Gazzetta: «Calciatori di oggi senza amore, fanno la fuitina” (però sono sempre esistiti)

Da Kondogbia a Coutinho, i calciatori orientano il mercato. Ma è sempre successo, soprattutto a grandissimi livelli: non è il tempo ad aver cambiato le cose.

Gazzetta: «Calciatori di oggi senza amore, fanno la fuitina” (però sono sempre esistiti)

Il commento di Garlando

C’è un po’ di nostalgia, neanche tanto velata, nelle parole con cui Luigi Garlando bacchetta i calciatori di oggi. Quelli della fuitina, che piantano in asso squadre e allenatori e sedute di allenamento e amichevoli per “spingere” i club a cederli. Ne abbiamo scritto anche noi, ieri. Sapete come la pensiamo: la professionalità non deve mai mancare, quindi sono da stigmatizzare i comportamenti sotterranei. Quelli di Démbélé, di Diawara, di Higuain, di Kondogbia. Insomma, nessuna distinzione. Neanche quando si tratta di Napoli. È solo che, però, non possiamo ignorare il fenomeno. O meglio, possiamo essere contro, non condividere. Ma dobbiamo registrare che, ormai, questo è un modello comportamentale diffuso. E non solo da oggi, è proprio questo il punto.

Sì, perché Garlando ne fa una questione di tempo. Leggiamo: «Quest’estate ha consacrato la supremazia del giocatore e degli agenti sui contratti e sui club. In Italia e altrove. È stata l’estate folle di Neymar. Neppure il Barcellona dei nababbi può trattenere le stelle migliori. Il calciatore va dove vuole. Gli ammutinati hanno preso il timone dell navi. […] La tristezza per la nuova fuitina è soprattutto umana e viene dall’impermeabilità di tanti giovani calciatori a sentimenti nobili come la riconoscenza, l’orgoglio di rappresentanza, l’amor proprio. I ragazzi, che non hanno ancora il disincanto di vecchi guerrieri alla Ibra, nè il cuore corazzato dalle amarezze, dovrebbero essere i più predisposti all’ideale […] Le analoghe rinunce a prospettive più remunerate di miti come Gigi Riva e Francesco Totti, perfino gli antichi tormenti di un Virdis mettono nostalgia in questa estate di ammutinati disinvolti. […] Spinazzola, Verratti, Donnarumma sono bravi ragazzi. La loro gelida determinazione non è l’eccezione, ma la regola nuova. E forse lo diventerà la fuitina triste dei giovani senza amore».

Dimenticanze

Ecco, non è andata sempre così. Il mondo del calcio ha vissuto e vive da sempre l’epopea dei traditori. Per soldi, soprattutto e innanzitutto. Giusto per citare qualcosa di grande, di importante, tre tradimenti (o fuitine), due riuscite e una no. Ronaldo, estate 2002: decide di lasciare l’Inter per il Real Madrid, lo fa. Cruijff, estate 1973: decide di lasciare l’Ajax, in un batter d’occhio finisce al Barcellona; Maradona, estate 1989: vuole il Marsiglia a tutti i costi, Ferlaino lo inchioda, lui torna e vince lo scudetto. Tra i giovani, basta ricordare Gigi Lentini  nell’estate del 1992. Non è nemmeno un problema di età anagrafica, di scorza.

Insomma, non è una questione di tempo o di tempi. È il calcio che funziona così, e il nostro tempo non ha fatto altro che aumentare il potere contrattuale dei calciatori e degli agenti. I nuovi contratti, le nuove regolamentazioni, i nuovi rapporti professionali. Tutto concorre affinché casi tanto importanti, se vogliamo pure clamorosi, finiscano per proliferare.

Klopp e la famiglia

Un altro aspetto importante della faccenda è quello delle famiglie, della loro influenza. Che “cresce”, “aumenta”, quando si parla di calciatori brasiliani. Si pensi al caso di Neymar, a quello recentissimo di Coutinho. Proprio quella del fantasista del Liverpool è una situazione limite, borderline, perché al netto dell’assenza di oggi (esordio in Premier contro il Watford) per “infortunio”, non ci sono state fuitine o colpi di teatro. Intelligente e interessante la versione di Klopp, il suo allenatore. Che interpreta il volere del suo club (dichiarare incedibile il calciatore) ma si fa anche psicologo.

Queste le parole di ieri in conferenza stampa, per il manager tedesco: «Se ho preso misure speciali per rendere felice Philippe? Non posso sempre rendere felici le persone e o i calciatori. Se tu non sei felice non puoi diventarlo semplicemente se uno ti costringe dicendoti: ‘Sii felice’. È così la vita. Quel che posso dire per ora è che lui non è disponibile e il problema più grande adesso è che non possa giocare». Il gioco, prima di tutto. E poi la presa di coscienza che i contratti sono una cosa, la felicità che discende da questi è un’altra. Non è il nostro tempo, è la natura del calciatore. E Coutinho non ha fatto fuitine, è solo l’ultimo calciatore che sembra voler (poter) decidere il suo futuro.

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