Tare: «Il potere della Juventus è percettibile, voglio andare avanti insieme con gli ultras»

Bella intervista di Igli Tare alla Gazzetta dello Sport: «Il caso Anna Frank è da condannare, ma educazione è anche resistenza a questo genere di situazioni».

Tare: «Il potere della Juventus è percettibile, voglio andare avanti insieme con gli ultras»

L’intervista alla Gazzetta dello Sport

C’è una bella lettura, oggi, sul calcio e sui personaggi che lo popolano. Igli Tare, intervistato dalla Gazzetta dello Sport, offre una bella radiografia di sé stesso e del movimento. Ovviamente abbiamo selezionato le parti più importanti del testo, quelle più significative: «Il metodo Tare? Non c’è, e non ci sono – unico club in Italia – osservatori: non amo lavorare in tanti. Ho un collaboratore per i dati, uno che mi prepara clip dei giocatori, uno per l’analisi degli avversari. E poi i report di tanti amici in giro per il mondo. Ma la cosa che fa davvero bravo un d.s. è capire prima come può diventare un giocatore sconosciuto. E vederlo non basta: ci devi parlare».

Il caso Anna Frank e le minacce di morte ricevute: «Una foto di Anna Frank con la maglia della Roma è da condannare, ovvio. Meno ovvio è limitarsi a dirlo senza pensare a come far sì che un gesto razzista non sia considerato semplice sfottò: tipo il coro dei miei ex compagni – “Sei venuto col gommone” – e io non ci vedevo razzismo, ma solo una presa in giro. Educazione è pure continuare ad andare allo stadio, come un mio amico tifoso laziale ed ebreo dopo l’episodio Anna Frank: “Igli, vado all’Olimpico: a quelli non la do vinta”. Io ho ricevuto tante minacce, il mio numero finiva in rete e io so chi ce lo metteva. Io sono così, non mi do per vinto, e ora è la mia sfida: non smettere di far contestare Lotito, quella è una conseguenza, ma far crescere questa piazza. Non per cambiare il sistema ultras, ma per trovare un modo di andare avanti insieme, con gli ultras: convincendoli che la Lazio è un club da 35-40 mila spettatori a partita, non 22-25 mila».

Il potere Juventus

La lettura di Igli Tare sulla forza (anche prevaricatrice) della Juventus è ammantata di realismo: «Contro la Juve ho segnato e vinto una volta sola: 2-0 Brescia nel 2002, 7’ di recupero, mai visto. Mazzone urlò: “Che è ‘sta robba?” e il quarto uomo: “Mi vergogno, ma scrivo i minuti che mi dicono”. Il potere Juve lo avvertivi, come oggi avverti che hanno i mezzi per controllare il mercato italiano, la loro politica aggressiva sui giovani di prospettiva. Il contrasto politico Lotito-Agnelli è lampante, ma con Paratici zero problemi: neanche per Keita, Milinkovic o De Vrji, che non andrà alla Juve anche se il suo nome è passato sul loro tavolo. Li considero un esempio per mentalità, metodi di lavoro: il meglio del calcio italiano, sì».

A Brescia, Tare ha giocato con Baggio, Guardiola e Pirlo: «Tre geni. E la loro umiltà e semplicità me le porto dentro come esempio, che oggi cerco di trasmettere ai giovani. Mai sentiti dire mezza cosa negativa su un compagno: mai a Robi, che aveva avuto il mondo ai suoi piedi; mai a Pep, che già da giocatore era il più esigente e a cena a casa di Giunti ci faceva una testa così con il tiqui-taca. Il suo calcio di oggi e pure di allora è l’opposto di quello di Mazzone, ma si sentiva parte di quella realtà. Aaccettava il ruolo del tecnico. Per questo oggi può pretenderlo dai suoi giocatori».

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