Anche Guardiola ha bisogno di tempo per cambiare il Manchester City

Tante squadre, in Europa, hanno avviato un nuovo progetto tecnico e sono ancora alla ricerca della loro identità. Criticare il Napoli, nel modo in cui Napoli riesce a farlo, ci fa sorridere.

Anche Guardiola ha bisogno di tempo per cambiare il Manchester City

Facciamo una doverosa premessa. In questo articolo, difendiamo gli allenatori e le squadre di calcio.  Lo facciamo con un confronto che può apparire esagerato, quasi blasfemo. Ma che, invece, è carico di significati e va molto al di là delle differenze tra i soggetti in questione e in relazione alla consistenza tecnica delle squadre di cui parleremo. Partiamo da un pezzo che abbiamo pubblicato qualche giorno fa, si parla di Guardiola: «Il Guardian sta con Guardiola: «Dovremmo imparare da lui, non criticarlo». Leggetelo, è la recensione di un manifesto a difesa dell’idea, della filosofia.

Poi, è arrivato il week end di Premier League. Il Manchester City (di Guardiola) ha pareggiato in casa con una squadra nettamente più scarsa, il Southampton. La partita è finita 1-1, la squadra ospite è andata in vantaggio dopo che John Stones, difensore pagato 55 milioni di euro (anche su questo ci sarebbe da fare un lungo discorso con i tifosi di calcio, italiani, napoletani) ha regalato il possesso palla alla squadra avversaria. In un’azione di ripartenza dal basso, diciamo pure alla Koulibaly in Napoli-Roma. Ci siamo capiti. La stessa cosa di Bravo, che è un po’ il pretesto/protagonista principale dell’articolo del Guardian: come il portiere che gioca la palla con i piedi e rischia un disimpegno complicato, così il difensore. I rischi del mestiere, insomma.

Bene. Guardiola è arrivato alla quinta partita consecutiva senza successi (due pareggi e una sconfitta in Premier, un pareggio e una sconfitta in Champions), non vince in casa dal 17 settembre e in trasferta dal 24 dello stesso mese.

È al primo posto, ma insieme con due squadre-sorpresa, il Liverpool di Klopp (ci torneremo, su questa squadra) e l’Arsenal di Wenger (ovvero, questa squadra qui). E allena il Manchester City. Quello degli sceicchi.

Cosa vogliamo dire o far capire? Che, guardando le critiche mosse al Napoli, ci viene da sorridere. O anche da piangere, non sappiamo. Cioè, ci sono squadre in Inghilterra che spendono milioni e milioni di euro (il City, ma basta guardare il Manchester United di Mourinho a sei punti dalla vetta, sconfitto persino dal Watford) eppure pagano dazio nei confronti del cambiamento, della nuova stagione che arriva, degli equilibri da ritrovare.

Il nostro è un invito all’equilibrio, le cose arrivano con calma. Il Napoli di Sarri, in una stagione che lo ha visto costretto a privarsi del miglior centravanti (per numeri) della sua storia, e poi del suo sostituto, è primo nel suo girone di Champions, quarto in Serie A e ha perso solo una partita in più rispetto alla Juventus. La stessa Juventus, iper-criticata dai suoi tifosi (rimandiamo al pezzo di Massimiliano Gallo pubblicato oggi per un breve resoconto), non riesce ad offrire un gioco divertente pur possedendo la coppia Higuain-Dybala, e pur essendo il suo mercato stato definito con tutti gli aggettivi più negativi dai suoi stessi tifosi.

Vogliamo tornare a parlare del City? Facciamolo. Guardiola arriva e vuole cambiare il modo di giocare: giù critiche. Noi a Napoli dovremmo saperlo bene che passare da un allenatore all’altro, due profili magari molto differenti nella ricerca dell’intensità (Benitez-to-Sarri), vuol dire avere necessità di investire tempo e lavoro nel cambiamento tattico, vuol dire fare due punti nelle prime tre partite di campionato (do you remember? Sassuolo, Sampdoria, Empoli, mettiamoci anche Carpi subito dopo). Ma anche le squadre che non cambiano allenatore soffrono, la Juventus è un caso emblematico: nonostante un potenziamento strutturale illegale (cit.), la squadra che doveva ammazzare il campionato è avanti solo quattro punti a un Napoli “in disarmo, uscito indebolito dalla campagna acquisti e dall’infortunio di Milik” (ah, lo stesso Milik che non poteva sostituire Higuain, cit) e appena due rispetto a Milan e Roma. Ah, giusto: la Roma. Squadra che doveva essere smantellata, rasa al suolo dopo un mercato inesistente nella prima parte dell’estate e poi a veramente rasa al suolo dal Porto nel preliminare di Champions League.

Voi risponderete: bella forza, Juventus e Manchester City sono primi, la Roma ci è davanti. Sì, ma il Manchester City è primo accanto allo stesso Liverpool che l’anno scorso è rimasto fuori dalle coppe europee, ed è arrivato a una finale di Europa League che il Napoli ha sfiorato (diciamo che gli arbitri, allora, non furono proprio esenti da colpe) in una stagione oggi ricordata come un fallimento. La Juve, l’hanno detto in tanti il giorno della cessione di Higuain, avrebbe disputato un campionato a parte. E invece è ancora qui, sulla terra, la puoi annusare-quasi-toccare. La Roma ci ha battuti nello scontro diretto, bravissima, ma gioca l’Europa League e ha lo stesso numero di sconfitte in campionato.

Come dire: non è tutto scritto, non è tutto stabilito. Si deve giocare. L’Inghilterra ci ha fornito uno spunto, e basta andare lì o trasferirsi altrove per capire che, semplicemente, ci vuole tempo. Il Barcellona è quarto in classifica. Il Barcellona. Il Bayern Monaco ha vissuto un periodo da tre partite senza vittoria. Il Paris Saint-Germain, squadra che ha imbastito una rivoluzione tattica simile a quella del Napoli post-Mazzarri, è terzo a sei punti dal Nizza. In mezzo, il Monaco.

E noi, intanto, critichiamo il Napoli. Ma non è nemmeno questo, il punto: alcuni tifosi lo criticano come se non avesse un domani, come se non fosse un’ottima squadra, come se tutto dovesse essere ed esserci dovuto. Dalla società, dall’allenatore, dai giocatori. Anche dalla sorte, perché no. Se qualcuno sbaglia, e capita spesso se non sempre, allora è da rottamare.

Equilibrio, diciamo da noi. Non eravamo fenomeni ieri, non siamo brocchi oggi. Come il Man City e lo United, la Juventus e la Roma, il Bayern Monaco, il Psg, il Liverpool, l’Arsenal. Echilibrio, diceva un signore che a noi è molto caro. Che voleva dare un messaggio, rappresentarlo. Voleva spiegare che il calcio può essere anche questo. L’ha fatto anche Massimiliano Gallo, oggi, questo discorso. Ve lo mettiamo sotto, leggetelo. Anzi, leggiamolo. Ci farà bene.

 

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