La sindrome d’accerchiamento degli juventini è un’arma del potere

Costituiscono un gigantesco e potentissimo blocco di maggioranza, culturale oltre che sportiva. Eppure si raccontano come una comunità sotto assedio. Perché non vogliono rinunciare a nulla

La sindrome d’accerchiamento degli juventini è un’arma del potere

I bianchi, gli etero e poi ci sono gli juventini

Il nostro paese – in linea con grosse fette del mondo occidentale – è pervaso dalla sindrome della minoranza. È una psicosi ormai capillare che abbraccia tutte le effettive maggioranze – culturali, religiose, politiche e dunque anche sportive – che scoprono di non bastare più a se stesse: di non essere amate o tenute a modello, di non convincere o irretire chi ne vive fuori. Insomma è qualcosa di simile alla sindrome della vecchiaia incipiente che colpisce i quarantenni quando si riscoprono non più giovani e audaci e tutto sommato poso affascinanti.

In Italia la scelta è vasta. Ci sono maggioranze bulgare di eterosessuali con famiglie a carico che passano le serate tra amici a discutere dell’incombente pericolo omosessuale alle porte – i più raffinati col tocco esotico della celebre teoria gender. Poi ci sono i bianchi italiani che vivono in quartieri di bianchi italiani dove accompagnano i figli alle elementari in mezzo a compagni bianchi italiani, per poi discorrere nei cortili delle scuole circa l’onda oceanica dell’immigrazione clandestina, tipicamente lamentandosi dei famosi maestri che una volta all’anno discutono (non si riesce mai bene a capire in quale paese d’Italia) addirittura della legittimità dei canti di Natale. E poi ci sono gli juventini.

Sono un caso di studio

Gli juventini sono un caso di studio. Costituiscono un gigantesco e potentissimo blocco di maggioranza, culturale oltre che sportiva, costruita mattone dopo mattone nei decenni. Analogamente a quanto dicono i bianchi italiani di cui sopra – che trovano “invivibili” tutte le nostre città e “sull’orlo della guerra civile” tutta la nazione ormai da anni – gli juventini hanno avuto poche, sporadicissime occasioni di fastidio. Un processo che tutto sommato ha avuto impatto relativo sulla storia del club, che se ne è rialzato velocemente; e qualche finale di Coppa non proprio esaltante.

Non vogliono rinunciare a nulla

Eppure, oggi più che mai, lo juventino discute da accerchiato. Il suo è il racconto di una vita sotto assedio. E per gli stessi motivi che muovono le altre maggioranze: c’è un incarognirsi dovuto al non voler sopportare alcuna rinuncia, persino un rifiuto anche solo di riconsiderare luoghi marginalissimi del proprio potere. È uno dei grandi mali d’occidente oggi, quello di dipingere universi immaginifici di privazioni e ghettizzazioni per giustificare lo status quo e trovare al contempo un argomento di discussione alla moda, per mettere l’oliva del politicamente impegnato nel Martini del potere incontrastato sul prossimo.

La sindrome da minoranza delle maggioranze

La sindrome da minoranza delle maggioranze del mondo fa un po’ ridere. Ma è anche un’arma molto affilata e collaudata. La Juventus è, in questo, in nulla dissimile da qualunque altra maggioranza del paese: vince ed ha meriti indubbi, ma non traina niente e nessuno. Vive di una profonda auto-preservazione. Non crea un indotto culturale di cui tutti gli altri possano giovarsi, anzi lavora ad ostacolarne la crescita – che è ben peggio delle fantasie complottiste e vittimiste sugli arbitri prezzolati, peraltro sempre vive, tra le squadre perdenti.

Insomma, scegliamo accuratamente le battaglie da affrontare. Ma non sottovalutiamo il lato piacione del potere, mentre ci accalchiamo sui falsi problemi della Var. La voce degli accerchiati in bianconero è la stessa della contessa Serbelloni Mazzanti Vien Dal Mare, che chiamava “impiegato” il buon Fantozzi, in cuor suo allungando una mano pietosa verso dei servi dei quali, nei suoi party, discuteva in modo ossessivo la minaccia.

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