Il Napoli continua a sperimentare. Poi, torna all’antico per vincere

Napoli-Verona, l’analisi tattica: la “nuova” posizione di Allan nel primo tempo, la prestazione solida di Mario Rui. E tanti altri segnali positivi.

Il Napoli continua a sperimentare. Poi, torna all’antico per vincere
Foto Ssc Napoli

Tra esperimenti e sicurezza

Napoli-Verona è stata una partita decisamente condizionata dal tempo, almeno nel suo sviluppo tattico. Finché la squadra di Sarri ne ha avuto, anche solo potenzialmente, per sbloccare il risultato, si è visto qualcosa di leggermente diverso nella costruzione del gioco. Quando lo 0-0 si è trasformato in un risultato scomodo, tutto è ritornato all’interno del percorso di sicurezza tecnica che questa squadra ha disegnato nel tempo. È una questione di alternative e nuove posizioni in via di studio, di definizione. Ma anche di adattamento alla partita.

Spieghiamo perbene: scelte di formazione logiche per il Napoli, un po’ cervellotiche per Pecchia. Il tecnico del Verona ha scelto di costruire un 4-5-1 asimmetrico, spostato sulla destra. Una decisione che si legge nell’undici titolare, con Fares nello slot di esterno alto a sinistra e Romulo nel terzetto degli interni con Bessa e Buchel. Sotto, vediamo il posizionamento medio dei calciatori gialloblu durante il primo tempo.

A sinistra, fase di possesso. A destra, fase difensiva.

L’obiettivo di Pecchia è chiaro: ingolfare di calciatori la fascia su cui il Napoli gioca di più. In questo modo, l’inevitabile parità o superiorità numerica avrebbe alimentato la fase difensiva come quella offensiva – non a caso ben il 56% delle azioni degli scaligeri è stato costruito dal lato di Ferrari, Romulo e talvolta anche Verde.

In questo scenario, il Napoli ha deciso di attaccare in maniera composita. Ha utilizzato entrambe le corsie, riportando al centro del discorso tattico quei tentativi di implementazione di nuove direttrici di gioco che si erano percepiti contro Fiorentina (qui) e Torino (qui). Insomma, il Verona ha cercato di limitare il Napoli nella maniera più logica possibile. Dal canto suo, Sarri e la sua squadra hanno risposto provando a utilizzare delle dinamiche in fase di allestimento. Sotto, la heatmap del Napoli riferita ai primi 45′. Non ci sono grandi differenze tra la fascia destra e quella sinistra.

Anzi, è evidente come la fase d’attacco sia più concentrata sulla destra.

Uno degli strumenti utilizzato dal Napoli per riscrivere sé stesso è stata la posizione di Allan. L’interno brasiliano, ancora autore di una prova positiva (non eccellente come nell’ultimo periodo, ma ci può stare), si è spesso allargato sulla fascia in modo da offrire una linea di passaggio in ampiezza e di permettere a Callejon di avvicinarsi a Mertens, quasi come per costruire un attacco a due punte. Sotto, un momento di attacco in fase posizionale in cui la dinamica è ben visibile.

Il Napoli porta il pallone sulla fascia sinistra, Mario Rui appoggia la conduzione di Hamsik e Insigne completa il classico triangolo del gioco di posizione. In alto, nel quadrato azzurro, Allan è larghissimo. Nel cerchio rosso, la posizione particolare – perché invertita rispetto alla convenzione tattica – di Mertens e Callejon.

Si è trattato di momenti isolati, eppure ripetuti. Il Napoli ha offerto una buona prova offensiva nel primo tempo, con 10 occasioni create e altrettante conclusioni, pur in uno scenario di forcing continuo ma non martellante. Come invece è accaduto nella ripresa, quando l’ansia del risultato (vedi sopra) ha consigliato alla squadra di Sarri di riprendere le linee guida che la caratterizzano ormai da tre anni. Per confermare il discorso e aprire quello sul secondo tempo, il confronto tra le heatmap di Allan tra primo e secondo tempo.

Ritorno al passato

Nella ripresa, si è rivisto un Napoli “vecchio” e forse prevedibile, caratterizzato però dalla furia agonistica di chi ha l’impellenza della vittoria. La squadra di Sarri aveva già schiacciato i suoi avversari nel primo tempo, ma nei secondi 45 minuti il Verona non ha mai neanche potuto, o anche solo cercato, di ripartire in maniera lineare dopo ogni tentativo offensivo degli azzurri. Che, a loro volta, hanno spostato di nuovo il suo gioco a sinistra. Le occasioni costruite non sono state molte di più (9 chance effettive e 14 conclusioni, di cui 5 da fuori area), ma tutto si può ricondurre a una questione di certezza e sicurezza rispetto alle proprie capacità, alle proprie possibilità. Per capire cosa intendiamo, riportiamo una mappa diversa, quella delle occasioni costruite nella ripresa.

