Processo Resit, la Procura non conferma Balestri il geologo del teorema dell’accusa

In Appello, la Procura generale rinnega come consulente di parte il discusso geologo alla base dell’accusa in primo grado. Ora tecnici al lavoro, ci si rivede in Aula a marzo

Processo Resit, la Procura non conferma Balestri il geologo del teorema dell’accusa

Il copione dei buoni e dei cattivi

Nei giorni scorsi, la proiezione al cinema di due puntate della nuova serie della fiction “Gomorra” ha avuto un inaspettato successo: proiettate in 325 sale cinematografiche, secondo i dati Cinetel, sono state la prima scelta del pubblico, superando tutti i film in programmazione con 29.569 spettatori e un incasso al botteghino di 261.841 euro. Continua, dunque, il successo del filone inaugurato dal libro e dal film di Saviano inaugurata nel 2006 con l’uscita del libro “Gomorra”.

Questo spiega, in buona parte, il grande impatto mediatico della vicenda della discarica Resit: in essa ritroviamo tutti gli “ingredienti” del copione di Gomorra in sinergia col racconto della “Terra dei Fuochi”.

Intanto, abbiamo il “cattivo”, anzi, il peggiore dei peggiori, il “re delle ecomafie”, colui che avrebbe “avvelenato” il suo stesso territorio (impersonato, nel film di Saviano, dall’attore che getta le pesche “avvelenate” donategli da un agricoltore) individuato nella persona del gestore della discarica, l’avvocato Cipriano Chianese (‘o malamente) che, in combutta con la camorra, anzi guidando lui la camorra nel business del traffico illecito dei rifiuti, con l’appoggio della massoneria e di “amici influenti” avrebbe “avvelenato” le nostre terre coi “rifiuti tossici delle industrie del nord”. È stato condannato in primo grado a vent’anni. 

Il pm e lo “scienziato”

Poi, ci sono i “buoni”. In questa sede, ne citiamo due: il pm eroe della lotta alle ecomafie e lo “scienziato” (in questo caso un geoscienziato aerospaziale) che getta luce sulla vicenda dando al pm gli elementi per incastrare il reo ed ulteriore impatto mediatico alla vicenda con la previsione, foriera per lui di diverse comparsate televisive, che nel 2064 la falda acquifera della piana campana sarebbe stata “fortemente compromessa” a causa dell’infiltrazione dei “veleni” contenuti nel percolato della discarica.

Il Napolista segue la vicenda da tempo, sin dal primo grado di giudizio. Dopo le condanne inflitte in primo grado (https://www.ilnapolista.it/2016/07/chianese-mostro-della-resit/), il 26 ottobre è cominciato, presso la IV sezione della Corte d’Assise d’Appello di Napoli (presidente Domenico Zeuli) il secondo grado di giudizio (https://www.ilnapolista.it/2017/10/processo-resit-appello/) con la richiesta, da parte delle difese (gli avvocati Marco Monaco, Emilio Martino, Giuseppe Stellato ed Alessandra Cangiano) della nomina di un collegio di periti per decidere sui controversi aspetti scientifici della vicenda. La Corte, con l’assenso della stessa Procura Generale, nella persona del dottor Alessandro Iazzetti, nell’udienza dello scorso 9 novembre, evidenziando la necessità di fare chiarezza, viste le controverse interpretazioni della norma da parte di autorevoli professionisti ed enti pubblici, decise di accogliere la richiesta delle difese (https://www.ilnapolista.it/2017/11/processo-resit-nominati-tre-nuovi-periti/ ) procedendo alla nomina di tre consulenti tecnici d’ufficio ossia Ctu (l’ingegnere ambientale Silvia Bonapersona di Torino,  il chimico Cesare Rampi di Chivasso (TO) ed il geologo ambientale Stefano Davide Murgese di Carmagnola).

Volontà di chiarezza

Nell’udienza di oggi, 17 novembre, si è proceduto alla nomina ufficiale dei tre Ctu stante la loro accettazione dell’incarico.

I quesiti posti dalla Corte denotano una grande attenzione ed un approfondito studio degli atti dibattimentali, nonché una ferrea volontà di fare chiarezza. Da sottolineare, in particolare, la richiesta di giudizio fatta ai tre Ctu relativamente alle divergenti conclusioni circa l’ipotesi di avvelenamento delle acque e disastro ambientale cui erano giunti, nel corso del dibattimento di primo grado, il Ctp (consulente tecnico di parte) della Procura, il geologo Giovanni Balestri (uno dei buoni di cui sopra) e, di contro, l’Istituto Superiore della Sanità e la Sogesid, società in house del ministero dell’Ambiente.

La celeberrima “perizia Balestri”

Alla nomina, da parte della Corte, dei tre Ctu, è seguita la richiesta alle parti di indicare i propri consulenti. E qui la prima sorpresa, con la mancata nomina a consulente della Procura Generale del geologo Balestri, ovvero del principale supporto scientifico utilizzato dal pm Alessandro Milita nei sei anni del primo grado, l’autore della celeberrima “perizia Balestri” alla base del teorema accusatorio. Il Procuratore Generale si è riservato di comunicare il nome del proprio consulente tecnico.

Le difese hanno, invece, confermato i propri consulenti (l’ingegnere Renato Benintendi, la chimica Rossella Demi e l’igienista ambientale Aurora Brancia). Il Comune di Giugliano, parte civile nel processo, ha nominato il dottor Aniello Pirozzi e, ulteriore sorpresa, il ministero dell’Ambiente, in qualità di parte civile nel processo, ha nominato proprio consulente tecnico l’ingegnere Leonardo Arru dell’Ispra.

Quest’ultima nomina appare alquanto bizzarra atteso che l’ingegner Arru sarà chiamato a dare ragione al consulente tecnico dell’accusa Balestri nei confronti della stessa società in house del Ministero dell’Ambiente Sogesid.

Non poteva mancare il coup de theatre finale con l’apparizione in aula, mentre la stessa si svuotava, e tra lo sconcerto generale dei presenti, di un ineffabile geologo Balestri che, con un “uelà, che si dice qua?”, ha lasciato tutti di stucco allontanandosi senza nemmeno dare il tempo di comunicargli la sua mancata nomina.

I Ctu hanno richiesto 90 giorni di tempo per esperire il loro mandato, la prossima udienza è stata convocata per il 1° marzo 2018.

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