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Sui giornali va in scena l’elogio del Siviglia: conti in regola e trofei

Sui giornali va in scena l’elogio del Siviglia: conti in regola e trofei

Sono la squadra della settimana, lo saranno fino a che, sabato prossimo, non si saprà quale club di Madrid porterà a casa la Champions. Ieri abbiamo scritto del Siviglia in chiave-Napoli, paragonando il mercato basic degli azzurri (Tonelli e Lapadula) a quello degli andalusi. Un parallelo che ci può stare, fermo restando l’orientamento degli spagnoli alle grandi cessioni che il Napoli sembra aver in qualche modo ripudiato dopo l’addio di Cavani.

Oggi, però, vogliamo scoprire come funziona il Siviglia. Lo facciamo anche grazie all’aiuto di analisi che arrivano da Calcio&Finanza e dai quotidiani Gazzetta dello SportRepubblica. L’abbiamo detto, tutti ne parlano: il Siviglia è il club del momento. In campo, ma anche come modello virtuoso di gestione societaria. Ce lo spiegano per l’appunto C&F e Repubblica, che raccontano di come tutto sia cambiato in pochi anni: prima della vittoria 2014 in Europa League, il Siviglia «aveva la forza economica di Lazio e Fiorentina». Poi, le splendide intuizioni di Monchi, direttore sportivo del club dal 2000 e deus ex machina di un impianto perfetto che può contare su una rete di 16 osservatori e 700 suggeritori. Per il mercato dei giovani spagnoli, ma pure degli stranieri. Qualche nome, in rapida successione: dal settore giovanile Sergio Ramos, Jesús Navas, Alberto Moreno; dall’estero Dani Alves, Rakitic, Baptista, Seydou Keita, Carlos Bacca. Plusvalenze per 200 milioni nelle ultime sette stagioni, reinvestimento nei nuovi talenti. E risultati, ovviamente. In campo e nei libri contabili. Riferiti a quelli economici, il conto è quasi sempre in positivo: merito del mercato, come detto, ma anche dei premi derivanti dalle competizioni europee. Nel 2014 il Siviglia ha chiuso in utile il bilancio (+4,7 milioni, grazie ai 19 incassati dai premi nelle competizioni) e nel 2015 ha visto aumentare il fatturato a 122 milioni, di cui 37,3 derivanti dal calciomercato, con un utile netto di 6,5.

Da sottolineare però anche la tranquillità dell’ambiente rispetto a un rendimento che è a due velocità: da una parte l’Europa League, certo, che ormai è un feudo bianco e rosso. Dall’altra parte, però, c’è anche un andamento lento in campionato. Il Siviglia di Emery non è mai riuscito ad entrare nelle prime quattro. Al massimo, è arrivato quinto, e il ticket per la massima competizione è arrivato solo grazie alla solita vittoria in maggio della vecchia Coppa Uefa. Quindi è bravura, certo. Ma anche fortuna: il Siviglia ha vinto nel 2014 ai rigori, mentre quest’anno è stato schiacciato dal Liverpool nel primo tempo della finale di Basilea. Solo la buona sorte (e le sviste dell’arbitro su due rigori netti non fischiati in favore dei Reds) hanno permesso agli andalusi di arrivare indenni alla ripresa e di venir fuori nella loro miglior versione. Applausi, quindi. Ma con qualche piccolissima riserva. 

Quella che invece non può riguardare il diesse Monchi, ex portiere del club e di cui abbiamo già parlato sommariamente sopra. La Gazzetta dello Sport ne tesse le lodi attraverso elenchi e cifre delle sue campagne di mercato: Negredo (pagato 15 e rivenduto a 25), Jesus Navas (canterano ceduto al City per 20 milioni), gli attuali interisti Medel (acquistato a 3, ceduto a 13) e Kondogbia (preso a 4, rivenduto a 20). E poi Rakitic, Bacca, M’Bia, Alberto Moreno. Tutti finiti a rimpolpare gli organici delle big. Poi, nel frattempo, anche il Siviglia è diventato tale. E se ne sono accorti tutti, con tre Europa League vinte e un futuro che non sembra molto diverso dal passato. Sarà in Champions, l’anno prossimo. Seconda fascia, insieme al Napoli. La nuova nobiltà del calcio europeo.

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