Sacchi ha confermato una suggestione: Napoli non è mai stata così vicina al Napoli

Gli applausi per questa stagione sono lo spot di una nuova appartenenza, più forte che in passato: merito di Sarri, dei suoi ragazzi, di tutti.

Sacchi ha confermato una suggestione: Napoli non è mai stata così vicina al Napoli

L’articolo di Sacchi è una certificazione. Mette, nero su rosa, una suggestione che ci portiamo dietro da un po’: questo Napoli, il Napoli di questa stagione, ha creato un vero e proprio cortocircuito emotivo con la sua gente. Ha generato un senso di appartenenza e partecipazione, l’ha costruito e poi ricostruito quando agenti esterni l’avevano buttato giù. E ora è un muro solido, solidissimo.

Due anni

I due anni del Napoli di Sarri hanno riavvicinato il pubblico alla squadra. Non che prima non ci fosse (stato) sostegno, solo che è diventato qualcosa di diverso. Più viscerale, più profondo, più trasparente nel significato letterale del verbo. Traspare, si vede, si percepisce. Più che al tempo di Mazzarri, molto più che al tempo di Benitez.

Merito del gioco, certo. Ma inizierei dalla parte meno romantica, quella riferita agli esiti del campo. Della serie, e questa è una piccola risposta a Sacchi: lei scrive che Napoli abbia «osannato questo terzo posto come se fosse uno scudetto». Vero. Ma lei crede che un Napoli quinto, o anche solo quarto – quindi fuori dalla Champions – sarebbe stato applaudito così? No, difficile. Anzi, impossibile. Ma nessuna critica, nessun attacco: ci sta. È la natura del tifoso, che tiene conto di tanti aspetti ma anche del risultato. Napoli seppe applaudire proprio il Milan di Sacchi, era il 1988. Ma nella successiva partita in casa furono fischi, per Maradona e compagni. Della serie: riconosciamo il bello, sappiamo apprezzarlo. Ma i punti contano, eccome.

Il gioco

Ecco, ora possiamo tornare a fare i romantici. Una volta appurato che gli 86 punti (!) conquistati dal Napoli sono bastati perché il pubblico apprezzasse, c’è da fare una riflessione su Sarri. Sul suo primato estetico che diventa emotivo. E allora coinvolge, e allora convoglia il tifo ed il sostegno. Fa dimenticare quello che è successo.

Ricordiamocelo, insieme: ad agosto scorso, Napoli in rivolta contro il Napoli. Una cattiva gestione del settore comunicazione del club aveva in qualche modo contribuito alla frattura, la cessione di Higuain non era stata metabolizzata. Eppure Sarri faceva giocare (già e ancora) benissimo la squadra, anche in un San Paolo desolatamente vuoto. Milan, Bologna, Chievo, Empoli: partite casalinghe tristi. Piano piano, la gente si è lasciata coinvolgere di nuovo. Il Napoli ha ripreso a piacere, ad interessare, merito dei punti e dei gol ma anche di un gioco attrattivo e attraente, certo. Di un calcio bello vissuto in maniera bella. Tutto direttamente proporzionale. Cresciuto il Napoli in campo, migliorato il Napoli fuori dal campo, riecco il pubblico. Fino al diapason finale, un crescendo di emozioni e partecipazione. Applausi, ringraziamenti, fiducia.

Oggi

Ecco come siamo oggi. Folgorati da Sarri, un maestro dalla panchina che sa rivolgersi alla piazza nel modo giusto per la piazza. Benitez, per chi scrive, era quello che serviva a questo pubblico. Che però non coincideva, e non è coinciso, con quello che il pubblico voleva. Una differenza sottile, ma netta. Sostanziale e sostanziosa.

Oggi, invece, siamo quasi tutti dentro, ammirati (non tutti in maniera uguale, bisogna dirlo) da un prodotto di campo che ha pochi eguali nella storia del club. Che ci fa sentire orgogliosi anche di un terzo posto, Sacchi ha ragione. Che ci fa raccontare con orgoglio un’appartenenza profonda. Forse anche fortificata dal fatto che Higuain è andato via eppure il Napoli non è caduto. Ha sbandato, ha barcollato. Ma è rimasto in piedi, sorretto da chi ha voluto sposare questi colori. Hamsik, Insigne, Callejon, Mertens. Loro come gli altri, più degli altri. Perché rappresentano questo ciclo. Li sentiamo vicini, nostri, molto più di quanto lo percepissimo con Higuain. C’era sorpresa quando Gonzalo saltava sotto la curva. Con questi ragazzi ci sembra tutto normale. Loro sono il Napoli.

Tempo

Era da tanto che non si respirava un’aria così compatta, intorno al Napoli. Certo, la critica – sotterranea o emersa – al club è sempre presente. Non manca, perché De Laurentiis non può stare simpatico a tutti. Non è un tipo facile, certo. Ma quando c’è realismo nel giudizio, è difficile non riconoscergli qualche merito. Anzi, senza qualche. Molti meriti. In realtà anche i più severi lo fanno, tra le righe: “Lo so che ci ha riportati in alto, però vorremmo (vogliamo) di più!”.

Anche perché la forza di un secondo posto a 82 punti e di un terzo a 86 è innegabile. Difficile non rivedere alcune convinzioni, perché poi rinnovano Mertens e Insigne nell’anno successivo alla cessione di Higuain. Che avrebbe potuto essere devastante, che ha destrutturato l’appartenenza dell’anno scorso. Poi il Napoli l’ha ricostruito, quel senso di vicinanza. Con il gioco, con i gol, con i numeri. Attraverso le cose belle. Con i meriti di Sarri, dei calciatori, della società, di tutti. Oggi quel senso pè più forte. Non siamo mai stati così vicini a questo Napoli. Non gli abbiamo mai voluto così bene. È una bella cosa, l’ha scritto anche Sacchi. È il miglior modo per vivere il calcio, probabilmente.

