Se rinasco faccio il calciatore

Non ricordo da quando è iniziato a piacermi il calcio, ma ricordo che da bambina aspettavo la domenica sera perché appena iniziava la sigla di 90° minuto mi sedevo al tavolo della cucina con la zuppa di latte per vedere tutti i gol della giornata. Forse è iniziata da lì. Di certo la passione non mi ha abbandonata più: ho avuto anche l’abbonamento in curva B per un anno, quando il buon Ferlaino decise di aprire le porte del San Paolo alle donne a metà prezzo (ma già lì, pur approfittandone, mi sentii ghettizzata). Conosco le regole, i nomi dei giocatori e degli allenatori, la differenza tra un girone di andata e uno di ritorno, tra il campionato e la Champions, so ogni quanti anni si giocano gli Europei e ogni quanti i Mondiali, quando ci sono gli estremi per un cartellino rosso o per un rigore. Ma sono una donna e alle donne non è concesso innamorarsi di un pallone. Pregiudizi, preconcetti: il mondo ne è pieno. E il mondo dei tifosi di più. Alle donne non è concessa credibilità, non nel calcio. Mi rassegno di fronte all’ineluttabilità della cosa. All’inesorabilità. All’ironia di quanti non colgono l’ironia. Ai confini limitati, che limitano le opinioni e i giudizi ancora di più. Una cosa è certa: se rinasco voglio fare il calciatore. E prendere almeno un cartellino giallo a partita.
Ilaria Puglia

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