Il Compagno Sarri alla vigilia del voto e l’errore dottrinario sul cholismo

Il Compagno Sarri alla vigilia del voto e l’errore dottrinario sul cholismo

Sala della Purezza e della Napoletanità a Castel Volturno, ex bagno e antibagno del Chiattone. 

Il condottiero Maurizio Sarri ha riunito il Comitato Centrale dell’Urss (Unione delle repubblica socialiste sarrite) per l’analisi delle prossime elezioni amministrative a Napoli. La relazione del Compagno Allenatore è durata 12 ore e Zdanov ha stilato la consueta velina distribuita ai quotidiani con i passi salienti del Condottiero Sarri.

1) L’analisi sarrita ha un punto inequivocabile di partenza: la sinistra non esiste più. Meglio: «L’unica sinistra ancora in piedi e in grado di produrre per vincere è quella di Ghoulam, Hamsik e Insigne nel modulo 4-3-3. Talvolta mi avete accusato di un’eccessiva convergenza della fascia sinistra verso il centro a causa di Hamsik ma una puntuale e attenta disamina dimostra che le azioni vincenti appartengono a uno sviluppo della sinistra pura e dura, senza compromessi con il corridoio centrista e centrale».

2) «Molti di voi, in particolare modo i compagni inviati dalle federazioni straniere, penso a Chiriches o Koulibaly, ma anche a quelli dell’altra parte del mondo, dove la sinistra latinoamericana è alle prese con una forte offensiva latifondista dell’estrema destra (e qui invio la mia solidarietà ai compagni brasiliani per le ingiuste accuse a Dilma e Lula), molti di voi, dicevo, mi chiedono: “Ma che cos’è quest’alleanza a Napoli tra il Pd e i verdiniani di Ala?”. A tutti voi rispondo adesso con due esempi, sperando di chiarire per sempre la questione. Il primo esempio è di calciomercato, quantomai calzante. Mettiamo il caso che io rinnegassi me stesso e passassi al 3-5-2 e il Compagno Presidente acquistasse l’intero blocco difensivo della Juve: Barzagli, Chiellini e Bonucci. I tifosi cosa penserebbero? Penserebbero, giustamente, che abbiamo ceduto al modello di malaffare e corruzione imperniato sulla Rubentus. Ecco l’alleanza con Ala è questa. Ma c’è un altro esempio ancora più significativo. Verdini con il Pd è come quando l’Innominabile Chiattone è venuto qui e vi ha chiesto di rinnegare le vostre radici e la vostra identità. Del resto, anche il capo di Ala è chiattone».

3) «A questo punto non mi posso sottrarre dall’esame dell’unico rivoluzionario in campo: il sindaco uscente. Io sono tornato a Napoli per un solo motivo: qui è nato Amadeo Bordiga, il vero fondatore del Partito comunista italiano. Bordiga era un rivoluzionario di professione e predicava l’astensionismo alle elezioni contro la democrazia borghese. Per il momento, de Magistris è un rivoluzionario a metà. Ma se conquista Palazzo San Giacomo con tantissime astensioni noi saremo al suo fianco. Meno gente vota, meglio è. Le istituzioni del capitale si abbattono così».

4) «Permettetemi, infine, di chiarire due questioni personali. La prima riguarda Antonio Bassolino, che quando si è candidato alle primarie, perdendole, si è paragonato a me. Un grave errore di dottrina e di prassi. Il sarrismo è ben altro. Bassolino ha incarnato le deviazioni dello stalinismo, a partire dalla malattia del potere, e ha ceduto al protagonismo borghese, degenerazione estrema dell’individualismo. Il modulo sarrita, invece, resta nel solco della collettivizzazione e semmai, come dimostra la trasferta dolorosa di Udine, il mio problema è avere una classe dirigente rivoluzionaria di ricambio adeguata in ogni ruolo».

5) «L’ultima correzione proletaria è sull’accostamento improprio tra il sarrismo e il cholismo, come ho visto fare da più parti. Nulla di più sbagliato nell’interpretazione sarrita del marxismo. Se io allenassi l’Atletico Madrid mi annoierei dopo un quarto d’ora. Ma l’errore dottrinario più grave è un altro. Per me il comunismo si nutre anche di estetica, non di pane e salame. La rivoluzione non si fa per rimanere straccioni ma per diventare tutti più belli e ricchi».

L’immagine è di Domencico Catapano 

ilnapolista © riproduzione riservata