Alfonso Fasano ilnapolista © riproduzione riservata
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  • Diego della Vega

    Fasano, concordo su tutto! Ad ogni modo ci ricordiamo i discorsi di Gallo, Virgilio & company sull’immaturità della piazza, sui tifosi imborghesiti che non andavano più allo stadio mica come quegli eroici tedeschi, sui napoletani che vogliono “o’ scudett'” nonostante sia chiaro che a Napoli l’unica cosa che funziona è la SSC Napoli, su Sarri capopolo (folgorati siete specchio di una citta provinciale con i complessi d’inferiorità e gli ennesimi pistolotti sulla Germania e il caxxxxo di Mississipi, addirittura qualcuno ha raccontato di un capitano mai decisivo e senza personalità.. Ecco: tutte clamorose stron zate..

    • Paolo Rossi

      E che quella del Napoli non era vera bellezza ne vogliamo parlare?

  • ArMa

    Ma è così brutto essere romantici?

    • drnice

      no. facciamo da contraltare a chi ha il cuore di pietra e ragiona solo con i freddi numeri.

  • Domenico Spinella

    Io però ho qualche perplessità. Il dato sulle presenze allo stadio è in calo, nonostante da 2 anni il Napoli esprima il calcio più bello. ADL ha dovuto fare prezzi stracciati per riempire lo stadio, causando giustamente il mal di pancia degli abbonati, che praticamente avrebbero speso di meno comprando il biglietto per ogni singola partita.

    • Alfonso Di Maio

      Crisi?

      • Domenico Spinella

        Io penso che la causa maggiore sia la crisi socio economica della città.

  • Alfonso Di Maio

    Condivido il suo pensiero in toto.
    Vorrei solo fare degli appunti.
    Io, senza presunzione alcuna, faccio parte di quella fetta di tifo che solo due anni fa Marotta, all’indomani del 2-0 alla Juventus, definì provinciale, quella fetta di tifo per cui una singola vittoria, che sia Spezia, Carpi, Juventus o Benfica, è motivo di gioia e di allegria, quella fetta di tifo per cui dopo una sconfitta o un pareggio bisogna sostenere la squadra più che nella sconfitta.
    La critica è costruttiva, il tifo contrario no.
    All’indomani di Napoli-Roma il sig.Gallo scriveva che i tifosi del Napoli non sono maturi per via dei fischi a Gabbiadini.
    Io personalmente ero tra quelli che, in Curva B, cominciò a cantare contro chi fischiava Gabbiadini e la squadra.
    Non sono un ultras e non condivido i valori di questi ultimi, ma Napoli avrebbe molto da imparare da loro, da coloro che non vogliono venga cantato “chi non salta è juventino” ma “forza Napoli alè”, da coloro che insistono affinché anche sullo 0-3 si continui a cantare perché il calcio, anche nella sconfitta, anche in Serie C1,, è passione, amore, fratellanza.
    E se magari non sono questi i sentimenti che spingono gli ultras a fare ciò che fanno, niente ci impedisce di pensare che sia così.
    La mentalidad ganadora di cui parla Sacchi non può tradursi in gioia per i successi e delusione per le sconfitte, ma in consapevolezza che il calcio, in quanto sport, è coesione e gioia, e che lo stadio è luogo in cui far riecheggiare forti i sentimenti che questo sport provoca in noi.
    Siamo tutti bravi a dire che i tifosi del Liverpool quando cantano You will never walk alone fanno venire i brividi, ma nessuno è disposto a sostenere la squadra in qualsiasi momento come fanno loro.

  • Effe Bongi

    io credo che tanto abbia inciso lo spettacolo assoluto di questa squadra, che tolte quattro, forse cinque occasioni, ha fatto vedere un gioco così bello che veramente ha fatto passare in secondo piano l’esito finale.
    io che non vivo a Napoli devo testimoniare un’ammirazione ( ed un’invidia) da parte di quasi tutti gli appassionati.
    da tifoso oggi sono orgoglioso di questo, e l’ammirazione per la bellezza estetica è addirittura più convinta di quella che arriva dopo le vittorie. Tanto che so già ora che se un giorno tale bellezza diventasse vincente, molti ci ammirerebbero di meno. È normale sia così.

  • Fabio Milone

    Ormai, anche grazie all’articolo di Sacchi, si sta rapidamente creando l’ennesima leggenda metropolitana.
    In un’Italia pallonara dove da secoli vige la legge del “vince chi ha la difesa migliore” e/o del “vincere e’ l’unica cosa che conta” (sottintendendo “non importa come, anche giocando duro e sporco”), per sminuire quanto di buono e nuovo sta cominciando ad incrinare questa legge, si ricorre alla paternalistica e pelosa (falsa) ammirazione per il bel gioco che contraddistingue la nostra squadra.
    Me li immagino, anzi li vedo spesso in trasmissioni SKY o MS o li leggo, quei sorrisini spocchiosi e falsi quando si lodano le virtu’ estetiche dei Sarri Boys, sottintendendo (ma spesso neanche sottintendendo) quel “pero’ ” sono arrivati terzi.
    Io sono stra convinto, forse anche per abitudine al contatto con un calcio molto piu’ etico come quello qui in GB, che presto la bellezza significhera’ anche primato, sempre che non intervengano fattori esterni volti o a consolidare il potere attuale, oppure, come temo, a ripristinare quello delle strisciate in generale, con Milan e Inter da troppo affamate di trofei.