La predilezione per la fascia mancina è netta, chiara. È una scelta comprensibile, anche perché il Napoli fa giocare in quella zona i calciatori maggiormente creativi. Delle 9 occasioni che avete contato sopra, 6 fanno riferimento ad Hamsik, Insigne e Mario Rui. Il portoghese ha offerto una prestazione statisticamente solida: secondo calciatore per palloni toccati (117), 92% di precisione nei passaggi e 2 tackle riusciti su 3 tentati. L’assist per il gol di Koulibaly è più “casuale”, ma in ogni caso rientra eccome nel pacchetto.

Conclusioni

Da Napoli-Verona arrivano solo buone notizie, almeno dal punto di vista tattico. Stante la consistenza non elevatissima degli avversari, il Napoli ha offerto una prova di assoluta sicurezza difensiva. Le conclusioni concesse al Verona sono appena 3, di cui due da fuori area. E poi, ci sono le sensazioni sul possibile, ulteriore miglioramento di questa squadra nella fase offensiva. Torniamo al punto di partenza, alle sperimentazioni viste nel primo tempo. In ogni caso, la scelta di giocare a destra e di spostare Allan come “esterno di supporto” rappresenta un segnale positivo. Abbiamo usato la soluzione “in ogni caso” per due motivi:

  1. Se questa è una dinamica preparata a tavolino prima della partita, vuol dire che Sarri e il Napoli stanno continuando a studiare il testo dell’automiglioramento, dell’evoluzione possibile.
  2. Se invece si è trattato di una scelta reattiva rispetto allo schieramento del Verona, è possibile notare un adattamento al contesto inatteso o comunque non convenzionale della partita.

Anche perché poi gli esiti statistici – come visto sopra – sono positivi, il gol non è arrivato nel primo tempo per errori individuali, non nello sviluppo del gioco. Il messaggio da archiviare col sorriso non sta tanto nell’azione che ha portato al tiraccio di Insigne, dopo il tacco di Allan, quanto nel gioco a due Hysaj-Callejon che si è conclusa con un tirocross fuori misura dello spagnolo, al 12esimo minuto. Entrambe le manovre sono partite e si sono concretizzate a destra, sotto vediamo un’animazione interessante da questo punto di vista. Ci spiega come il Napoli stia ancora crescendo.

ilnapolista © riproduzione riservata
  1. sinceramente non ho percepito alcuna novità tattica nel primo tempo. sarà che 65 pollici sono piccini per i miei stanchi occhi….

  2. dodicimila passaggetti e nessuno tira in porta.

  3. Be Alfonso, ALLAN che si allarga sullla fascia non è certo una novità. Ha sempre fatto questo movimento.
    Io piuttosto metterei in evidenza la grandissima prestazione di JORGINHO, il vero perno della manovra della squadra.

  4. Grazie sempre x le sue osservazioni. Ieri dallo stadio c eravamo resi conto che Calle stava molto centrale e addirittura c avevamo scherzato su che avesse proseguito l’esperienza infrasettimanale da falso nueve…molto interessante

  5. Vincenzo Limatola 7 gennaio 2018, 12:00

    Complimenti per le dettagliate analisi tattiche e strategiche. Sempre in merito ad Allan ho notato le sempre più frequenti “percussioni” centrali; sono finalizzate come credo a rompere la compattezza dei tre difensori che da un po’ accerchiano Martens o sono casuali? Ed anche il fraseggio a sn che porta spesso Allan a trovarsi libero al tiro in posizione centrale è cercato? Peccato non abbia il tiro di Zielisky!!! Grazie

  6. La sensazione che ne deriva (ma sono il primo a crederci poco, conoscendo il puntiglio e il perfezionismo di Sarri che mai improvviserebbe nulla in partita se non in caso di disperazione per una partita che volge al termine e si è messa male) è che si sia voluto sfruttare il primo tempo come una sessione di allenamento tattico sul campo per capitalizzare il poco tempo a disposizione visto che tra una partita e l’altra di tempo non ce n’è abbastanza. Come a dire che “con questi è difficile prendere gol, tanto vale provare qualcosa di diverso, poi se non riesce si torna al solito spartito”.

Comments are closed.