di colore nella storia, il concerto principale del festival californiano, scagliato nel mezzo del deserto del Colorado. Vale la pena leggerne – tra tutti il New Yorker ne offre una splendida recensione – perché, a chilometri di distanza, questa apparizione miracolosa ci riguarda.

Due ore di spettacolo al di là di ogni possibile umana immaginazione, aperti da un incipit di rara forza evocativa, in cui la star texana si è presentata vestita da Nefertiti del futuro, segnando immediatamente la sua volontà di giocare con tempo e spazio, passato e presente, ma determinata unicamente a segnare un percorso nel futuro, raccogliendo radici lontane senza mai indulgere in visioni nostalgiche. I centoventi minuti passano nell’idea costante di raccogliere forze, radici e simboli con l’unico fine di incidere sul domani.

Il New Yorker ci chiama in causa. Beyoncé scolpisce non solo la Southernness, l’essere donne e uomini del Sud, ma è essa stessa un lemma del vernacolo mondiale black, un’idea che trascende colore e circostanze divenendo quasi un sentimento vasto e collettivo, nel quale ci siamo anche noi, in cui riposa e si muove anche l’idea di Napoli, un granello di sabbia nel deserto, a sentire la propria dimensione microscopica eppure efficace.

Ammirare in silenzio

Quando nel video di Formation – riproposta durante il festival – Beyoncé sedeva e annegava quasi ballando senza riserve sulla volante della polizia che affondava nelle acque che l’uragano Katrina ha riversato senza pietà su New Orleans, è stato inaugurato un linguaggio che miscela potenza e rivolta, li incanala con la forza della seduzione artistica e costringe gli occhi a guardare.

Il pubblico è quasi tutto bianco, qualche metro sotto il palco, in adorazione di una entità semidivina che detta legge. Il potere deve mettersi buono ed ascoltare, come fu per i Negros che imbracciavano le chitarre blues e come ancora oggi avviene, in una nazione scossa da una nuova ondata di violenza razzista, quando l’establishment non può altro che ammirare in silenzio. Beyoncé, con una mossa degna del diavolo dei crocicchi del Mississippi, muta l’inno nero Lift Every Voice in Formation – un coro universale che trasmuta in una cadenza quasi militare.

Dominare

Questo è il doppio gioco cui il Sud deve ispirarsi, sembra dire la donna del meridione del mondo. In rete Coachella diventa #Beychella. E questo re-branding, nota il New Yorker, non è confinato al mondo social. È il riconoscimento che per eccellere nella sua arte Beyoncé deve dominare le arene che avrebbero il potere di sminuirla, di annichilirla fino ad annientarla.

L’icona nera è non meno di una imperatrice sul palco, come la faraona, che accetta di adoperare ogni goccia della sua arte per stabilire il dominio nel cuore del potere che vuole sfidare e sconfiggere. Non se ne chiama fuori, non invoca arbitri terzi, non si appella ai fuorigioco millimetrici. Ridisegna il terreno dello scontro a proprio uso e consumo. Adopera i propri danari e potenza artistica per conficcare nel deserto, in una folla sconfinata e bianca, la bandiera della propria imprescindibile diversità nera.

C’è da rimanere senza fiato. E da imparare tanto. È stato più di un normale concerto e nessun giornale, di nessun luogo del pianeta, ha potuto ritenerlo meno che storico. Niente altro che emblematico. Beyoncé, fedele alla sua linea del Sud, ha salutato ringraziando: “Grazie per avermi permesso di essere la prima donna nera al concerto principale del Coachella”. Poi, col suo sorriso mal celato, ha aggiunto: “Ain’t that a bitch?”. Vi rode il culo, eh? Gli rode, Nefertiti. Gli rode.

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