Il gol di Mertens in Napoli-Lazio: dieci secondi che si dilatano, e allargano la vita

Un incontro con Einstein sulla Caracciolo, Youtube e il tocco di Zielinski, il Napoli e la bellezza da praticare in momenti chiari, come la poesia a Natale quando sei bambino.

Il gol di Mertens in Napoli-Lazio: dieci secondi che si dilatano, e allargano la vita
Foto Ssc Napoli

Einstein sulla Caracciolo

I giuramenti sono soltanto parole e le parole sono soltanto vento. Cosi anche se ognuno di voi mi giurasse di non pensare più a Napoli-Lazio, al 4 a 1, a quell’incredibile sincronia tra sport diversi (il fioretto e il calcio), io non vi crederei, considerando le vostre di parole poco più che bora, la stessa che travolge me (e quasi anche il tavolino) in questo freddo pomeriggio in Via Caracciolo, dove seduto accanto a me sembra di vedere Einstein.  

Premetto che non ho fumato. E non ho assunto bevande alcoliche (nemmeno una correzione d’anice nel caffè) ma avete capito giusto, ho fatto il nome del fisico tedesco. Ttedesco allo stesso modo di Younes,. Sparito proprio come lui. Einstein capì prima di tutti che la durata di un fenomeno dipende dal sistema di riferimento in cui avviene la misura. Tuttavia, non è il fenomeno a rallentare ma il tempo a dilatarsi.   

Di persona mi chiedereste “Ma ch’ stai ricenn?” o “Ma ch’ vuò dicerè?” ed entrambe le osservazioni sarebbero da considerare giuste, poi, però, riottenuta la vostra attenzione ritornerei alla teoria di cui sopra, per fornirvi una prova sperimentazione della dilatazione del tempo offertaci dal 4-1 del Napoli, sabato sera, contro le malcapitate aquile, distrutte, ahiloro e non ce ne vogliano gli ambientalisti, dalla “forza paziente” e calma degli azzurri.   

Un gol che appartiene al tempo

Il gol di Mertens, sul quale condivido il pensiero di Nello Mascia ritenendolo “la cosa più deliziosa che abbia mai espresso il campionato italiano negli ultimi anni” e che, di certo, tutti avrete naturalmente ancora davanti agli occhi in loop, come la prima bulletta azzeccata al liceo (spesa probabilmente tutta in pizzette), cominciato dal flipperesco triangolo tra Zielinski e Jorginho (con colpo di tacco di quest’ultimo) è il fenomeno.  

Fenomeno calcistico ma soprattutto temporale, ovvero che appartiene al tempo. Alla fine gioco come il calcio e che si prende gioco, ad esempio di me o di voi. E che ci lascia imprimere su di sé una misura a piacere.  Risulta così assaje difficile credere, io ancora non mi capacito “esc’ pazz”, che quell’azione sublime, finalizzata da un folletto fiammingo stile “Alice nel paese delle meraviglie”, sia durata solo dieci secondi, secondo più, secondo meno.  

Praticare la bellezza

Eppure il fatto è questo, e per quanto io possa passare tutte le mie pause a rivedere la rete su Youtube o nella mia testa (perché proprio non riesco a togliermelo dalla testa, magari ci riuscirò sostituendolo con la prossima prodezza della Sarri’s band), la sostanza non cambia: dieci secondi, ma da inserire, ora si, nel sistema di riferimento in cui sono trascorsi, ovvero il Napoli dell’ultima giornata di campionato. 

 Un Napoli non più e non ostinatamente alla ricerca della bellezza, ma che ha trovato quella bellezza e adesso semplicemente la pratica, sciorinandola come fosse una poesia, registrazione rapidissima di momenti chiave e indispensabile, nonostante non sappiamo nemmeno dire per cosa, infinita.  

Gli azzurri la conoscono oramai a memoria, non c’è più bisogno di post-it o di scriversela sulle mani, al momento giusto salgono sulla sedia, come si trovassero di fronte ai parenti durante le festività, e la cantano, semplicemente, assolutamente, conquistandosi il proprio spazio in campo, in classifica, nelle nostre menti e non avendo il bisogno di contaminarsi con nulla, nemmeno con il tempo.  

Cosi quei dieci secondi, intorno al minuto 73’, restano sempre dieci secondi non rallentano, non aumentano e non diminuiscono ma, per noi, si dilatano. Il Napoli non ci allungherà certo la vita ma ha cominciato ad allargarcela.  

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