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La forza del Napoli è la solidità mentale: Sarri ha messo su un gruppo concentrato e consapevole

La forza del Napoli è la solidità mentale: Sarri ha messo su un gruppo concentrato e consapevole

Manuel Pucciarelli. È suo l’ultimo gol in trasferta subito dal Napoli di Sarri. Era il 13 settembre, ultimo giorno della breve stagione del 4-3-1-2. La storia vuole anche un minuto: il 18esimo del primo tempo. Si giocava al Castellani di Empoli, feudo dell’uomo in tuta che ha attraversato i bassifondi del calcio, abbandonato il posto fisso tanto ambito in Italia, e finalmente è approdato sulla panchina di un club importante: il Napoli, squadra della sua città natale. 

13 settembre. Un’era geologica fa. C’era ancora Valdifiori a centrocampo e le chiavi della fascia destra le custodiva di Maggio. Hysaj era confinato a sinistra. A fine partita l’uomo che toccò più palloni fu Hamsik: 86. Ieri Jorginho ha superato quota 200. L’Empoli di Giampaolo tirò sedici volte verso la porta di Reina. Sedici. Praticamente un record. Basti pensare che il Verona ieri di tiri – se così li possiamo chiamare – ne ha scoccati tre. Ma non solo. La Juventus si fermò a 13. Il Milan a 12. La stessa Fiorentina – la squadra per ammissione di Sarri che più ha messo in difficoltà il Napoli – non è andata oltre i 13. 

Pucciarelli di nome fa Manuel, come Fantoni. Chissà quanto ha contribuito lui alla svolta del Napoli di Sarri. Che – come ripetuto ormai fino alla noia – da quel giorno non solo non ha subito più gol in trasferta ma ne ha incassati appena due in dieci partite: da Lemina (Juventus) e Kalinic (Fiorentina). Otto volte Reina ha terminato imbattuto: contro Lazio, Carpi, Milan, Chievo, Palermo, Genoa, Udinese, Verona. Sei vittorie e due zero a zero. Il complesso di Gulliver brillantemente superato e, soprattutto, Napoli che non vince più in maniera roboante mostrando futbol bailado ma in maniera consapevole.

Non che il calcio del Napoli di Sarri si sia imbruttito. È diventato redditizio. Sono piene le pagine di storia del calcio di squadre esteticamente ineccepibili ma che poi hanno alzato quasi niente al cielo. Il Napoli sembra quasi aver compreso la lezione. Ha smesso di giocare per lo spettacolo. Porta in campo la sua superiorità e questo basta per giocare in una sola metà campo. E poi si attende. Prima o poi l’avversario qualcosa concederà. L’ha sbloccata nel secondo tempo con l’Udinese e l’ha sbloccata nel secondo tempo con il Verona. Nei primi tempi è diventato più difficile segnare, gli avversari mourinhiamente piazzano l’autobus davanti alla porta. Ma il Napoli non è un toro impazzito che va a sbattergli contro. No, il Napoli aspetta, fa girare la palla, porta gli altri a spasso. E aspetta. Con la consapevolezza di chi sa che prima o poi il gol lo farà.

Non è solo la squadra che gioca il più bel calcio d’Italia. È probabilmente la squadra più consapevole della serie A. Che è tutt’altro concetto. Ben più solido. Ieri tutti hanno dimostrato di saper tenere alta la concentrazione. Sarri in panchina, che non ha tolto Insigne pure protagnista di una prestazione non brillante fino al gol. Hamsik che è via via cresciuto, come un supereroe, fino a giganteggiare danzando nella metà campo del Verona e a servire un assist d’oro per Lorenzinho. Higuain che ha colpito ancora: nelle ultime sei partite ha segnato cinque volte e l’unica in cui non lo ha fatto (contro il Genoa) il Napoli ha pareggiato.

Il Napoli è molto più maturo e con la testa all’obiettivo di quanto Sarri non faccia credere. È la squadra più solida. Per certi versi persino dell’Inter che pure è riuscita a subire meno reti degli azzurri: sette, di cui quattro in una sola partita, quella persa in casa contro la Fiorentina. Ma l’Inter di Mancini gioca male. Il Napoli vince, non prende gol, ha il controllo della partita dal primo al novantesimo. Gli altri devono scegliere: o rinunciano al gioco e provano a strappare il punto, oppure vanno inesorabilmente incontro al destino. 

La tenuta mentale del Napoli è uno dei principali meriti di Sarri. Forse il più importante. Persino più della formidabile tenuta difensiva degli azzurri (sempre azzurri, la maglia non cambia più) che di fatto rende Reina un disoccupato. È una squadra che domina le partite senza il furore agonistico della Juventus di Conte, lo fa con un predominio territoriale, tecnico e mentale. Sarri ha trasformato alcuni giocatori soprattutto nella testa: Hamsik e Higuain su tutti, ma anche Jorginho. La sfida di lunedì contro l’Inter per la testa del campionato è il giusto e meritato risultato di un gruppo che giornata dopo giornata dà prova di straordinaria solidità.
Massimiliano Gallo

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