Non era Stamford, ma l’ho vista a casa di amici inglesi (con cane nervoso)

Jerome K. Jerome con arguzia e acuto umorismo anglosassone descrisse, in un tempo lontano, le peripezie di tre amici, più un cane, che traversavano in barca il Tamigi. Un viaggio avventuroso e movimentato, ricco di insidie e trabocchetti. Tre amici, proprio quanti eravamo l’altra sera, in casa di una coppia di conoscenti, inglesi al cento per cento e definitisi “amanti del foot ball”, perciò lieti di seguire con tre tifosi azzurri la partita tra Chelsea e Napoli. Fiduciosi nell’aplomb sportivo dei nostri ospiti, ci presentammo a mente serena. Ma già all’ingresso un grosso cane ci accolse ringhiando, quasi a stabilire il clima della serata. Due noccioline, per gradire, e già di fronte al teleschermo. Fischio d’inizio e la nostra ospite compostissima dava il via alla sua serata ululante, vissuta in un ossessivo movimento di alza e siedi, siedi e alza. A ogni alzata il cane, come colpito da una scarica elettrica, guaiva al soffitto e si rizzava sulle zampe posteriori. Edward, il padrone di casa, prese subito in consegna l’arbitro. A ogni fischio pro-Napoli, una scarica di urla culminate con un lancio a pioggia di noccioline contro il video, sottolineava quell’amore per il foot-ball di cui ci avevano parlato. Dopo un rapido sguardo silenzioso, prendemmo una decisione: a quella inaspettata furia tifoidea occorreva rispondere con la calma che tutti i libri e le testimonianze attribuiscono agli inglesi. Perciò, dopo che i primi due gol del Chelsea avevano trafitto De Sanctis, provocando crisi di furibonda euforia nei padroni di casa (due piatti, due, lanciati in alto e frantumati al suolo, mentre il cane abbaiava con gli occhietti sanguigni ), alla rete di Inler ci limitammo – pupille fuori dalle orbite – a far partire un battimani e un gioioso “e vvaje…”. Cominciammo ad accompagnare le azioni dei nostri con grida rigorosamente candide e pulite ma, come si sa, il Napoli, da parte sua, cominciò a perdere la battaglia delle palle alte e a mangiarsi le sue poche occasioni. E Drogba, tra una giocata e una simulazione, spinse la sua squadra a sfondare il tetto del risultato. Al quattro a uno finale mister Edward cantava a squarciagola sgangherati motivetti, mentre la Lady ormai ferma in poltrona guardava nel vuoto e ripeteva: Very good,very good… Eravamo affranti, svuotati. “Tre uomini in barca, per non parlare del cane”: il racconto di Jerome K. Jerome già nel titolo ormai riguardava noi, tifosi del Napoli . Ma, per cause di forza maggiore, permeati di saggezza anglosassone. Mimmo Liguoro

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