Repubblica: «L’ecosistema rigetta Sarri l’unico che ha il coraggio della nostalgia»

Una difesa di Sarri, affidata a Francesco Saverio Intorcia: «La sua diversità alimenta l’insofferenza dei colleghi, tra gavetta e dimensione mediatica».

Repubblica: «L’ecosistema rigetta Sarri l’unico che ha il coraggio della nostalgia»

L’articolo di Repubblica

Non solo Gianni Mura che analizza il fenomeno-Sarri. Sempre su Repubblica c’è una difesa del tecnico del Napoli. La firma dell’editoriale è di Francesco Saverio Intorcia, e i concetti espressi nel suo pezzo partono da un dato fondamentale: «L’aumento del tasso di insofferenza, se non antipatia, del suo profeta presso gli altri allenatori. Prendete Allegri, capace di ridurre le grandi manovre del Napoli a “quel giochino lì sulla sinistra”, di rinfacciare a Sarri i giorni da difensivista nella Sangiovannese, di rifiutare gli elogi venerdì perché “tanto io di tattica non ne capisco”. O Spalletti, che ieri ha replicato a proposito del vantaggio di non fare le coppe: “Mi pare che noi si faccia lo stesso sport, e poi Sarri provi ad arrivare settimo, se vuole”».

Intorcia cita anche un “vecchio” Di Francesco, ma abbiamo colto abbondantemente il punto. Secondo il giornalista di Repubblica, il sistema rigetta la conclamata diversità di Sarri. Il tecnico del Napoli è «guardato come un alieno, anzi un parvenu».

Questione di edonismo

Secondo Intorcia, c’è un problema relativo al gioco, anzi all’edonismo prevalente nella concezione e nella percezione di Sarri, nella sua storia. Leggiamo: «L’edonismo calcistico di Sarri fa a cazzotti con la prammatica dell’allenatore giudicato solo dai risultati: okay, ti dicono bravo ma da sei anni lo scudetto lo vince la Juve. Poi, Sarri è sbucato dal nulla, sempre che si possa chiamare nulla l’onesta gavetta fra presidenti che lo consideravano un visionario, quando non un menagramo, vestito com’era sempre di nero».

E poi, lo stile: «Gli altri belli, eleganti e incravattati, guardano dritti in camera, sono padroni dello show (Allegri in tv litigò pure con Sacchi e ha battuto Sarri prim’ancora di giocare) e possono pure ipotizzare, un po’ annoiati, che presto lasceranno il calcio. Sarri si tiene stretto la tuta e gli appunti, in tv snocciola e impila dati, bisticcia con l’auricolare e guarda spesso in terra, con tono più dimesso che brillante, finendo spesso divorato dai suoi limiti, per la gioia dei suoi rivali. Per dire: confessare che con Higuain avrebbe vinto lui per 1-0, non è stato il modo migliore per caricare i suoi o per affermare il primato del gioco sui singoli». Da questo punto di vista, la lettura di Intorcia è vicina al pensiero Napolista.

Ma anche in questo c’è una difesa, la difesa di una nostalgia latente che nessuno riesce più ad esternare. «Così, un tecnico che ha guardato sempre avanti, troppo avanti, qui pare un inguaribile nostalgico che rimpiange le partite alle 15, gli squilli con il Nokia 3210 o il Sanremo di Baudo. Il punto è che non è l’unico a pensarla così. Ma a dirlo, sì, è rimasto solo lui».

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