Napoli e il Napoli. Alla Federico II si parte dal maradonismo

Napoli e il Napoli. Alla Federico II si parte dal maradonismo

“Voglio diventare l’idolo dei ragazzi poveri di Napoli, perché loro sono com’ero io quando vivevo a Buenos Aires”

NAPOLI, la città, la squadra e i suoi eroi” è il seminario di didattica integrativa che si terrà per i prossimi tre mesi al dipartimento di Scienze Sociali dell’Università Federico II di Napoli e che ieri, venerdì 4 marzo, ha avuto inizio con il primo incontro. Oltre ai curatori del seminario, i professori Luca Bifulco e Francesco Pirone, il primo incontro ha avuto come relatori il professore Vittorio Dini, il professore Ernesto Paolozzi, il “matematico con una forte sensibilità sociologica” – nonché grande appassionato di calcio – Guido Trombetti e il vicedirettore del Tgr Campania, Carlo Verna, che con i loro interventi, hanno introdotto argomenti e spunti stimolanti su cui porre riflessioni interessanti.

Come hanno introdotto Bifulco e Pirone, il seminario si focalizza sul rapporto tra la città e la squadra di calcio attraverso il filtro dei suoi eroi sportivi. È attraverso questi ultimi – che rappresentano coloro che hanno segnato l’immaginario collettivo di Napoli – che si prova a ragionare sulla storia sociale della città.

Dalla prospettiva sociologica, un calciatore è considerato un “eroe” quando i suoi meriti sportivi consentono ai tifosi di identificarsi in lui, ricevendo particolari gratificazioni in virtù dei suoi successi singolari. Detto questo, da chi iniziare se non da Diego Armando Maradona? È a lui, infatti, che è stato dedicato il primo incontro del seminario.

Maradona rappresenta una sorta di dogma per Napoli e per i tifosi napoletani; non si fa riferimento soltanto alle generazioni che lo hanno visto giocare al San Paolo, ma anche alle generazioni contemporanee, per le quali tuttora Diego rappresenta un termine di paragone, il calciatore più forte, colui che è da sempre megl’ e Pelè. Questo perché, riprendendo l’intervento di Bifulco, la memoria legata al grande calciatore può avere un uso esemplare, ovverosia permette di utilizzare il passato in vista del presente, un uso che si contrappone a quello letterale, intransitivo, che rende, invece, il passato insormontabile. Diego è un esempio per i tifosi napoletani, per Napoli, e come ha sostenuto Vittorio Dini durante il suo intervento, Maradona più che un eroe è considerabile un mito. È un mito poiché è universale, trascende dallo spazio e dal tempo.

Perché Maradona è diventato un mito? È necessario fare uno sforzo, provando a collocarci nella Napoli del 1984; la città spesso accade viene dipinta in un periodo difficile: le conseguenze del terremoto; gli abusi edilizi, la crisi del governo. Ma in realtà ha anche una solida struttura economico-finanziaria come il Banco di Napoli (successivamente scomparso) e ha proprio nell’asse Dc-Psi una robusta rete di potere. È in questo contesto che arriva a Napoli Diego Armando Maradona. L’acquisto fu clamoroso, le solite domande di chi poco conosce il contesto partenopeo: come può una città in crisi, come Napoli, permettersi un giocatore così prestigioso? È in questo scenario che Maradona ha rappresentato uno spiraglio di luce, ha contribuito a creare una nuova immagine della città, e dal primo momento il rapporto tra tifosi e lo scugnizzo argentino è stato caratterizzato da una forte complicità. Come ha raccontato Trombetti, Maradona è riuscito a sviluppare una forte identità collettiva per la città di Napoli; a prescindere dalla classe sociale e dall’appartenenza, infatti, i napoletani condividevano insieme le gioie del successo sportivo, l’adrenalina del pre-partita e si sono trovati a festeggiare lo scudetto invadendo tutti insieme le strade di Napoli, mostrando quell’orgoglio che tanto caratterizza il tifo napoletano. Volendo utilizzare un’espressione riportata da Paolozzi, questo forte spirito identitario ha costituito la base di quello che poi è stato definito il maradonismo.

Durante gli interventi dei vari relatori è emerso un parere contrastante in merito al mito Maradona in quanto calciatore o in quanto allo stesso tempo calciatore e uomo. Qualcuno, infatti, ha sostenuto di considerare una separazione tra vita calcistica e vita privata del calciatore; la maggior parte degli interventi, però, si è schierata dalla parte del Maradona a 360°, calciatore ma anche uomo. A tal proposito Oscar Nicolaus – ulteriore curatore del seminario – ha sottolineato che è importante considerare anche il Diego uomo, poiché se è diventato un mito è perché l’elemento umano e quello sportivo si sono uniti; le fragilità umane, mostrate dalla vita privata del Pibe de Oro, infatti, hanno permesso una identificazione maggiore tra lo stesso calciatore, la comunità di tifosi e la città verso cui i supporter avvertono un forte senso di appartenenza.

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