Le Ebbing (Missouri) d’Italia avrebbero protestato contro lo sciacallaggio del film

L’America non ha paura di mostrare le proprie malattie. Da noi un film del genere sarebbe impensabile. La provincia non è più innovativa, vive in costante e muta difesa di sé

Le Ebbing (Missouri) d’Italia avrebbero protestato contro lo sciacallaggio del film

Il disegno della regione sulla pubblicità dei giornali

Uscendo dalla sala del cinema in cui davano Tre manifesti a Ebbing, Missouri guardavo il cartellone pubblicitario con tanto di sagoma dello stato americano dove il regista Martin McDonagh porta sulla scena una storia crudele e viscerale che sa parlare ad un mondo intero. E provavo due sentimenti contrastanti: da un lato una invidia irriducibile per un paese come l’America che, pur continuando a vivere della sua ossequiosa forza identitaria nel rispetto della istituzione presidenziale, anche nelle ore che sembrano più incerte e buie, riesce pur sempre, attraverso le epoche più diverse e a dispetto di una certa puzza sotto al naso europea, a guardarsi costantemente le viscere, a sventrarsi col bisturi del cinema e del più mondano show biz per parlare di sé e, con sé, del mondo; dall’altra mi chiedevo, sorridendo, cosa sarebbe accaduto in Italia se, per rappresentare la disperazione delle donne e degli uomini, la frustrazione, l’odio, la morte, il terrore, il fallimento, qualche sceneggiatore avesse preso in prestito le Marche, o il Molise, Casacalenda o Senigallia, con tanto di disegno della regione nella pubblicità sui giornali; quanti assessori, quanti sindaci e presidenti di regione, quante associazioni di categoria, quanti intellettuali avrebbero firmato accorati pamphlet di sdegnata opposizione verso un gesto ritenuto offensivo, deleterio, nocivo all’immagine del paese tale o del borgo talaltro, opera di sciacallaggio mediatico perpetrata sulla pelle dei poveri inermi abitanti. Quanti italiani si sarebbero industriati a difesa della propria città.

Che cos’è oggi la provincia?

Allora mi chiedo cosa sia la provincia. Quel non-luogo di cui abbiamo un bisogno impellente per trovare la giusta sintassi per i nostri sentimenti. Ci serve il bordo, la strada liminare, il confine estremo da percorrere sul filo del rasoio. Ci servono questi luoghi desolati e la voglia di sopravvivere loro. Quando è successo che la nostra provincia – un tempo inquieta, sperduta e vitale perché ambiziosa – ha perso le parole? E perché, invece, quella americana, ancor più sperduta, dispersa in chilometri quadrati di niente, continua a rappresentarci tutti, in un linguaggio corale e universale?

La provincia non preme più sulla città

La provincia italiana, che diede vita ai registi, agli scrittori, agli intellettuali più complessi e pungolanti, agli imprenditori più innovativi, oggi vive soprattutto muta e in costante difesa di sé. Come il paese intero che, se da una parte non ha trovato in settant’anni la pazienza di costruirsi una memoria condivisa – mentre gli americani continuano a sfornare serie meravigliose sul selvaggio west, con buona pace degli indiani – non ha neppure cercato il coraggio di sfidarne una esistente. Il dibattito è fermo a quello dei genitori degli alunni della scuola di Roma che discutono se si possa o meno cantare Bella Ciao in classe senza urtare la suscettibilità di nessuno. Così si è finito col vivere tutti in provincia, non più intenso bordo della vita ma banale spiazzo dove si lascia che nulla accada mai. La provincia non mette più paura, non preme sulle città, non le costringe a ripensarsi, accetta piuttosto di essere il paradiso immobile degli agriturismi e dei prodotti bio, della felicità nelle piccole cose.

L’America non ha paura di mostrarsi per com’è

Mildred Hayes, impersonata da una impeccabile Frances McDormand, va alla guerra, invece. Il suo moto dell’animo, nella quiete della sua depressa cittadina, porta lo spettatore per mano lungo l’incendio del sovvertimento di ogni valore. Ancora una volta l’America non ha paura di mostrarsi per com’è, malata, impaurita e furiosa, inaspettata ed assassina, cioè come noi tutti. Come la provincia del mondo dovrebbe essere. Sul filo degli stessi racconti che un tempo furono del Mediterraneo, il mare più finito, limitato ed angusto del pianeta, dove l’imperizia di un gruppo di provincialissimi pastori greci fu causa di una disavventura durata addirittura qualche decennio, cuore di uno dei migliori racconti universali della storia dell’umanità.

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  1. Magari rispondi in maniera educata. Hai sbagliato palazzo.
    Il fatto, opinabilissimo, che abbia avuto un ruolo rilevante nella storia degli USA non comporta che oggi abbia la stessa rilevanza.

    Poi, se vuoi, facciamo i saccenti (no google allowed) e diciamo che aveva una certa importanza come snodo fluviale in quanto situato tra il Mississippi ed il Missouri (fiumi) e come porta dell’ovest (l’arco significa quello).

    I know my chickens, vivo sullo stesso fiume di St Louis, un poco piu’ a sud, e mi interesso di dove vivo, anche se non quanto vorrei. Tra parentesi, e non c’entra un tubo, fino a due settimane fa lavoravo per un’impresa di St.Louis.
    Per dirti, anche gli stessi abitanti sono consci del loro stato. Il mio amico Al soleva ripetere: “I’m from ‘Missura’, we play the banjo there”.
    Diciamo che lo collocherei ben al di sopra dei due Dakota e di parecchi stati del sud e del midwest ma non puo’ certo essere triste per essere stato citato in un film di rilevanza internazionale (parlando di Dakota, mi e’ venuta in mente Fargo, che, per il mondo, ha cominciato ad esistere dopo il film).

    In tutto cio’ ho googlato e scoperto che Ebbing non esiste e che la storia al limite portera’ turisti in North Carolina. Quindi tutta questa discussione e’ molto inutile.

    Adesso che ci penso, non mi sembra sia neanche uno swing state…Rosso fisso.

  2. Questo pezzo mi ha fatto tornare in mente la vicenda de “Il Branco” di Marco Risi, film secondo me dai grandi meriti, incluso un magnifico cast, che fu stroncato senza appelli per ragioni “morali” in un afflato di bigottismo provinciale senza precedenti (poichè furono adottati schemi di pensiero mai applicati a prodotti d’oltreoceano o anche semplicemente d’oltralpe). Ed a suo modo era uno ritratto feroce e vivo di certa provincia italiana.

  3. condivido il fatto che sono ridicole le polemiche che vengono fuori spesso e volentieri in difesa di questo o quel luogo geografico, come se il compito della cinematografia fosse quello di fare spot per villaggi vacanze. ma tutto il mondo è paese, ed a proposito di stupidità, se per anni siamo stati presi in giro dal mondo a causa di berlusconi ora la prima democrazia del pianeta si è data un presidente se possibile ancora più becero. allo stesso modo sono convinto che se andiamo a controllare bene ce ne sono molti di assessori comunali del missouri, i comunal assessors, che si stanno lamentando del film in questo preciso momento…

    • Francesco Sisto 30 gennaio 2018, 11:02

      I “comunal assessors”?? Ha ha ha??

    • Non si lamentano. Stanno ringraziando il Padreterno ed il regista per averli messi sulla cartina. Vedi mai che becchi qualche turista. Che se ne parli, anche male, purche’ se ne parli.

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