Scudetto, Inter grande favorita. È giusto ma negli ultimi cinque anni i bookmaker non ci hanno mai preso

Non è colpa dei bookmaker. Siamo noi che trasformiamo le probabilità in previsioni. Il calcio è difficile da prevedere. Il Napoli di Spalletti era dato a dieci, quello di Conte a 7,50

Scudetto, Inter grande favorita. È giusto ma negli ultimi cinque anni i bookmaker non ci hanno mai preso

Mg Milano 05/04/2026 - campionato di calcio serie A / Inter-Roma / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: esultanza gol Hakan Calhanoglu

Ogni anno pensiamo di sapere chi vincerà

Ogni agosto succede una cosa meravigliosa. Prima ancora che qualcuno abbia sbagliato un rigore, litigato con l’allenatore, preso un palo al novantatreesimo o scoperto che il nuovo centravanti assomiglia ad un palo della luce, sappiamo già chi vincerà il campionato. O meglio: pensiamo di saperlo, grazie alle quote dei centri specializzati.

Quest’anno, alla vigilia della Serie A, l’Inter è nettamente favorita. Napoli dietro, poi Juventus e Milan. Roma più lontana. Atalanta e Lazio praticamente invitate alla festa con la raccomandazione di non avvicinarsi troppo alla torta.

Tutto molto ragionevole e razionalmente statistico. Ed è proprio questo il problema. Perché se guardiamo quello che è successo negli ultimi cinque anni, scopriamo che la Serie A ha sviluppato una discreta insofferenza verso le cose ragionevoli.

Nel 2021 la Juventus partiva largamente favorita. Il Napoli era a quota 15. Vinse il Milan.
Nel 2022 davanti c’erano Inter e Juventus. Il Napoli era intorno a 10/1. Vinse il Napoli, non perché Osimhen segnò un gol fortunoso all’ultima giornata. Vinse passeggiando per l’Italia con sedici punti di vantaggio, mentre tutti, a posteriori, spiegavamo quanto fosse evidente che quella squadra fosse fortissima, con buona pace del traffico che c’era stato sulla A16.
Tutto è evidentissimo, soprattutto dopo.

L’anno successivo il Napoli era campione d’Italia e quindi, finalmente, il mercato gli riconobbe un po’ di rispetto. Arrivò decimo.

spalletti

Ora è il turno dell’Inter di essere favorita per lo scudetto

A quel punto il calcio, soddisfatto della propria battuta, avrebbe anche potuto fermarsi. Invece no. Estate 2024, il Napoli viene dal decimo posto, cambia ancora, arriva Conte. L’Inter è considerata quasi inattaccabile. Le quote dicono più o meno che l’Inter ha quattro o cinque volte le possibilità del Napoli di vincere lo scudetto. Vince il Napoli.

L’anno dopo i bookmakers dicono: Napoli favorito. Vince l’Inter. A questo punto bisognerebbe cominciare a sospettare che qualcuno ci stia prendendo in giro.

Non sono i bookmaker né la statistica ma è il calcio. Insomma, il fatto è che ciascuno fa il suo lavoro. Perché il bookmaker, in realtà, non promette nulla. Siamo noi che ogni estate prendiamo una probabilità e la trasformiamo in una previsione. Poi prendiamo la previsione e, dopo tre settimane, la trasformiamo in una certezza. In realtà tifosi e bookmakers fanno mestieri diversi.

Il tifoso vuole sapere chi è più forte, chi ha fatto il mercato migliore, chi ha l’allenatore più bravo. Possibilmente entro Ferragosto, a Napoli poi si ha fretta e la risposta deve arrivare dopo il primo giorno di mercato. Possibilmente, deve essere la risposta piu’ popolare, poco conta che sia la risposta giusta. In realta’, il bookmaker ha un problema meno romantico: deve soltanto mettere un prezzo all’incertezza. E qualche volta l’incertezza si chiama Napoli.

Se facciamo un piccolo gioco con le quote William Hill fotografate ogni estate e togliamo il margine del bookmaker, al Napoli corrispondono complessivamente circa 0,6 scudetti “attesi”. Ne ha vinti due.

Naturalmente questo non significa che Londra abbia qualcosa contro Napoli. Significa una cosa molto più semplice: il calcio è difficile da prevedere. Per fortuna.

Anzi, forse Napoli negli ultimi anni è diventato il caso perfetto per spiegare quanto sia fragile la “nostra” ossessione per le previsioni. Terzo, primo, decimo, primo, secondo. Se cercate una tendenza, buona fortuna. Il Napoli degli ultimi anni ha avuto un rapporto piuttosto creativo con la linearità.

Quando il Napoli va male, sembra che non possa più funzionare niente. Quando va bene, improvvisamente scopriamo che tutto aveva una logica perfetta.

Più probabile non significa inevitabile. Meno probabile non significa impossibile.

De Laurentiis diventa alternativamente un visionario e uno che non capisce più nulla. L’allenatore è alternativamente un genio e un problema. Il mercato è alternativamente straordinario o fallimentare. Possibilmente nell’arco di sei mesi o anche meno, un settimana. È il nuovo modo di vivere il calcio. Non vogliamo probabilità. Vogliamo sentenze, spesso da mettere senza pudore sui social.

Napoli De Laurentiis

Quest’anno la sentenza preventiva dice Inter, ed è una sentenza perfettamente comprensibile. Ha qualità, profondità, struttura. Il mercato la considera nettamente più probabile del Napoli. Napoli viene subito dopo, insieme alle altre grandi. Può tranquillamente essere la lettura giusta.

Ma è qui che bisogna fare attenzione e chiarezza. Più probabile non significa inevitabile. Meno probabile non significa impossibile. Nella mia vita professionale, mi è capitato molte volte di dover spiegare una cosa apparentemente banale: dire 1% di probabilità non significa che l’evento non si verificherà, così come dire 99% di probabilità non significa certezza. Significa capire quale rischio si è disposti ad assumersi e a quale costo.

Nel calcio questa distinzione è banale fino al momento in cui Politano deve battere un angolo, fino a quando Lautaro sbaglia un rigore, fino a quando un allenatore perde lo spogliatoio, un difensore si fa male, un ragazzino che nessuno conosce diventa titolare o una squadra improvvisamente scopre di credere in qualcosa.

Poi ricominciamo a raccontare tutto come se fosse scritto, tutto programmmato e lineare. Non lo era e non lo sarà Questa forse è la parte più bella delle quote. Non servono soltanto per sapere chi viene considerato favorito. Servono per ricordarci, qualche mese dopo, quanto poco sapevamo.

Una vita in finanza, tra Investimenti, Rischio e Governance, per lo più a gestire le conseguenze dell’ottimismo. Ha affiancato consigli di amministrazione nei momenti di calma e in quelli di caos, spesso facendo la domanda giusta, ma che rovina l’atmosfera. Divide il suo tempo tra Napoli, Londra, New York e ovunque giochi il Napoli, purché la pizza sia un cosa seria.

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