«Noi come l’Empoli? Tra tre anni». Riascoltare Sarri, guardare il Napoli e capire quanto avesse ragione

La realizzazione del progetto fu annunciata nella (controversa) conferenza stampa di presentazione di Empoli-Napoli. Tutto è andato davvero così.

«Noi come l’Empoli? Tra tre anni». Riascoltare Sarri, guardare il Napoli e capire quanto avesse ragione
Maurizio Sarri fotografato da Matteo Ciambelli

Conferenza stampa

Castel Volturno, 12 settembre 2015. Conferenza stampa di vigilia di Empoli-Napoli. Maurizio Sarri parla così, poi viene letteralmente crocifisso per una frase criptica, ma significativa. Questa: «L’Empoli? È una squadra da non prendere sotto gamba perché sono quelli che saremo noi tra tre anni, stanno continuando a lavorare su un progetto già iniziato». Sotto, al minuto 6.40, le parole “incriminate”.

Oggi quelle parole hanno un senso. In realtà, per chi ama interpretare andando oltre la scrittura spicciola delle parole, il senso era chiaro anche allora. Solo che però, oggi, ci sono i primi due anni di tre e una certa operatività totale a supportare certe dichiarazioni. C’è la scelta strategica sul mercato, anche in questa sessione, c’è la volontà di investire su un gioco, su un certo tipo di gioco; c’è la certezza di poter bypassare un rapporto almeno interlocutorio con De Laurentiis pur di portare avanti un certo lavoro. Come dire: ci sono tutte le componenti perché quelle parole trovino concretizzazione nella realtà. È avvenuto, sta avvenendo. Nonostante le avversità, le cose che cambiano e quelle che succedono e a volte si mettono di traverso. Si chiama progetto. Si legge Napoli.

Mario Rui

L’idea di questo articolo ci è venuta scrivendo e rileggendo lo scouting report di Mario Rui, pubblicato qualche minuto fa. Mario Rui, che sostituirebbe Strinic nella composizione ideale a slot della rosa di Sarri. Un terzino più offensivo rispetto al croato, più vicino alle necessità tecniche della squadra. Ecco, questo è il concetto chiave. Le necessità tecniche della squadra. Un aspetto che è legato alla tattica, alla scelta fatta l’anno scorso e proseguita quest’anno. Un Napoli costruito sul talento e su un certo gioco. Pensato e modellato su queste basi. Assemblato, sessione dopo sessione (di mercato), secondo queste linee guida.

Ounas come vice Insigne o vice-Callejon, in attesa che Giaccherini sblocchi Berenguer. Ghoulam che resta perché serve Ghoulam, non si sa se andrà così ma la sensazione è quella. Reina, poi: il simbolo di questa politica, un portiere che non dà assolute garanzie come estremo difensore puro ma che serve per tutto un insieme di significati e caratteristiche connaturate al gioco di Sarri. Al progetto del Napoli. Anzi, l’idea è quella di affiancargli qualcuno che possa imparare da lui, a giocare come lui. Uno plasmabile per Sarri, che a Sarri sopravvivrebbe anche. Meret, ma anche il nome che gira in queste ore (Geronimo Rulli, Real Sociedad): il friulano è un teenager o poco più, Rulli ha compiuto da poco 25 anni. Per il suo ruolo, è (ancora) un giovane.

Ecco, un’altra testimonianza del progetto. Che è di Sarri che ha costruito un “grande Empoli”. Si chiama Napoli, ma il punto è che sarebbe potuta andare così alla Fiorentina, al Milan, all’Inter, alla Pro Vercelli. Quando hai una società che programma, nei limiti delle sue possibilità, e si mette nelle mani dell’allenatore. Del gioco. Tanto da prepararsi il futuro in base a quei dettami, che però sono modellabili anche per altre filosofie. Facciamo che tra un anno Sarri va al City per sostituire Guardiola e il Napoli prende Semplici o Jorge Jesus, due nomi a caso tra calcio italiano ed europeo. Chi tra i due butta a mare Rog-Diawara-Zielinski? Nessuno, appunto.

Fisicità

Mario Rui è basso, al Napoli serve fisicità in certi ruoli. Un vecchio cliché. Anche questo abbattuto dalla forza del progetto. Basti pensare al Barcellona di Guardiola, tutti i calciatori offensivi (terzini inclusi, ma loro rientravano nel gruppo dei calciatori offensivi, si chiama filosofia) sotto il metro e ottanta. Qualche centimetro in difesa con Piqué, non con Puyol (alto 1.78), nello stesso ruolo in cui il Napoli ha Albiol e Koulibaly (rispettivamente 1.90 e 1.95). Il resto della squadra è concepito per giocare a calcio, che poi può essere una cosa che funziona o non funziona ma non è quello il punto. Il punto è l’idea di fondo, di base, di riferimento.

Il Napoli acquista calciatori, soprattutto giovani, che trattano benissimo il pallone. Basta guardare Marko Rog che è tecnicamente definibile come “interdittore di centrocampo”. E poi conduce la palla con tocchi brevi, rapidi, di grande sensibilità. Mario Rui continua su questa falsariga, è 18 centimetri più basso di Strinic e addirittura 20 meno di Ghoulam, ma il punto è proprio questo. Al Napoli, sulla sinistra, serve uno che semina gli avversari. Marcelo e Jordi Alba, i due terzini sinistri delle squadre più forti del mondo, non superano il metro e 75. Giocano a calcio, giocano benissimo e vincono. Sempre, o quasi sempre. Mario Rui non è a quel livello, ma è la giusta riserva per il Napoli se il Napoli deve salutare Strinic. È il progetto che funziona.

Empolizzazione

L’idea di Sarri sta trovando applicazione nella realtà. Il Napoli funziona secondo la sua concezione, acquista calciatori secondo le esigenze di questa sua concezione e pensa a se stesso partendo da queste esigenze. Ci sono cose che non funzionano, nel Napoli, ma la progettualità tecnica vive probabilmente il periodo migliore della storia del club. Perché tutto ha un senso, compiuto e definitivo.

Comprese le parole di un tecnico che voleva che il Napoli diventasse come l’Empoli. L’empolizzazione è stata figlia immediata del rafaelismo, più di quanto ci vogliamo credere e raccontare. Un concetto di fondo, applicato. Un tentativo per provare a fare il meglio. È ancora in corso, manca un anno alla prima scadenza. Vediamo, con la fiducia che abbiamo imparato a riconoscere a tutto questo, a cosa possiamo arrivare. Sarà divertente.

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